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Non regge la tregua per il Natale ortodosso, a marzo il summit della giustizia a Londra

Il capo supremo della Chiesa ortodossa russa, il Patriarca Kirill, in un videomessaggio in occasione del Natale ortodosso ha invitato i fedeli a pregare “per i nostri fratelli in Ucraina, che vengono espulsi dalla Kyiv-Pechersk Lavra, la custode dell’ortodossia vera e non distorta“. Il governo dell’Ucraina ha annunciato infatti di avere riportato sotto il suo controllo la Cattedrale della Dormizione e la chiesa del refettorio del complesso di Pechersk Lavra, cioè del Monastero delle grotte, che finora era il centro operativo della branca della chiesa ortodossa ucraina, un tempo affiliata al Patriarcato di Mosca (UOC); Kiev avrebbe inoltre permesso alla branca rivale, cioè la Chiesa ortodossa ucraina (OCU), di usarla per le funzioni natalizie ortodosse. In Ucraina infatti esistono due branche della chiesa ortodossa, di cui una (la Uoc appunto) pur professando di essere vicina ai precetti religiosi del patriarcato moscovita se n’è resa indipendente a partire dal 1600, proprio tra l’altro a seguito dell’ennesima invasione dell’Ucraina da parte della Russia (all’epoca zarista).

Zelensky rassicura: “arriveranno altre armi”

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato che «un nuovo pacchetto di aiuti dagli Stati Uniti per il nostro Paese» sta arrivando in Ucraina. Lo riferisce nel suo consueto video serale su Telegram sottolineando di aver fatto per questo una lunga “maratona diplomatica” culminata con la sua visita negli Usa.

«Siamo riusciti a portare la cooperazione nella difesa con i partner Occidentali a un nuovo livello. Questi sono i risultati dei nostri colloqui. Avremo i veicoli Bradley che è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno. Nuove armi e munizioni, in particolare quelli ad alta precisione. Nuovi missili e droni» afferma.

Il tribunale di Londra

È stato nel mentre annunciato che si riunirà a Londra, questo marzo, l’assemblea dei ministri della Giustizia di tutto il mondo per tenere una conferenza internazionale sui crimini di guerra, con massimo focus sull’Ucraina. Come riportato dal ministero della Giustizia britannico in un comunicato, l’incontro ha lo scopo di promuovere le indagini della Corte penale internazionale (Cpi) sui crimini di guerra commessi dopo l’invasione russa. Alla riunione parteciperà anche il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan, per un incontro che, si legge in una nota, e volta ad “aumentare il sostegno finanziario e pratico alla Cpi e coordinare gli sforzi per garantire che abbia tutto ciò di cui ha bisogno per svolgere le sue indagini e perseguire i responsabili”.

I Paesi partecipanti potranno, secondo quanto ha affermato il vice primo ministro britannico Dominic Raab (tra gli organizzatori del summit): «decidere come fornire ulteriore assistenza – alla corte, come l’assistenza nella raccolta di informazioni e prove di –atrocità commesse sul campo. I ministri affronteranno come aiutare vittime e testimoni a rendere la loro testimonianza senza causare loro ulteriori interruzioni» ha aggiunto.

Fragile tregua

Non regge intanto il cessate il fuoco unilaterale promosso dalla Russia in concomitanza con il Natale ortodosso (alla celebrazione della messa peraltro Putin sarebbe stato visto completamente da solo forse per motivi di sicurezza). Mosca e Kiev si sono reciprocamente accusate di bombardamenti in diverse aree. Per prima è stata la Russia e i suoi alleati nei territori occupati a lamentare un attacco ucraina: il ministero della Difesa russo, tramite il suo portavoce Igor Konashenkov, ha accusato le forze di Kiev di diversi attacchi nelle regioni di Donetsk, Luhansk e Zaporizhzhia. Inoltre i filorussi hanno riferito del ferimento di 3 civili in un bombardamento delle forze ucraine nella città di Aleshki, situata a pochi chilometri da Kherson.

Intanto però anche in Uraina l’allarme anti-aereo è scattato poco dopo il presunto inizio della tregua, a Kiev e in altre zone del Paese. Il vice capo dell’ufficio di presidenza Kyrylo Tymoshenko ha accusato la Russia di aver attaccato due volte con razzi la città di Kramatorsk. Nella regione del Donetsk  le forze russe avrebbero ucciso due civili, ferendone altre sette con i raid condotti nelle ultime 24 ore. Lo afferma Pavlo Kyrylenko, capo dell’amministrazione militare del Donetsk, citato da Ukrinform. Ma è Kherson la più colpita: 39 bombardamenti in un giorno.

Cittadinanza coatta

Intanto sempre Ukrinform cita alcuni vertici militari ucraini che sostengono che nella città di Enerhodar, nella regione di Zaporizhzhia, i russi hanno costretto circa 3.000 lavoratori della centrale nucleare a prendere “i cosiddetti passaporti russi”.

Secondo Kiev, la grivna (moneta ucraina) è stata tolta dalla circolazione mentre gli imprenditori locali sono minacciati di multe e confisca dei beni. Il numero di locali residenziali sequestrati dagli occupanti e abbandonati da coloro che sono stati costretti a fuggire è aumentato in modo significativo. 

L’Ue avverte: “tregua non cambia responsabilità di Mosca”

Il cessate il fuoco dichiarato ieri unilateralmente dal presidente russo Vladimir Putin «non cambia il fatto che la Russia sta occupando illegalmente parti del territorio ucraino». Lo ha confermato oggi al telefono in un colloquio con il ministro degli esteri ucraino Kuleba Josep Borrell, Alto rappresentante della politica estera dell’Unione Europea. «Il ritiro delle truppe e delle attrezzature militari russe dall’intero territorio ucraino – ha aggiunto – all’interno dei suoi confini internazionalmente riconosciuti è l’unica opzione seria per ripristinare la pace e la sicurezza. In assenza di tali azioni concrete, un cessate il fuoco unilaterale sembra solo un tentativo della Russia di guadagnare tempo per rifornire e riorganizzare le sue truppe o per riparare la sua reputazione internazionale distrutta».

di: Caterina MAGGI

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