La premier dedica il suo 25 Aprile a Paola Del Din
La presidente del Consiglio ha affidato al Corriere della Sera le sue riflessioni in merito al 25 aprile. Scrive Meloni: «nel mio primo 25 Aprile da presidente del Consiglio, affido alle colonne del Corriere alcune riflessioni che mi auguro possano contribuire a fare di questa ricorrenza un momento di ritrovata concordia nazionale nel quale la celebrazione della nostra ritrovata libertà ci aiuti a comprendere e rafforzare il ruolo dell’Italia nel mondo come imprescindibile baluardo di democrazia. E lo faccio con la serenità di chi queste riflessioni le ha viste maturare compiutamente tra le fila della propria parte politica ormai 30 anni fa, senza mai discostarsene nei lunghi anni di impegno politico e istituzionale. Da molti anni infatti, e come ogni osservatore onesto riconosce, i partiti che rappresentano la destra in Parlamento hanno dichiarato la loro incompatibilità con qualsiasi nostalgia del fascismo».
«Il 25 Aprile 1945 segna evidentemente uno spartiacque per l’Italia: la fine della Seconda guerra mondiale, dell’occupazione nazista, del Ventennio fascista, delle persecuzioni anti ebraiche, dei bombardamenti e di molti altri lutti e privazioni che hanno afflitto per lungo tempo la nostra comunità nazionale – aggiunge la premier. – Purtroppo, la stessa data non segnò anche la fine della sanguinosa guerra civile che aveva lacerato il popolo italiano, che in alcuni territori si protrasse e divise persino singole famiglie, travolte da una spirale di odio che portò a esecuzioni sommarie anche diversi mesi dopo la fine del conflitto. Così come è doveroso ricordare che, mentre quel giorno milioni di italiani tornarono ad assaporare la libertà, per centinaia di migliaia di nostri connazionali di Istria, Fiume e Dalmazia iniziò invece una seconda ondata di eccidi e il dramma dell’esodo dalle loro terre. Ma il frutto fondamentale del 25 Aprile è stato, e rimane senza dubbio, l’affermazione dei valori democratici, che il fascismo aveva conculcato e che ritroviamo scolpiti nella Costituzione repubblicana. Da quel paziente negoziato volto a definire princìpi e regole della nostra nascente democrazia liberale — esito non unanimemente auspicato da tutte le componenti della Resistenza — scaturì un testo che si dava l’obiettivo di unire e non di dividere».
«Non comprendo le ragioni per le quali, in Italia, proprio fra coloro che si considerano i custodi di questa conquista vi sia chi ne nega allo stesso tempo l’efficacia, narrando una sorta di immaginaria divisione tra italiani compiutamente democratici e altri — presumibilmente la maggioranza a giudicare dai risultati elettorali — che pur non dichiarandolo sognerebbero in segreto un ritorno a quel passato di mancate libertà. Capisco, invece, quale sia l’obiettivo di quanti, in preparazione di questa giornata e delle sue cerimonie, stilano la lista di chi possa e di chi non possa partecipare, secondo punteggi che nulla hanno a che fare con la storia ma molto hanno a che fare con la politica. È usare la categoria del fascismo come strumento di delegittimazione di qualsiasi avversario politico: una sorta di arma di esclusione di massa, come ha insegnato Augusto Del Noce, che per decenni ha consentito di estromettere persone, associazioni e partiti da ogni ambito di confronto, di discussione, di semplice ascolto. Un atteggiamento talmente strumentale che negli anni, durante le celebrazioni, ha portato perfino a inaccettabili episodi di intolleranza come quelli troppe volte perpetrati ai danni della Brigata ebraica da parte di gruppi estremisti. Episodi indegni ai quali ci auguriamo di non dover più assistere» attacca Meloni, che prosegue: «mi domando se queste persone si rendano conto di quanto, così facendo, indeboliscono i valori che dicono di voler difendere. È probabilmente questa consapevolezza ad aver spinto Luciano Violante a individuare — nel suo memorabile discorso di insediamento da presidente della Camera quasi trent’anni fa — proprio in una certa “concezione proprietaria” della lotta di Liberazione uno dei fattori che le impedivano di diventare patrimonio condiviso da tutti gli italiani. Un concetto ripreso nel 2009 da Silvio Berlusconi (allora presidente di un Consiglio dei ministri nel quale sedevo anche io) in un altro famoso discorso, quando a Onna, celebrando l’anniversario della Liberazione sulle macerie del terremoto, invitò a fare del 25 Aprile la “Festa della Libertà”, così da superare le lacerazioni del passato».
«Un auspicio che non solo condivido ma che voglio, oggi, rinnovare, proprio perché a distanza di 78 anni l’amore per la democrazia e per la libertà è ancora l’unico vero antidoto contro tutti i totalitarismi. In Italia come in Europa. Una consapevolezza che ha portato il Parlamento europeo a condannare inequivocabilmente e definitivamente tutti i regimi del ‘900, senza eccezioni, con una risoluzione del settembre 2019 nella quale mi riconosco totalmente, e che il gruppo di Fratelli d’Italia, insieme a tutta la famiglia dei Conservatori europei e all’intero centrodestra, votò senza alcuna esitazione (a differenza, purtroppo, di altri). Una risoluzione che assume nell’attuale contesto un valore ancora maggiore, dinnanzi alla eroica resistenza del popolo ucraino in difesa della propria libertà e indipendenza dall’invasione russa – aggiunte la premier. – In tutto il mondo le autocrazie cercano di guadagnare campo sulle democrazie e si fanno sempre più aggressive e minacciose, e il rischio di una saldatura che porti a sovvertire l’ordine internazionale che le democrazie liberali hanno indirizzato e costruito dopo la fine del secondo conflitto mondiale e la dissoluzione dell’Unione Sovietica è purtroppo reale. In questo nuovo bipolarismo l’Italia la sua scelta di campo l’ha fatta, ed è una scelta netta. Stiamo dalla parte della libertà e della democrazia, senza se e senza ma, e questo è il modo migliore per attualizzare il messaggio del 25 Aprile. Perché con l’invasione russa dell’Ucraina la nostra libertà è tornata concretamente in pericolo».
Conclude Giorgia Meloni: «è, questa, una convinzione che ho rafforzato grazie all’incontro con una donna straordinaria, Paola Del Din. Durante la Resistenza combatteva con le Brigate Osoppo, le formazioni di ispirazione laica, socialista, monarchica e cattolica. Fu la prima donna italiana a paracadutarsi in tempo di guerra. Il suo coraggio le è valso una Medaglia d’oro al valor militare, che ancora oggi, quasi settant’anni dopo averla ricevuta, sfoggia sul petto con commovente orgoglio. Della Resistenza dice: “Il tempo ci ha ribattezzati Partigiani, ma noi eravamo Patrioti, io lo sono sempre stata e lo sono ancora”. Nell’Italia repubblicana è stata insegnante di Lettere e, nonostante i suoi quasi cento anni, continua ad accettare gli inviti a parlare nelle scuole di Italia e del valore della Libertà. Dedico questo giorno a lei, madre di quattro figli e nonna di altrettanti nipoti, ma anche, idealmente, di tutti gli italiani che antepongono l’amore per la propria Patria a ogni contrapposizione ideologica ».
Il ministro degli Esteri e vicepremier Tajani invece parla al Fatto Quotidiano, spiegando che “la liberazione è un patrimonio di tutti noi italiani” e che si recherà oggi alle fosse Ardeatine “per rendere omaggio alle vittime di quella terribile violenza nazifascista“. Anche Tajani come Meloni ricorda il discorso di Silvio Berlusconi a Onna il 25 aprile 2009 che “ha chiuso un capitolo. Parlò da statista e da leader del centrodestra. Meloni, che di Berlusconi nel 2009 era ministra, è stata chiara su questo“.
Il ministro delle Infrastrutture e vicepremier Salvini affida ai social il suo pensiero, citando Oriana Fallaci: «la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere. Buon 25 aprile a tutti voi».
Il ministro della Difesa Crosetto: «donne e uomini della Difesa, militari e civili, il 25 Aprile è la festa della libertà riacquisita e della pace ritrovata. O meglio: per la Repubblica è la festa della libertà raggiunta per la prima volta, nella sua forma più compiuta, e dell’avvio del più lungo periodo di pace che abbia conosciuto l’Italia, in un cammino di secoli». Il ministro spiega che il 25 aprile “è la celebrazione di una libertà conquistata, e mai più abbandonata, dopo i travagli del conflitto più sanguinoso della storia e dopo le lacerazioni prodotte dai totalitarismi. Una libertà che rappresenta uno dei diritti umani fondamentali; uno dei più invocati dai popoli di ogni tempo e di ogni regione del mondo: perché non vi è felicità senza la libertà; e ogni diritto trova nella libertà il suo preludio, così come nella pace. Libertà e pace sono entrambi, del resto, valori che fanno parte del DNA politico della Nazione“.
La ministra per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, ha partecipato alla cerimonia del 25 aprile a Pescara. “Sono qui per festeggiare la libertà per tutti gli italiani. E sull’antifascismo non ci sono più divisioni” ha dichiarato. Inoltre la ministra ha precisato che “la libertà va conquistata ogni giorno, e dobbiamo essere consapevoli di questa fortuna.
Nel mondo si stanno combattendo altre resistenze e battaglie per la liberà, penso alle donne dell’Iran o alla guerra, e noi in questo caso siamo schiarati dalla parte giusta. La Festa della Liberazione deve unire gli italiani e ci deve servire come monito anche per le vicende che accadono altrove“. Presente anche il sindaco della città, Carlo Masci, che ha aggiunto “se oggi abbiamo la libertà lo dobbiamo ai nove martiri e ai tanti partigiani che hanno combattuto il nazifascismo, e grazie all’Anpi che in questo luogo rappresenta il martirio di quegli uomini. La nostra è una patria di libertà, mentre in Europa vediamo fatti drammatici che ci riportano a quei giorni la libertà è una conquista e non è per sempre, quindi va coltivata ogni giorno“. Nicola Palombaro, presidente provinciale dell’Anpi, ha poi voluto sottolineare come “questa Festa non escluda nessuno“.
Il Partito Democratico è critico nei confronti delle parole della premier. Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia dichiara: «festeggiare il 25 aprile ci deve sempre ricordare che democrazia e libertà nel nostro Paese sono state ottenute con coraggio e forza, anche a costo della morte, da chi si unì per combattere contro nazisti e fascisti che quella democrazia e quella libertà non volevano riconoscere. Per questo oggi in Italia è la festa della Liberazione dal fascismo, non solo la festa della libertà. La radice della nostra storia repubblicana è antifascista. Per questo spiace che Giorgia Meloni, pur in uno sforzo che le riconosciamo ma che mantiene una evidente reticenza, non riesca a dichiararsi antifascista. Non si tratta di non aver nostalgie del fascismo ma di riconoscersi nei valori della nostra Costituzione. Chi parla di festa della libertà e non di festa della Liberazione dimostra di non voler comprendere. Noi continueremo, oggi e sempre, a difendere i valori dell’antifascismo e della democrazia contenuti nella nostra Carta. Giorgia Meloni – sottolinea Boccia – sul Corriere della Sera dice di non avere nostalgia del fascismo. E ci mancherebbe. Però non riesce a dire che la Repubblica è antifascista, nata dalla Resistenza. Non a caso nel simbolo del suo partito arde ancora la fiamma che richiama la memoria della nefasta dittatura fascista».
Anche Sandro Ruotolo, responsabile Informazione, cultura, culture, memoria del PD è critico: «per noi resta la festa della Liberazione perché senza la liberazione dal nazifascismo non ci sarebbe stata la libertà. È evidente quindi che permane una grave reticenza che non è superata dalle parole».
Il presidente del Senato Ignazio La Russia, che si trova oggi a Praga, alla Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti dell’Ue, ha dichiarato: «oggi stesso, approfittando della mia presenza qui a Praga, ho voluto aggiungere due appuntamenti importanti alla mia agenda e che si legano al tema di questa Conferenza: renderò quindi omaggio alle tante vittime della ferocia nazista recandomi a Terezin e sono già stato al monumento dedicato a Jan Palach, come ho sempre fatto ogni volta che sono venuto a Praga. E l’ho fatto anche stavolta perché non potevo certo mancare di rispetto verso la vostra storia. Oggi 25 aprile, per l’Italia è un giorno molto importante – ha sottolineato La Russa – è il giorno nel quale viene ricordata la Liberazione dall’occupazione nazista nella Seconda Guerra Mondiale e la sconfitta del fascismo. Insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alle alte cariche dello Stato questa mattina ho solennemente testimoniato all’Altare della Patria l’impegno e il sacrificio per la libertà e l’indipendenza così come il valore assoluto della Resistenza nel superare la dittatura e nel ridare all’Italia la democrazia».
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI