A Milano sfilano in 100mila secondo gli organizzatori
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha lasciato la celebrazione nella Capitale per la Festa del 25 aprile, diretto alla commemorazione a Cuneo, e lascia dietro di sé le polemiche politiche che non si placano. Mentre Giorgia Meloni punta il dito contro chi sfrutta fascismo come “strumento di delegittimazione contro qualsiasi avversario politico“, dal palco della Capitale prende la parola Fabrizio De Santis, presidente dell’Anpi Roma: «cosa ci mette tutti d’accordo? Le dimissioni di La Russa – tuona. – Bisogna sciogliere tutte le associazioni fasciste».
Secondo gli organizzatori quello in scena a Roma è il “più grande 25 aprile degli ultimi anni“.
Anche a Milano è in corso una vera e propria adunata per celebrare la Festa della Liberazione. Secondo quanto diffuso dall’Anpi oltre 100mila persone stanno partecipando alla manifestazione meneghina per il 25 aprile, con il palco in piazza Duomo e la coda del corteo “ancora all’altezza di piazza San Babila” come ha precisato il presidente Roberto Cenati.
Il presidente del Senato La Russa è intervenuto anche a Cinque minuti su Rai1 dove, interrogato da Vespa, precisa la sua posizione: «lei si può definire antifascista?» chiede il giornalista. «Dipende da che significato si dà alla parola antifascista – replica La Russa. – C’erano antifascisti bianchi, rossi. C’è stato anche l’antifascismo militante degli anni ’70 che ho conosciuto molto bene. Se come antifascista si intende il no deciso alla dittatura e al nostalgismo, allora sì…». Il presidente del Senato invoca poi alla pacificazione: «basterebbe tornare ai primi anni della vita della Costituzione – prosegue. – credo che dopo, anziché unire, qualcuno abbia sempre avuto la tentazione di usare l’antifascismo più per fini strumentali che per giustificata memoria di quello che fu».
La Russa non è stato l’unico bersaglio delle piazze: in tutta Italia nelle manifestazioni per la Liberazione hanno trovato spazio diverse proteste contro il Governo. A Napoli sono state esposte le immagini capovolte accompagnate da scritte della premier Meloni, oltre che del presidente del Senato (appellato anche come “presidente dei nostalgici”) ma anche del ministro dell’Interno Piantedosi (“ministro delle morti in mare”) e dell’Istruzione Valditara (in un cartello, definito “ministro dell’umiliazione e della repressione”).
Sempre a Napoli sono stati lanciati dei pomodori contro la prefettura da parte degli attivisti del gruppo “Napoli Antifa”, gesto “a imperitura memoria del sangue che i migranti versano per arrivare sulle nostre coste” come spiegano gli autori della protesta.
Contestazioni anche a Grosseto, Milano, Genova e Palermo. Il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi è stato duramente contestato a Viterbo: «certo è davvero tragicomico come finti antifascisti, in nome di un’idea equivoca di libertà abbiano tentato d’impedirmi di parlare, e cioè di negare quella libertà di espressione che dovrebbe essere uno dei valori fondanti di questa ricorrenza. Quello che è successo a Viterbo è la prova di come c’è chi utilizza il 25 aprile come strumento di lotta politica. Tutto ciò è inaccettabile» ha commentato il critico d’arte.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/ANGELO CARCONI