Gli indagati avrebbero percosso e vessato un detenuto con pugni e manganelli
Sono 6 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip di Reggio Calabria su richiesta della Procura nei confronti di altrettanti agenti di polizia penitenziaria dell’istituto Panzera, accusati di tortura e lesioni personali aggravate ai danni di un detenuto.
Fra i 6 agenti ora ai domiciliari c’è anche il comandante della Polizia penitenziaria in servizio al carcere di Reggio Calabria. Per altri due indagati nella vicenda invece il gip ha emesso una misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio.
Le motivazioni nell’ordinanza descrivono le accuse nei confronti della penitenziaria; gli agenti “conducevano illegittimamente il detenuto in una cella di isolamento, senza alcuna preventiva decisione del Consiglio di disciplina ovvero senza alcuna previa decisione adottata in via cautelare dal Direttore, serbando gratuite condotte di violenza e di sopraffazione fisica che cagionavano al detenuto acute sofferenze fisiche mediante più condotte e sottoponendolo ad un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona“.
Vittima delle vessazioni un detenuto napoletano, ritenuto un esponente di spicco della camorra. I fatti contestati agli agenti risalgono al 22 gennaio di quest’anno, giorno della visita dell’allora Guardasigilli Marta Cartabia all’istituto penitenziario reggino. Gli agenti avrebbero risposto a una provocazione del detenuto che, per protesta, si era rifiutato di rientrare nella cella dopo il passeggio esterno.
Il giovane sarebbe stato ripetutamente colpito con manganelli e pugni. Infine, gli agenti lo avrebbero fatto spogliare lasciandolo per due ore semi-nudo nella cella.
di: Marianna MANCINI