Per il 65% degli americani più persone presero parte all’assassinio e Oswald non agì da solo
Il 22 novembre di 60 anni fa un uomo sparava al presidente degli Stati Uniti John f. Kennedy a Dallas, segnando la storia del Paese. Ancora oggi quell’omicidio, per cui venne arrestato il militare Lee Harvey Oswald. L’uomo sparà dal sesto piano del Texas School Book Depository, colpendo il presidente che salutava la folla dall’auto nella Dealey Plaza a fianco di sua moglie Jackie. Ancora oggi però l’opinione americana è profondamente divisa sulle responsabilità dell’omicidio.
Secondo un recente sondaggio di Gallup il 65% degli americani è convinto che Oswald non agì da solo ma insieme ad altri complici. Una teoria che smentisce quanto affermato dalle indagini della polizia di Dallas, dell’Fbi, dei servizi segreti e della commissione Warren.
Oswald venne ucciso due giorni dopo l’arresto mentre veniva trasferito dalla centrale di polizia alla prigione per mano di Jack Ruby che gli sparò in diretta.
A sostegno della tesi che Oswald non era sono ci sono diversi elementi. Lo sostiene fra gli altri anche Robert McClelland, all’epoca fra i 7 dottori che prestarono soccorso al presidente, secondo cui “con tutta probabilità c’è stato un complotto, c’era più di uno sparatore“.
Convinto anche Ronald Jones, collega di McClelland: «la domanda in retrospettiva è che se Oswald era al sesto piano del deposito come ha potuto sparare da davanti? Allora c’era più di un aggressore?». Il foro nel cranio del presidente era infatti frontale, ma “come può un proiettile sparato da dietro sollevare il cuoio capelluto della fronte?” si chiede anche Joe Goldstrich, ripreso insieme agli altri nel documentario JFK: What the Doctors Saw del Parkland Memorial Hospital.
È la balistica a lasciare dei dubbi, come sostiene anche il regista Rob Reiner che in un podcast ha ricostruito “nomi e posizioni” a sostegno della tesi che ci fossero anche altri cecchini a sparare al presidente. Sostiene questa tesi anche l’ex agente dei servizi segreti Paul Landis nella sua biografa The Final Witness.
di: Marianna MANCINI
FOTO: EPA/LARRY W. SMITH