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Lo riporta il primo report promosso dalla Cei: tra i presunti autori degli episodi ci sono chierici, laici e religiosi di età compresa tra i 40 e i 60 anni

La Chiesa italiana ha registrato 89 casi di pedofilia tra il 2020 e il 2021. Lo rende noto il primo Report sulla rete territoriale di servizi diocesani e interdiocesani per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, promosso dalla Conferenza episcopale italiana.

Nel documento si legge: «nel biennio in esame il totale dei contatti registrati da 30 centri di ascolto è stato pari a 86, di cui 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021». Il totale dei casi conterebbe 61 vittime nella fascia di età 10-18 anni, 16 tra gli over 18 e 12 sotto i 10 anni.

«Il genere delle persone che hanno contattato il Centro rivela una maggiore rappresentazione delle donne (54,7%) – prosegue. – I contatti sono avvenuti principalmente via telefono (55,2%) o, in misura inferiore, tramite corrispondenza online (28,1%). Il motivo del contatto è rappresentato dalla volontà di segnalare il fatto all’Autorità ecclesiastica (53,1%), dalla richiesta di informazioni (20,8%), da una consulenza specialistica (15,6%). Il responsabile del Centro, in oltre due terzi dei casi, è un laico o una laica (77,8%). Meno frequente è la scelta di un sacerdote (15,5%), oppure un religioso o una religiosa (6,7%) – puntualizza. – Tra i laici prevalgono nettamente le donne, che quindi rappresentano i due terzi dei responsabili. Nella maggior parte dei casi (83,3%), i Centri di ascolto sono supportati da una equipe di esperti. La sede del Centro di ascolto, infine, differisce dalla sede della Curia diocesana nel 74,4% dei casi».

Facendo dunque un identikit dei presunti autori di abusi sui minori, emerge che si tratta in oltre la metà dei casi di soggetti di età compresa tra i 40 e i 60 anni all’epoca dei fatti. Il ruolo ecclesiale ricoperto al momento dei fatti è quello di chierici (30), a seguire di laici (23), infine di religiosi (15). Tra i laici emergono i ruoli d’insegnante di religione; sagrestano; animatore di oratorio o grest; catechista; responsabile di associazione. Il contesto nel quale i presunti reati sono avvenuti è quasi esclusivamente un luogo fisico (94,4%), in prevalenza in ambito parrocchiale (33,3%) o nella sede di un movimento o di una associazione (21,4%) o in una casa di formazione o seminario (11,9%).

Una volta presentata segnalazione ai Centri di ascolto, questi provvedono a trasmettere all’Autorità ecclesiastica che agisce con “provvedimenti disciplinari”, seguiti da “indagine previa” e “trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede”. I Centri seguono le vittime con informazioni e aggiornamenti sull’iter della pratica (43,9%), organizzano incontri con l’Ordinario (24,6%), offrono un percorso di sostegno psicoterapeutico (14,0%) e di accompagnamento spirituale (12,3%).

Ai presunti autori degli abusi vengono proposti percorsi di riparazione, responsabilizzazione e conversione, compresi l’inserimento in “comunità di accoglienza specializzata” (un terzo dei casi rilevati) e percorsi di “accompagnamento psicoterapeutico” (circa un quarto dei casi).

di: Alessia MALCAUS

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