Victor City e la storia di Pampa Kampala, la bambina che vede la madre morire tra le fiamme e fonda una nuova civiltà da un sacchetto di semi
Il prossimo 9 febbraio uscirà nelle librerie Victor City, il 15esimo romanzo di Salman Rushdie, a quattro mesi dall’agguato sul palcoscenico di un festival letterario nello stato di New York che gli ha causato la perdita della vista da un occhio.
In attesa dell’uscita, il New Yorker ha pubblicato online un estratto del romanzo, edito da Penguin Random House, che parla di “una vicenda epica ambientata nel Trecento in territori che sono parte dell’India moderna“. L’opera racconta la storia di un gruppo di donne che si fanno bruciare vive dopo che i mariti sono rimasti uccisi in guerra e della figlia di una di loro, rimasta orfana a 9 anni che, da un sacchetto di semi “più preziosi dei diamanti“, dà vita a una nuova civiltà.
Già lo scorso 9 agosto lo scrittore aveva pubblicato su Twitter la copertina. Tra i grandi autori che hanno commentato il romanzo ci sono Michael Cunningham, premio Pulitzer per Le Ore, secondo cui il romanzo “è un importante traguardo da parte di uno dei nostri più grandi autori“, mentre lo scrittore britannico Hari Kunzru, autore di Red Pill, parla del “trionfo della vita, in tutti i suoi gioiosi, caotici eccessi, sopra le forze del fanatismo“.
Un “sacchetto di semi”
Il capitolo uscito sul New Yorker si intitola Sackful of Seeds ed è accompagnato da una illustrazione dell’italiano Agostino Iacurci: nell’immaginario di Rushdie sono i semi, “nascosti in un vaso di argilla, sigillati con la cera e sepolti nel focolare di un palazzo in rovina tra le ceneri di un impero” da cui scaturira’ l’impero fantastico di Pampa Kampala, la ragazzina che ha visto la madre consumata dalle fiamme.
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA/EPA/HAYOUNG JEON