tigray ribelli denunciano meta

Un’azione legale accusa la piattaforma di non moderare i commenti di incitamento all’odio nell’ambito della guerra del Tigray

L’Etiopia porterà Meta in tribunale. Più precisamente, un’ong keniota e due cittadini etiopi hanno avanzato una denuncia contro la casa madre di Facebook a Nairobi, accusando Zuckerberg di inazione dinnanzi all’incitamento all’odio nel Continente.

La questione nasce nell’alveo dell’annoso conflitto civile che devasta l’Etiopia, dov’è appena iniziata una tregua nell’ambito della guerra del Tigray. Una guerra alimentata dall’odio etnico fra i ribelli della regione settentrionale e il Governo federale.

Proprio in questo contesto, l’anno scorso un professore universitario di chimica di origine tigrina presso l’Università di Bahir Dar nel nord-ovest del Paese è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco; l’omicidio sarebbe avvenuto in seguito a una serie di pubblicazioni su Facebook diffamatorie e di incitamento all’odio.

È per questo motivo che Abrham Meareg, accademico e figlio del professore ucciso, ha deciso di trascinare la piattaforma in tribunale, dato che nonostante varie segnalazioni il social non ha ancora rimosso questi messaggi di odio. L’altro ricorrente è Fisseha Tekle, autore di Amnesty International sulle violazioni dei diritti umani e vittima egli stesso di molestie online.

I ricorrenti accusano Meta di “doppiopesismo”: se da un lato in occasione dell’assalto al Congresso la piattaforma era stata celerissima nel moderare i contenuti perpetrati online, dall’altro le questioni africane sembrano interessare meno Zuckerberg, dando origine a quella che è stata descritta come una “discriminazione”.

La richiesta dei querelanti prevede un “fondo di indennizzo” da 200 miliardi di scellini kenioti, pari a 1,6 miliardi di dollari, in favore delle vittime di odio.

Un caso simile aveva riguardato la mancata moderazione di Meta nei confronti dell’odio etnico perpetrato contro i rohingya in Myanmar. A settembre Amnesty International aveva pubblicato il report Atrocità social: Meta e il diritto dei rohingya a una riparazione, basato in parte sulle rivelazioni contenute nei Facebook Papers rilasciati dalla talpa Haugen.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/Etienne Laurent