EVA KAILI

Kaili ha confessato il proprio ruolo nel Qatargate ma l’avvocato spiega: “i soldi erano di Panzeri”

Un alto funzionario europeo ha commentato le ultime indiscrezioni sul Qatargate spiegando che l’Unione europea ha avuto con il Qatar “relazioni ampie” e a vari livelli, perché si è rivelato essere un “Paese chiave” sia in relazione alla vicenda dell’evacuazione dall’Afghanistan sia sul dossier energetico. La fonte precisa di non avere informazioni al riguardo di “responsabilità individuali” nell’ambito del Qatargate ma ribadisce che le relazioni godevano di un “generale favore strategico”. Lo riporta ANSA.

La difesa di Eva Kaili: “i soldi erano di Panzeri”

Secondo quanto riportano i media internazionali, avrebbe confessato il proprio ruolo nel Qatargate Eva Kaili: «Conoscevo le attività di Mr. Panzeri. E sapevo che a casa mia c’erano valigie piene di soldi», avrebbe detto secondo quanto scrive oggi Repubblica. Kaili avrebbe aggiunto di esser stata lei a chiamare il padre per chiedergli di nascondere i soldi e di aver “tentato di avvertire Panzeri e due eurodeputati coinvolti nell’inchiesta”. La procura di Bruxelles ha emesso mandato di arresto, prove chiave la flagranza di reato e il tentativo di inquinare le prove. L’avvocato della ex vicepresidente ha però ritrattato dichiarando che i soldi trovati erano di Panzeri: «la signora Kaili non ha mai ammesso di aver chiesto al padre di trasferire quel denaro per nasconderlo. È venuta a conoscenza di questo denaro all’ultimo minuto e ha chiesto che tornasse immediatamente al suo proprietario, il signor Panzeri. Un’opzione era quella di consegnare il suo compagno alla polizia, un’altra era quella di riportare il denaro al suo proprietario. Kaili non aveva l’obbligo di denunciare il marito secondo la legge europea. Tutte le proprietà in suo possesso sono giustificate dai suoi stipendi».

Anche Panzeri ha riconosciuto in parte il suo coinvolgimento, puntando poi il dito sull’ex collega socialista Marc Tarabella come beneficiario dei ‘regali’ del Qatar.

Estradizione per la moglie di Panzeri, rinviata l’udienza per la figlia

La Corte d’Appello di Brescia ha dato il via libera alla consegna al Belgio di Maria Dolores Colleoni, moglie dell’ex europarlamentare Antonio Panzeri, coinvolto nel Qatargate. È stata, quindi, accolta la richiesta del mandato d’arresto europeo firmato dal giudice di Bruxelles Michel Claise, titolare dell’inchiesta sulla presunta corruzione.

Colleoni arrestata come il marito, la figlia Silvia e altre persone, è accusata di concorso in associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio e si trova ai domiciliari.

Nel dare il via libera alla consegna di Colleoni la Corte d’Appello di Brescia ha posto una condizione: “qualora la signora dovesse essere condannata definitivamente, espierà la pena e/o la misura di sicurezza in Italia”. Lo hanno riferito i legali della donna, gli avvocati Angelo De Riso e Nicola Colli, i quali stanno valutando l’ipotesi di un ricorso. I difensori hanno poi spiegato che in Belgio esistono gli strumenti affinché Colleoni, dopo il trasferimento in carcere, “possa tornare ai domiciliari”.

È stata rinviata al prossimo 3 gennaio, invece, l’udienza davanti alla Corte d’appello di Brescia per valutare la richiesta di consegna al Belgio di Silvia Panzeri, la figlia dell’ex europarlamentare Pier Antonio Panzeri tra gli arrestati nell’indagine di Bruxelles.

di: Francesca LASI

aggiornamenti: Micaela FERRARO

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