Il boss di Cinisi Tano Badalamenti è ritenuto il mandante: Impastato ha rappresentato un simbolo della ribellione
Ricorre oggi, 9 maggio, il 45esimo anniversario della morte di Peppino Impastato, il giornalista di Radio Aut ucciso dalla mafia.
Con la sua “la mafia è una montagna di merda” Impastato aveva sfidato il potere di Cinisi e in particolare quello del boss Tano Badalamenti che ne avrebbe poi ordinato la morte. Il suo omicidio, inscenato da suicidio, ricevette poca attenzione perché lo stesso giorno veniva ritrovato in via Caetani a Roma il corpo di Aldo Moro.
Oggi il sindaco di Palermo Roberto Lagalla l’ha ricordato così: «a 45 anni dalla sua scomparsa, la figura del giornalista e attivista Peppino Impastato continua a rappresentare un simbolo e un esempio di ribellione e lotta ai condizionamenti della mafia. Ha portato avanti una rivoluzione culturale, parlando apertamente di mafia in un territorio in cui c’era paura anche solo a nominarla. Il mio pensiero oggi va a Peppino Impastato e ai suoi familiari che, dopo la sua uccisione non si sono mai stancati di lottare per trovare la verità su quell’agguato mafioso di 45 anni fa».
«Aldo Moro e Peppino Impastato accomunati dalla tragica uccisione nella stessa data. Di loro ricordiamo caratura morale e grande coraggio. Nel giorno della memoria per le vittime del terrorismo il nostro pensiero va anche a chi non si è mai piegato davanti alla mafia», scrive su Twitter il ministro della Difesa Guido Crosetto.
Anche il leader della Cisl, Luigi Sbarra, ricorda la lotta di Impastato e afferma: «oggi ricordiamo le vittime del terrorismo e della mafia come Aldo Moro e Peppino Impastato, barbaramente assassinati quarantacinque anni fa. Non bisogna mai dimenticare il sacrificio dei tanti martiri della libertà e del progresso civile, sociale, economico».
di: Alessia MALCAUS
FOTO: ANSA