Lo strumento di intelligenza artificiale ha fornito al legale una serie di casi inventati
L’intelligenza artificiale finirà per toglierci il lavoro. È questo il luogo comune più diffuso sull’utilizzo dei nuovi strumenti tecnologici e, in effetti, la storia di Steven Schwartz sembra confermarlo, anche se non è come sembra.
Aveva fatto molto discutere il caso dell’avvocato dello studio legale Levidow e Oberman che si era servito di ChatGpt per la stesura di un documento legale.
Nello specifico, all’AI è stato chiesto di condurre una ricerca legale su casi analoghi rispetto a quello in oggetto. Peccato che il bot abbia incluso diversi esempi presentati come reali ma, nella realtà, fasulli. Lo ha dimostrato la controparte, mettendo così nei guai il primo avvocato che ora si trova a dover rispondere di possibili sanzioni legali.
Il bot avrebbe dunque fornito informazioni tendenziose quando non del tutto fittizie per fornire quanto richiesto. Nel merito, ChatGpt ha inventato di sana pianta altri casi in cui un passeggero citava in giudizio una compagnia aerea per essersi ferito con un suo carrello durante un volo.
La morale di questa storia è la stessa di sempre: non confondere lo strumento con la mente.
di: Marianna MANCINI
FOTO: PIXABAY
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