Fra poche ore l’intesa con Israele, che prevede scambio di prigionieri e pausa umanitaria, sarà diffuso. Il nord della Striscia senza servizi sanitari
Nella notte lo stallo in cui giacevano gli accordi sembra essere cambiato: sembra infatti che le parti, Hamas da un lato e Israele dall’altro, stiano per diffondere i dettagli di un accordo raggiunto per una tregua. L’intesa è stata trovata grazie alla mediazione di Qatar ed Egitto.
Secondo quanto dichiarato da un esponente di Hamas ad Al Jazeera, l’accordo prevede il rilascio di alcuni ostaggi israeliani (le donne e i bambini) in cambio di un parallelo rilascio di donne e bambini palestinesi nelle carceri israeliane. Oltre allo scambio, sul tavolo ci sarebbe anche una tregua di qualche giorno e l’ingresso di aiuti nella Striscia che nel frattempo è in ginocchio.
Nel nord della Striscia infatti attualmente non c’è più alcun servizio sanitario attivo, dopo l’evacuazione degli ultimi tre ospedali nell’area (Al-Shifa, Al-Alhi e l’Ospedale indonesiano), fortemente richiesta da “medici e pazienti spaventati e disperati” come spiega il rappresentante dell’Oms Richard Peeperkorn.
La notizia è stata poi confermata da Netanyahu che annuncia “a breve buone notizie sugli ostaggi“. Il gabinetto di guerra israeliano si riunirà stasera a Tel Aviv.
Cnn: i punti dell’accordo
Una bozza dell’accordo è stata diffusa dalla Cnn che cita “diverse fonti“.
Fra i punti concordati ci sarebbero “tra i quattro e cinque giorni di pausa nei combattimenti” e il rilascio di 50 tra donne e bambini ostaggi di Hamas. In cambio di ciascun civile israeliano saranno rilasciati tre palestinesi detenuti.
A questi ostaggi si aggiungerebbero altre donne e bambini per ogni giorno di tregua. Infine, la Cnn parla di una sospensone per “almeno 6 ore al giorno” della sorveglianza aerea da parte di Israele a nord della Striscia.
Prima ancora della sua diffusione, l’accordo divide già. Il ministro israeliano della Sicurezza nazionale nonché leader del partito nazionalista Potere ebraico Itamar Ben Gvir critica il patto: «Israele commetterà un errore grave» che “potrebbe portare al disastro” come avvenuto nel 2011 quando in cambio del soldato israeliano Gilad Shalit erano stati liberati numerosi palestinesi.
Sul rilascio degli ostaggi però preme l’opinione pubblica israeliana. Centinaia di persone stanno manifestando davanti all’edificio dell’UNICEF a Tel Aviv per chiedere sforzi maggiori e proattivi per la liberazione degli ostaggi di Hamas.
L’Egitto attacca Israele: sfollamento forzato “minaccia alla sicurezza” nazionale
L’Egitto, fra i mediatori che avrebbero condotto all’accordo in via di conferma, non risparmia dure critiche a Israele che, in Palestina, sta compiendo una “minaccia alla sicurezza egiziana“. Il Cairo si riferisce a “qualsiasi spostamento forzato della popolazione della Striscia di Gaza“. A tal proposito, riferisce il primo ministro egiziano Madbulya, “l’Egitto non esiterà a utilizzare tutte le misure per garantire la protezione e la preservazione dei suoi confini“.
Non si fermano i cannoni
Nonostante gli accordi imminenti, non si arresta per il momento l’offensiva di Israele che stanotte, come riporta Wafa, avrebbe ucciso almeno 17 persone (comprese donne e bambini) ferendone molte altre con un attacco nel campo profughi di Nuseirat, nel sud della Striscia.
Già 50 reporter uccisi nel conflitto
Mentre Israele conferma di aver colpito degli obiettivi di Hezollah nel sud del Libano, in risposta a colpi sparati, nel Sud del Paese del cedri sono morti altri due giornalisti e un civile. Le vittime sarebbero decedute in un attacco fra Tayr Harfa e Jebbin.
Il numero dei giornalisti uccisi cresce vertiginosamente a 50: secondo un report del Comitato per la protezione dei giornalisti si tratta del mese più insanguinato per i reporter dal 1992 almeno.
Sempre nel sud del Libano un raid israeliano ha ucciso cinque palestinesi indicati come membri di Hamas. Secondo altre fonti solo uno dei cinque membri apparteneva ad Hamas.
Brics sul MO, Guterres: “soluzione è due Stati”
Oggi si terrà un vertice Brics in videoconferenza sul conflitto, cui parteciperà anche il segretario dell’Onu Guterres che tiene il punto sulle richieste: “insieme all’accesso illimitato agli aiuti umanitari, alla liberazione degli ostaggi e alla fine delle violazioni del diritto umanitario internazionale e alla protezione dei civili, e aggiungo che l’Autorità Palestinese che amministra la Cisgiordania, e che è stata costretta a lasciare Gaza nel 2006 da Hamas, chiaramente non può assumere il controllo finché rimangono i carri armati israeliani“.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/MOHAMMED SABER