Da Israele arriva un “approccio etico” per studiare le prime fasi di vita dell’uomo e cause di infertilità e interruzioni di gravidanza
I ricercatori dell’Istituto Scientifico Weizmann di Rehovot, città israeliana a 20 km circa da Tel Aviv, hanno presentato su Nature una ricerca destinata ad aprire un nuovo varco nel campo dello studio delle primissime fasi di vita dell’essere umano.
Lo studio presenta il cosiddetto “embrioide”, una copia in 3D dell’embrione umano che replica lo stato evolutivo della cellula fra i 7 ed i 14 giorni di vita dell’essere umano.
Per ottenere questo embroide i ricercatori hanno impiegato cellule staminali non modificate dal punto di vista genetico, né hanno fatto ricorso a gameti maschili o femminili. La prima considerazione da fare dunque è che, in assenza di spermatozoi e ovuli, questi embroidi “non hanno alcuna possibilità di svilupparsi neanche se impiantati nell’utero“, come spiega commentando la notizia all’ansa il dirigente di ricerca all’Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del Cnr Paolo Vezzoni.
Si tratta quindi di meri strumenti di studio per indagare le primissime fasi di sviluppo, “in particolare il primo mese, ancora poco indagato“.
È proprio in questo che starebbe l’eccezionalità della scoperta insomma: il raggiungimento di un “approccio etico per svelare i misteri delle primissime fasi dello sviluppo embrionale“, come spiega il Weizmen Institute, che “potrebbe aiutare a rivelare le cause di molti difetti congeniti e tipi di infertilità“, ma anche delle interruzioni di gravidanza che, nella maggior parte dei casi, avvengono prima del terzo mese.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA – ARCHIVIO – KLD /BEF