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Civili in fuga, Unicef: “più di 700mila bambini sfollati”. La Jihad Islamica mostra due ostaggi

La guerra a Gaza si protrae da 35 giorni e Israele non intende concedere tregua. È stato però aperto un corridoio umanitario di 7 ore per permettere l’evacuazione dei civili verso il Sud della Striscia.

Tuttavia secondo quanto riporta Al Jazeera, un bombardamento israeliano avrebbe colpito i palestinesi in fuga verso il sud. Ci sarebbero vittime e feriti.

Secondo una fonte politica israeliana, non c’è ancora nessuna intesa per lo scambio dei prigionieri.

Abu Mazen presidente palestinese, ha detto di essere pronto a prendersi la responsabilità di Gaza: «Gaza è parte integrante dello Stato di Palestina e ci assumeremo tutte le nostre responsabilità nel quadro di una soluzione politica globale per la Cisgiordania, per la Striscia, per Gerusalemme est. Riteniamo le autorità di occupazione israeliane pienamente responsabili di ciò che sta accadendo. Affermiamo che soluzioni militari e di sicurezza non porteranno la pace a nessuno. Non accetteremo la rioccupazione di Gaza o il troncamento di parte del suo territorio».

Il premier Netanyahu al contrario ha chiarito che non è intenzione del Governo occupare o controllare Gaza, ma ha sottolineato che immagina un territorio “radicalmente rimodellato” e libero da Hamas e che sarà l’esercito dopo la guerra a mantenere il controllo in questo territorio.

Un attacco israeliano ha colpito il complesso ospedaliero di al-Shifa, il più grande di Gaza: sono morte 6 persone. Secondo quanto riporta il direttore generale del nosocomio ad Al Jazeera, nella struttura medica sono ospitate migliaia di palestinesi che sono stati costretti a fuggire dalle proprie case.

Il portavoce militare israeliano ha annunciato che la scorsa notte l’esercito ha ucciso due capi di Hamas dell’unità Nukbha che hanno preso parte all’attacco omicida del 7 ottobre. Si tratta di Ahmed Musa e Omar Al-Hindi. Eliminato anche il capo dell’Unità dei cecchini della Brigata nord di Hamas, Mohammed Kahlout.

Giornalisti freelance nel mirino: “sapevano dell’attacco”

Intanto il ministro delle Comunicazioni israeliano Shlomo Karhi ha accusato quattro giornalisti freelance con sede a Gaza di aver saputo in anticipo che Hamas avrebbe attaccato il 7 ottobre. Ma le testate internazionali per le quali i cronisti scrivono – Reuters, AP, CNN e New York Times – hanno negato di essere state in alcun modo a conoscenza degli attacchi e il NYT ha definito queste accuse “false e oltraggiose”.

Iran: “espansione della portata della guerra è diventata inevitabile”

Il ministro degli Esteri dell’Iran Amirabdollahian ha dichiarato che “a causa dell’aumento dell’intensità della guerra contro i residenti civili di Gaza, l’espansione della portata della guerra è diventata inevitabile“. Amirabdollahian ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo del Qatar, Mohammed Bin Abdulrahman Al Thani: hanno condannato con gli attacchi israeliani contro i civili di Gaza e hanno espresso profonda preoccupazione per la situazione umanitaria nella zona costiera.

Mattarella: “Hamas non rappresenta popolo palestinese”

«Grande preoccupazione per la situazione umanitaria della popolazione, ma anche per il mancato rispetto dei diritti umani e in particolare della condizione delle donne. Quello che ha fatto Hamas il 7 ottobre sgozzando bambini, violentando le donne, prendendo ostaggi bambini e anziani, filmando le scene di violenza è un insulto all’umanità. Va ribadito, nell’interesse dei Palestinesi, che Hamas non rappresenta il popolo palestinese», sono le parole di Sergio Mattarella, capo di Stato italiano, in visita in Uzbekistan.

Erdogan chiede il cessate il fuoco

Il presidente turco Erdogan ha dichiarato che “come Turchia” si stanno “tenendo aperte tutte le opportunità diplomatiche per assicurare il cessate il fuoco. Stiamo tentando di fare qualcosa per fermare lo spargimento di sangue a Gaza“. Il leader turco ha dichiarato che se anche gli Usa iniziassero “ad avere questo sentimento, sarebbe più semplice fermare Israele”. «Se siete sinceri riguardo al cessate il fuoco allora esercitate pressione su Israele per mettere in pratica le decisioni dell’Onu. Fino a che la questione israeliana non sarà risolta non ci potrà mai essere una pace completa o un ordinamento legale completo nella nostra regione o nel mondo intero» ha dichiarato rivolgendosi direttamente all’Occidente.

Mosse diplomatiche

Il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto ha dichiarato che Israele deve “far paura per poter sopravvivere”. Intervistato dai microfoni di Radio24, ha spiegato: «Israele non è uno Stato come l’Italia o la Francia, ma è circondato da nemici e la sua possibilità di sopravviverere dipende dalla deterrenza che mette in atto: se fa paura sopravvive, diversamente muore. Se non sapesse difendersi, ora non esisterebbe più. Se Hamas avesse avuto le stesse armi di Israele, ora non ci sarebbe più nessun ebreo, Israele non esisterebbe più. Le quattro ore di tregua umanitaria sono un primo picchetto importante nella parete rocciosa e difficile che dobbiamo affrontare e cioè coniugare l’intervento di Israele dopo l’attacco di Hamas con il diritto umanitario. Il diritto internazionale pone delle regole affinché non ci siano vittime civili e che si rispettino le regole di ‘umanità’. per soccorrere i feriti e lasciare la possibilità a chi vuole scappare di fuggire dalla guerra. Anche la guerra ha delle regole».

Crosetto ha poi parlato del problema dell’antisemitismo in Italia: «la matrice antisemita esiste, anche se in maniera minoritaria rispetto ad altri Paesi europei. Rispetto ad alcune manifestazioni, l’idea è che non siano del tutto spontanee, ma che vi sia una regia. In questi anni parliamo spesso di ‘guerra ibrida’ che si combatte, per esempio, con la disinformazione e le fake news. Sembra che in Francia, per esempio, alcuni episodi non siano spinti da razzismo, ma che la regia provenga da altri».

Il segretario di Stato americano Antony Blinken sarà oggi in India per colloqui su Cina e Israele. Blinken, insieme al segretario alla Difesa americano Lloyd Austin, incontrerà il ministro degli Esteri Subrahmanyam Jaishankar e il ministro della Difesa Rajnath Singh per i colloqui annuali che si concentreranno sulla “cooperazione in materia di difesa e sicurezza”.

India, Usa, Australia e Giappone fanno parte dell’alleanza Quad, un gruppo che si posiziona come baluardo contro la crescente assertività della Cina nella regione Asia-Pacifico. Gli Usa sperano che un rapporto di difesa più stretto aiuterà a sganciare l’India dalla Russia, attualmente principale fornitore militare di Nuova Delhi.

Manifestazioni e proteste nel mondo

Centinaia di manifestanti e attivisti si sono riuniti al Bryant Park di New York. Tra loro, anche l’attrice Susan Sarandon: «sono qui, nel mio fresco privilegio di bianco, per dire che non è necessario essere palestinesi per stare dalla parte del popolo palestinese. Non dovete essere palestinesi per capire che il massacro di quasi 5mila bambini è inaccettabile e un crimine di guerra. Questa è un’opportunità per educare le persone se hanno una mente aperta. Se si riesce a superare gli istinti tribali che ci hanno separato per così tanto tempo, è il momento di avere un cuore aperto. È tempo di essere forti. Ed è ora che la Palestina sia libera».

di: Micaela FERRARO

FOTO: EPA/NEIL HALL