Mentre prosegue il conflitto a Gaza si aprono nuovi scenari di guerra nella regione
La tensione in Medio Oriente non fa che aumentare. A seguito del sanguinosissimo conflitto che Israele porta avanti a Gaza, nato in risposta all’attacco del 7 ottobre di Hamas, i precari equilibri di una Regione complicata come quella mediorientale stanno vacillando.
Nella notte tra il 17 e il 18 gennaio il Pakistan ha attaccato l’Iran, all’indomani dell’attacco iraniano in territorio pakistano. Secondo quanto riporta il ministero degli Esteri di Islamabad l’esercito pakistano ha compiuto “attacchi militari di precisione” contro nascondigli di gruppi terroristici anti-pakistani che operano in Iran. Dal ministero si aggiunge che il Pakistan “rispetta pienamente la sovranità e l’integrità territoriale della repubblica islamica dell’Iran” e che l’unico obiettivo degli attacchi fosse “il perseguimento della sicurezza e dell’interesse nazionale del Pakistan, che è fondamentale e non può essere compromesso”. Le esplosioni sono state registrate nella provincia del Sistan e Belucistan – nel Sud-Est del Paese – come confermato dall’agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA che ha parlato di esplosioni in alcune aree intorno alla città di Saravan e il vice governatore della provincia ha riferito che l’attacco ha provocato la morte di 9 persone.
La tensione era già aumentata il giorno precedente, il 16 gennaio, a seguito dell’attacco dell’Iran in Pakistan contro obiettivi di un gruppo militante sunnita. Anche la Cina è intervenuta chiedendo moderazione alle due parti, affinché si evitino azioni che possano aumentare le tensioni regionali. L’Iran ha inoltre attaccato il Kurdistan iracheno (regione semiautonoma nel nordest dell’Iraq) sostenendo di aver colpito il “quartier generale” del Mossad (agenzia di spionaggio di Israele) a nordest di Erbil. Il governo curdo ha riferito della morte di quattro civili – tra cui l’imprenditore milionario curdo Peshraw Dizayee – mentre l’effettiva presenza di basi del Mossad non è stata confermata. L’Iran ha inoltre sostenuto di aver colpito obiettivi legati all’Isis e del gruppo sunnita Jaish al Adl che operano in Siria. Il Pakistan ha definito l’attacco “completamente inaccettabile” e che avrebbe comportato “serie conseguenze”.
I precedenti
Non è la prima volta che l’Iran attacca i Paesi vicini. In diverse occasioni Teheran ha colpito quelle che sostiene essere basi per operazioni di Israele nel Kurdistan iracheno o di separatisti curdi in Iraq; inoltre da anni l’Iran combatte contro il gruppo terroristico islamista Jaish al-Adl che opera nella regione a maggioranza sunnita del Belucistan. Secondo l’Iran il gruppo terroristico fondato nel 2012 sarebbe “sostenuto da Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti” e avrebbe l’obiettivo di “destabilizzare il Paese e il suo governo”. Hossein Baloch, portavoce di Jaish al-Adl, ha spiegato che l’obiettivo dei terroristi “è rovesciare il governo iraniano e ripristinare la dignità del popolo iraniano, in particolare dei musulmani beluci e di altri gruppi etnici iraniani, in particolare i sunniti dell’Iran”
In Iran – a maggioranza sciita – il gruppo Jaish al-Adl compie frequentemente attacchi che portano il Paese ad accusare Pakistan e altri Paesi sunniti (come l’Arabia Saudita) di fomentare questo genere di violenze. Nel Kurdistan, come riporta il New York Times, “ci sono stati almeno due attacchi nel 2022 e molti durante le proteste iraniane del 2019, che secondo i leader del governo iraniano erano state incoraggiate dai dissidenti iraniani in Kurdistan. Ma l’attacco di questa settimana ha giocato un ruolo nella difficile politica che circonda il tentativo del governo iracheno di porre fine alla presenza delle truppe americane sul suo territorio. Sono in Iraq dal 2014, aiutando il paese a combattere i resti dello Stato islamico e a prevenirne il ritorno. L’Iran vuole anche che le truppe americane si ritirino perché percepisce la loro presenza come un rischio per la sicurezza, data l’inimicizia tra il governo iraniano e quello statunitense”. Secondo il direttore senior del New Lines Institute for Strategy and Policy, Kamran Bokhari, con gli attacchi dell’Iran il Pakistan potrebbe cercare un “maggiore allineamento” con Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia e “ciascuno di questi Paesi ha interesse ad assicurarsi che l’Iran venga contenuto. L’attacco al Pakistan è solo un elemento di un più ampio confronto iraniano con gli Stati Uniti”. Bokhari aggiunge che “Teheran vede il Pakistan come una pedina in questa politica ad alto rischio con Washington”.
Le motivazioni
Nell’arco di due giorni l’Iran ha attaccato anche Iraq e Siria. L’attacco è stato accolto con sorpresa dagli analisti, infatti non è chiaro se l’Iran intenda dimostrare forza e le proprie capacità agli Stati Uniti (mostrando la possibilità di colpire anche basi militari statunitensi e città israeliane); o se si tratti di una reazione alle tensioni tra Iran e Pakistan che vanno avanti da anni. In ogni caso, evidenzia il New York Times, si tratta di “una significativa escalation sul territorio del suo vicino dotato di armi nucleari. Gli attacchi in Pakistan sono avvenuti meno di un giorno dopo gli attacchi missilistici iraniani in Siria e Iraq, parte di una serie di rappresaglie contro i nemici di Teheran sulla scia del doppio attentato suicida nella città di Kerman il 3 gennaio che ha ucciso più di 80 iraniani. E lo Stato Islamico ha rivendicato l’attacco”.
Nella polveriera del Medio Oriente l’attacco quindi non sembra strettamente collegato alla guerra in corso a Gaza, ma di aver riacceso lo scontro tra sciiti e sunniti. Mentre Iraq e Siria si trovano a essere teatri dello scontro indiretto di Stati Uniti e Iran. Inoltre l’Iran può contare su una capillare rete di combattenti in Medio Oriente e sull’appoggio di Hezbollah in Libano e Houthi in Yemen, la guerra indiretta, quindi, può essere portata avanti contemporaneamente su diversi fronti. Da non dimenticare inoltre che Teheran ha ripetutamente criticato il rapporto tra Israele e il governo regionale del Kurdistan, accusando il Paese di permettere ai partiti curdi iraniani esiliati di svolgere attività ostili nel territorio.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: EPA/ABEDIN TAHERKENAREH