Una 39enne italiana rischia oltre 20 anni di carcere in Ungheria, un caso giudiziario che rischia di complicare i rapporti con Orban

La storia giudiziaria di Ilaria Salis inizia a Budapest nel febbraio 2023. Salis è una insegnate 39enne di Milano che, dall’11 febbraio, si trova rinchiusa in “condizioni disumane” in un carcere di massima sicurezza in Ungheria con l’accusa di aver aggredito due neonazisti. 

Tra il 9 e il 13 febbraio in Ungheria viene celebrato il Giorno dell’onore (Tag der Ehre), per l’occasione tutta la galassia neo nazista europea raggiunge il Paese per onorare i soldati tedeschi morti durante l’assedio di Budapest della Seconda Guerra Mondiale. Lo storico ungherese Krisztián Ungváry spiega che il tentativo di rompere l’accerchiamento dell’Armata Rossa da parte delle truppe “fu una carneficina, nel giro di 6 ore in un’area di pochi chilometri giacevano morti migliaia di soldati tedeschi e ungheresi. Dei 28mila che presero parte all’azione meno del 2% riuscì a raggiungere le linee tedesche, il 45 per cento morì entro poche ore e i restanti, quasi tutti feriti gravemente, vennero fatti prigionieri”. Sostiene lo storico che la decisione del comando tedesco fu senza senso e che “quei soldati furono vittime condannate a un sacrificio inutile”. Nel corso degli anni e soprattutto dopo la caduta del comunismo, l’evento venne sempre più celebrato nella sottocultura skinhead e i soldati trattati come carne da macello finiscono per divenire eroi valorosi caduti difendendo l’Europa dall’avanzata comunista. Così, nel corso degli anni, sono iniziati a essere celebrati nel cosiddetto Giorno dell’onore. Ogni anno si svolgono cortei, concerti ed eventi in diverse zone di Budapest, da due anni però la polizia non autorizza i cortei a causa del pericolo di scontri e disordine pubblico, ma alcune parate più piccole vengono comunque tollerate dalle autorità.

EPA/TAMAS KOVACS

Le vicende 

Nel 2023 diversi militanti neonazisti giunti a Budapest per la manifestazione sono stati aggrediti da un gruppo di persone a volte coperto mentre si trovavano per strada, pochi giorno dopo l’aggressione la polizia ungherese ha arrestato alcuni militanti antifascisti tedeschi e Ilaria Salis, l’italiana da subito si dichiara innocente spiegando di aver partecipato alle contromanifestazioni pacifiche che si erano tenute negli stessi giorni a Budapest senza aggredire nessuno. Durante i primi 6 mesi di detenzione alla 39enne sono stati impediti i contatti con i familiari, solo a settembre è stata organizzata la prima visita e dalla famiglia la donna è stata trovata molto provata. Anche i colloqui con i legali sono stati complicati e l’unico incontro è avvenuto solo a ridosso dell’udienza preliminare, è durato solo pochi minuti ed è avvenuto sotto il controllo di un poliziotto. Salis rischia una pena fino a 16 anni per lesioni lievi (guarite tra i cinque e gli 8 giorni).

Attraverso i suoi legali la 39enne è riuscita a far arrivare in Italia, all’inizio di ottobre, una lettera. La detenuta spiega di vivere in “condizioni disumane”, condividendo la cella con topo, scarafaggi e cimici dei letti che le hanno causato una reazione allergica, ma nonostante le sue condizioni di salute il personale del carcere non ha fornito alcuna cura. Inoltre nella prima settimana di detenzione le sono mancati carta igienica, sapone e assorbenti, mentre spesso non le è stato dato da mangiare.

In Italia suo padre, Roberto Salis, ha scritto più volte lettere ad alte cariche dello Stato, senza però ricevere alcuna risposta. A Ansa aveva spiegato di augurarsi “che ci sia un’azione da parte del nostro governo e dei nostri canali diplomatici” dopo aver scritto alla premier Giorgia Meloni, al ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani, al ministro della Giustizia Carlo Nordio e ai presidenti di Camera e Senato chiedendo un intervento dell’Esecutivo intorno alle “violazioni di diritti umani” subite dalla figlia. Salis ha dichiarato, a metà dicembre scorso: «riteniamo che sia ridicola la situazione che si è venuta a creare a fronte di presunte accuse che si paventano e di pene incredibili. Ci auguriamo che ci sia un’azione da parte del nostro governo e dei nostri canali diplomatici». A Meloni Salis ha scritto il 22 marzo, a circa un mese dall’incarcerazione della figlia, mentre a Nordio a dicembre, ma senza ricevere “nessuna risposta”, nonostante – sottolinea Roberto Salis – i rapporti tra governo italiano e ungherese “potrebbero essere, dal nostro punto di vista, un enorme vantaggio ma anche un enorme svantaggio. Dipende da quali sono gli obiettivi”. E, scrive ancora Ansa il 16 dicembre scorso: «anche se “ci può essere malizia nel pensare” che le difficoltà della figlia siano legate anche al fatto di essere “schierata politicamente in contrasto con l’attuale maggioranza”, secondo Salis “una maggioranza illuminata, per dimostrare di esserlo, dovrebbe e potrebbe occuparsi anche dei suoi avversari”». 

Anche il legale di Ilaria Salis, Eugenio Losco, aveva parlato con Ansa spiegando che “c’è stato il silenzio totale, nessuno alla Farnesina ci ha dato una risposta e invece vogliamo che il governo si attivi per interrompere una carcerazione che non ha senso”, aggiungendo che le condizioni disumane della carcerazione di Salisnon sono cambiate. Noi suoi legali italiani non possiamo vederla, mentre i colloqui con il suo avvocato ungherese avvengono con modalità che in Italia vengono applicate per i detenuti al 41bis”. L’avvocato spiega che la richiesta è che la 39enne possa “avere i domiciliari in Italia come previsto da una direttiva recepita da tutte le legislazioni europee che consente a un cittadino comunitario di avere misure cautelari diverse dal carcere nel suo paese di residenza”.

Il processo

Il 29 gennaio 2024 è iniziato a Budapest il processo, Ilaria Salis rischiava come detto una condanna fino a 16 anni per un reato che in Italia viene punito per un massimo di quattro anni, dato che le lesioni riportate dagli aggrediti sono guarite in pochi giorni. Salis aveva inoltre già ricevuto una proposta di patteggiamento a 11 anni di reclusione che ha rifiutato, spiegando di non aver partecipato alle aggressioni. 

La pena è così dura perché le autorità ungheresi accusano alla 39enne le aggravanti di “aver potuto pregiudicare la vita della vittima e di aver commesso il reato all’interno di un’organizzazione criminale”. Infatti per l’accusa le aggressioni sarebbero state pianificate da un gruppo fondato in Germania con l’esplicita “finalità di attaccare e assaltare i militanti fascisti o di ideologia nazista”, la Hammerbande (banda del martello). I legali della donna contestano che Salis non risulti tra i membri dell’organizzazione, ma l’accusa sostiene abbia partecipato alle aggressioni sapendo dell’esistenza del gruppo antinazista. Le richieste portate avanti dai legali e dalla famiglia affinché il processo si tenesse in Italia sono state respinte per il rischio di fuga della donna.

Salis è stata portata all’interno dell’aula del tribunale ungherese in catene, con manette ai polsi e i piedi legati con cinture di cuoio chiuse da lucchetti, sorvegliata da due agenti di un corpo speciale con giubbotto antiproiettile e passamontagna in modo da non essere riconosciuti. Durante l’udienza con l’aiuto di un interprete Salis ha dichiarato la sua innocenza. I legali della donna hanno spiegato che la pena massima per i reati contestati è di 24 anni, al Corriere della Sera l’avvocato Losco ha aggiunto che Salis non ha “mai potuto leggere gli atti, che non le sono stati mai tradotti” e che non ha nemmeno mai visto “le immagini su cui sostanzialmente si fonda l’accusa”. Salis è ritenuta l’imputata principale del processo e con lei sono stati incriminati due militanti antifascisti tedeschi (un uomo che si è dichiarato colpevole ed è stato condannato a tre anni di carcere e una donna di cui non si hanno notizie). Le immagini di Salis incatenata hanno fatto aumentare l’attenzione intorno al caso scatenando l’opinione pubblica, Mauro Straini, uno degli avvocati della donna, ha parlato di una specie di “guinzaglio collegato a un dispositivo alle caviglie e uno ai polsi”, che le era già stato applicato durante il colloquio con i legali prima dell’udienza preliminare, aggiungendo che “quello alle caviglie è stato rimosso durante l’udienza, quello ai polsi no”, e anzi “è stato tenuto saldamente da un agente per tutta la durata dell’udienza”. Salis è rimasta in queste condizioni “per tre ore e mezza”, secondo l’avvocato si tratta di “una grave violazione della normativa europea”.

ANSA / RAI

Il processo è stato rinviato al 24 maggio, ed è stato chiesto l’esame di un consulente antropometrico delle persone aggredite e di un medico legale sulla natura “potenzialmente letale” delle lesioni provocate. Il giudice ha confermato la custodia cautelare in carcere di Salis.

Le reazioni

Interpellato da Ansa il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha spiegato che il governo si sta “attivando, attraverso i canali diplomatici, facendo tutto il possibile per attenuare le condizioni rigorose in cui è detenuta”, mentre su X il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato di aver chiesto “al governo ungherese di vigilare e di intervenire affinché vengano rispettati i diritti, previsti dalle normative comunitarie” oltre ad aver convocato l’ambasciatore ungherese.

Ad Ansa anche il padre della 39enne, Roberto Salis, ha commentato la notizia: «domani vedrò l’ambasciatore italiano in Ungheria, finalmente tra un party e l’altro ha trovato l’occasione per incontrarci. È dal primo ottobre che sto gridando questa storia vox clamantis in deserto, spero che qualcuno esca fuori dall’oasi e si accorga di chi sta nel deserto». Salis ha aggiunto inoltre di aver ricevuto una comunicazione istituzionale in cui “mi accusano di non aver prenotato una call, cercando di gettare la colpa sulla famiglia. Non si stanno facendo progressi e, oltre a non fare azioni concrete, trovo intollerabile prendersi gioco dei cittadini. La call non è stata fatta perché io attendevo che loro mi mandassero il link della chiamata”. Ai microfoni di Rai Tre ha aggiunto: «credo che l’Ambasciata italiana abbia partecipato ad almeno quattro udienze in cui mia figlia è stata portata in queste condizioni davanti al giudice. Noi fino al 12 ottobre, quando mia figlia ha scritto una lettera, non avevamo evidenza del trattamento che stava subendo nostra figlia. Gli unici che lo sapevano e non hanno detto nulla sono le persone dell’Ambasciata italiana in Ungheria. Alle 10 abbiamo l’appuntamento con l’ambasciatore. Mi aspetto delle azioni, abbiamo fatto tante chiacchiere. Questa è la prima volta che ho il piacere di parlare con l’ambasciatore. Evidentemente in questi 11 mesi ha avuto impegni molto più gravosi che occuparsi di mia figlia». A seguito dell’incontro con l’ambasciatore Manuel Jacoangeli, l’avvocato Losco ha spiegato che “c’è stato un primo incontro con l’ambasciatore e per la prima volta c’è un concreto interesse ad appoggiare la nostra richiesta che Ilaria torni a casa e sia liberata. E questo si può realizzare con la misura dei domiciliari in Italia”.

ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Secondo quanto riporta Ansa il segretario generale della Farnesina, l’Ambasciatore Riccardo Guariglia, ha convocato al Ministero degli Esteri l’incaricato d’Affari della Repubblica di Ungheria e “nel ribadire la protesta del Governo italiano per le condizioni” di detenzione di Salis durante le udienze, Guariglia ha espresso la ferma aspettativa del Governo” perché lei sia accordato “al più presto un regime di custodia cautelare in linea con la normativa europea, incluse misure alternative alla detenzione in carcere”. Il ministro degli Esteri Tajani inoltre respinge le accuse sostenendo che “dell’accompagnamento con le manette a mani e piedi l’abbiamo visto ieri, io non lo sapevo e non ero mai stato informato di questo. Come veniva trasportato il detenuto io non lo sapevo sinceramente. Noi abbiamo chiesto e abbiamo protestato che questo non accada più vediamo dalla prossima volta che cosa faranno”, sostenendo inoltre che “le visite consolari sempre state fatte, sono state portate alla detenuta tutte le cose che lei chiedeva, non avevamo notizie di trattamenti di detenzione particolari”. Il vicepremier ha poi spiegato: «se ho parlato con Meloni visto il rapporto che c’è con Orban? Se vogliamo parlare in punta di diritto, Orban non c’entra niente. Non è che il governo decide il processo. La magistratura è indipendente. Il problema è vedere se sono state rispettate le regole prima o dopo, non è che noi possiamo intervenire, l’Ungheria è uno Stato sovrano. Noi possiamo soltanto fare delle proteste sul trattamento dei detenuti».Ai microfoni di Radio Anch’Io il ministro Tajani ha inoltre sottolineato che sulla vicenda Salisquesta volta mi sembra che si sia ecceduto” e che si tratti di “violazione delle norme comunitarie” e ciò non è “in sintonia con la nostra civiltà giuridica”. Il ministro ha poi ricordato di aver “già parlato con il governo dell’Ungheria. Nell’ultimo Consiglio europeo degli Affari esteri ho consegnato un documento al governo ungherese, chiedendo che si vigilasse sul rispetto delle regole”, assicurando che “non lasceremo la nostra concittadina in una condizione di mancato rispetto”. I legali, sostiene il ministro della Giustizia Nordio, “devono chiedere gli arresti domiciliari in Italia”, aggiungendo di aver chiesto “che ci sia il rispetto assoluto del diritto comunitario, perché trascinare in quella maniera un detenuto mi sembra che sia fuori luogo, non in sintonia con il nostro diritto comunitario” e che “il rispetto di un detenuto deve sempre esserci”, perché in caso debba essere giudicata colpevole Salisdeve scontare la pena, ma il rispetto della persona, anche di un detenuto, deve esserci come di qualsiasi persona umana”.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: ANSA/RAINEWS