Nel marzo 1922 una famiglia viene sterminata nella fattoria di Hinterkaifeck, in Baviera: dopo oltre un secolo, l’assassino è ancora un fantasma
È davvero irrisoria la distanza che separa l’aggettivo “pacifico” da quello “inquietante”. Una piccola fattoria immersa nella quiete della campagna, quando la neve imbianca i prati sembra uno scenario da fiaba. Eppure basta un dettaglio da niente e qualcosa, nella percezione generale, cambia: il buio dalle finestre, per esempio; il camino da cui non sale il fumo; il silenzio irreale in cui è immersa la casa. Quando il dubbio si affaccia per la prima volta nella nostra mente condiziona inequivocabilmente il nostro sguardo e quella scena non sembra più pacifica. La fattoria è troppo quieta. La neve è troppo bianca, intonsa. Il silenzio troppo denso. Spesso, non c’è bisogno di trovarsi davanti a un cadavere per avvertire la gelida corrente della morte strisciare su per la spina dorsale e congelarci l’anima: spesso basta catturare un dettaglio inconscio che razionalmente non sapremmo definire ma che ci sussurra che le cose non sono “proprio” come dovrebbero essere. Che quella quiete non è la pace del paradiso. È l’inquietudine dell’inferno.
1922; la fattoria Hinterkaifeck sorge in aperta campagna, in un piccolo villaggio bavarese a 70 chilometri di distanza da Monaco di Baviera, in Germania. È un luogo tranquillo, tutto sommato pacifico, molto religioso: un villaggio di contadini, timorati di Dio, vedove di guerra e bambini, che passano le giornate a giocare con i piedi immersi nel fango. In marzo le temperature sono molto rigide: c’è tanta neve, il terreno è ghiacciato, la vita sociale è poca; ci si rintana a casa, si bada agli animali, si esce poco. Le interazioni tra vicini – già scarne – sono ridotte al minimo. I bambini vanno a scuola, sì, ma per il resto il villaggio si raggiunge solo in caso di acquisti irrinunciabili e, naturalmente, per la messa della domenica. Nella fattoria Hinterkaifeck vivono 6 persone. Il padrone di casa è Andreas Gruber, un contadino 63enne. Da sua moglie Cäzilia, 72enne, ha avuto una figlia di nome Viktoria: Vik ha 35 anni, è rimasta vedova molto giovane. Suo marito, il generale Karl Gabriel, è morto in guerra, nelle trincee francesi: è stato ucciso ad Arras nel dicembre del 1914 e, anche se il suo corpo non è mai stato ritrovato, Viktoria ha ormai dismesso gli abiti del lutto. Ha due figli: Cäzilia e Josef, rispettivamente di 7 e soli due anni. C’è stato un gran mormorare sulla nascita del secondo bambino: chiaramente illegittimo, la gente vocifera che sia il frutto di un’unione incestuosa tra Viktoria e suo padre Andreas, oppure della relazione tra la ragazza e un vicino, Lorenz Schlittenbauer. È un piccolo villaggio, molto isolato: anche le menti tendono a essere piccole e, in un contesto come quello, un gossip come quello di Viktoria risulta estremamente succoso. Insieme ai Gruber vive anche la cameriera, Maria Baumgartner, che di anni ne ha 44. È nuova alla fattoria: è arrivata accompagnata dalla sorella per sostituire la precedente cameriera, Kresenz Rieger. Sei mesi prima, Rieger ha lasciato la casa senza preavviso, terrorizzata: sosteneva che la fattoria fosse infestata e che una presenza paranormale, un fantasma, si aggirasse tra quelle stanze. Baumgartner non è tipo da prestare orecchio a quelle voci, ma per i Gruber non è stato facile trovare una sostituta. Quell’ultimo venerdì di marzo, il 31, le sorelle si salutano: non sanno che quella sarà l’ultima volta in cui Maria verrà vista viva.
Per qualche giorno, dalla Hinterkaifeck, tutto tace. Il primo di aprile due venditori di caffè bussano alla fattoria ma non ricevono risposta. Il giorno seguente la famiglia non si presenta a messa: nel villaggio comincia a serpeggiare la preoccupazione. La mattina del quattro aprile un meccanico di nome Albert Hofner va alla fattoria: doveva riparare un motore per Andreas. Lo cerca, lo chiama, sente i rumori degli animali ma nessuno della famiglia si presenta: fa comunque quello per cui è venuto, poi torna al villaggio e racconta la strana esperienza. Quello stesso pomeriggio il vicino di casa dei Gruber, il già citato Lorenz, insieme ai due amici Michael Pöll e Jakob Sigl, va a indagare. Quando spingono la porta del fienile fanno il macabro ritrovamento: Andreas Gruber giace morto, ucciso a picconate, insieme alla moglie e alla figlia. Accanto a Viktoria c’è il corpicino della bambina, Cäzilia, che in mano ha una ciocca dei suoi stessi capelli. In casa, vengono rinvenuti i cadaveri della cameriera, Maria, e del piccolo Josef. Nel villaggio si scatena il panico. La famiglia è stata sterminata con un piccone che non è stato ritrovato sulla scena del crimine e dalle prime indagini si ricostruisce la dinamica: i poliziotti ritengono che la coppia di adulti e poi a seguire Viktoria con la figlia siano stati attirati nel fienile uno a uno. Il massacro è stato premeditato, non casuale: la bambina è stata uccisa molto dopo gli altri, ma non è chiaro se fosse già morta quando il killer si è spostato in casa, per finire la cameriera e il bimbo più piccolo. Le indagini sono complesse: a guidarle c’è l’ispettore Georg Reingruber, che nel corso degli anni interrogherà oltre 100 sospettati senza mai giungere a una verità. Si ipotizza in un primo momento la rapina, ma in casa non manca nulla. Inoltre c’è una particolarità: dopo l’omicidio il killer è rimasto a vivere per qualche giorno nella fattoria, prendendosi cura degli animali. Come se fosse il proprietario di casa. Questo dettaglio sposta l’attenzione sulla figura di Viktoria. Il marito, Karl Gabriel, è stato dichiarato morto ma il suo corpo non è mai stato trovato: la polizia ipotizza che Gabriel sia sopravvissuto, sia tornato a casa e qui abbia scoperto l’infedeltà della moglie e il bambino illegittimo, Josef. Questa teoria, che oggi sembra degna di un romanzo meta-storico, ha molto seguito in quel momento: la pista di un amante di Viktoria è la più sensata e qualche anno più tardi alcuni prigionieri di guerra della regione di Schrobenhausen rilasciati dalla prigionia sovietica dichiareranno proprio di essere stati rimandati a casa da un ufficiale di lingua tedesca che “sosteneva di essere l’assassino di Hinterkaifeck”. Ma in quella fattoria il nome di Karl continua ad aleggiare solo come fantasma, e l’ipotesi non viene mai confermata. C’è un altro filone delle indagini che si concentra invece sulla figura di Schlittenbauer, il presunto padre di Josef, che si comporta in modo strano quando scopre i corpi e, secondo i testimoni, per aprire la porta di casa dei Gruber usa una chiave che aveva già in tasca. Nei giorni precedenti all’omicidio, Gruber si era confidato con i vicini perché stavano succedendo cose strane alla fattoria: il contadino aveva trovato un quotidiano di Monaco, che nessuno dei familiari aveva mai comprato; sul soffitto aveva udito dei passi, come se qualcuno si muovesse nel sottotetto mentre nessuno avrebbe dovuto essere a casa; sulla neve aveva trovato delle impronte che portavano nel mezzo del bosco e le aveva seguite, ma quelle si erano interrotte in mezzo agli alberi, senza portare a nulla. Infine, dal cassetto di una scrivania era scomparso un mazzo di chiavi di casa, che non sarebbe mai più stato ritrovato. Quest’ultimo dettaglio punta ovviamente i riflettori su Lorenz: viene fuori che Viktoria gli aveva chiesto dei soldi per aiutarla a tirar su Josef, viene udito mentre dice che l’assassino non è riuscito a seppellire i corpi per via del terreno ghiacciato, e la sua confidenza con gli spazi della fattoria – per quanto spiegabile – impensierisce gli inquirenti. Tuttavia, non ci sono prove sufficienti a incriminarlo: rimane libero e vince alcune cause per diffamazione contro le persone che lo definivano ormai “l’assassino di Hinterkaifeck”. Le altre piste si perdono nel nulla, come le impronte sulla neve che Andreas aveva seguito prima di morire. Gli anni seppelliscono il ricordo, la fattoria viene rasa al suolo e nulla, nemmeno un ultimo estremo tentativo fatto nel 2007 dagli studenti dell’Accademia di polizia di Fürstenfeldbruck, porta a un risultato. L’assassino dei Gruber forse ha seguito quella scia di impronte nella neve ed è scomparso tra gli alberi, senza lasciar traccia, o forse si è confuso tra gli abitanti del villaggio fino a essere dimenticato. Forse ha aiutato nelle indagini, forse ha sorriso agli amici brindando alla memoria dei Gruber.
Un sorriso di pace, che nascondeva l’inferno.