I coltivatori e i consumatori tedeschi di cannabis stanno per andare incontro ad un momento storico: il Bundestag ha detto sì alla liberalizzazione controllata della cannabis. Un modello per il resto d’Europa?

Era il 1937 quando Henry Ford, imprenditore statunitense, mostrò un prototipo di automobile completamente costituito da fibre di cellulosa biodegradabile di canapa e altre sostanze naturali, come la paglia di grano e la soia. Oltre ai componenti che davano fisicamente corpo al veicolo, anche il carburante era differente: ad alimentare l’esemplare era etanolo di canapa, totalmente ecologico ed economico. Questo progetto innovativo, che avrebbe potuto rivoluzionare l’industria automobilistica e anche migliorare l’ambiente in cui viviamo per la capacità della pianta di assorbire grandi quantità di CO2, non andò mai in produzione perché a breve la canapa sarebbe diventata ufficialmente illegale con la promulgazione del Marijuana Tax Act, primo passo del proibizionismo. In realtà il divieto del suo consumo e commercio venne siglato da diverse nazioni già nel 1912 e nel 1925 con le Convenzioni Internazionali sull’Oppio: Germania, Stati Uniti, Cina, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Persia, Portogallo, Russia e Siam.

Leggi diverse da Paese a Paese ma medesimo risultato: negli anni la cannabis difficilmente è tornata ad essere legale, soprattutto a scopo ricreativo. In Europa, fino a pochissimo tempo fa, gli unici a riconoscere l’uso della cannabis con finalità ludiche erano Malta e Lussemburgo i quali resero definitiva la legge rispettivamente nel 2021 e nel 2023. I Paesi Bassi, infatti, sono un caso a parte in quanto consentivano l’utilizzo in quantità limitate nei coffee shops già dagli anni ‘70. Adesso ad entrare in questa ristretta lista è la Germania: alla fine del febbraio 2024 il Bundestag tedesco ha approvato l’introduzione controllata della droga nel Paese e dal primo aprile la coltivazione e il possesso della cannabis sono diventati regolari per gli adulti. La legge, approvata dalla coalizione di governo di centro-sinistra guidata dal cancelliere Olaf Scholz, è valida purché siano osservate le condizioni fissate ed è focalizzata solo sull’uso personale, non sulla vendita al banco o al dettaglio. È stata lanciata l’idea di creare dei “cannabis social club” ovvero associazioni non profit costituite da un massimo di 500 membri i quali possono acquistare fino a 50 grammi al mese, un massimo di 25 grammi al giorno (che scende a 30 grammi al mese con livello di THC inferiore al 10% per i giovani tra i 18 e i 21 anni) e coltivare un massimo di tre piante a persona a patto che questa sia maggiorenne e abbia la residenza in Germania. Sono poi i social club, gestiti da una persona la cui affidabilità deve essere verificata, a doversi occupare della distribuzione della sostanza a prezzi economici garantendo in ogni caso la qualità del prodotto. Tra i divieti figurano la pubblicità relativa alla cannabis all’esterno delle associazioni, il consumo della droga al loro interno o nei pressi (a meno di 100 metri di distanza) di asili, scuole e parchi giochi nelle ore diurne, la sua distribuzione su Internet e miscele della stessa in altri prodotti. Rimane perseguibile il possesso da 30 grammi in pubblico e da 60 in privato con multe dal tetto massimo di 30.000 euro.

Non sono però mancati dubbi e polemiche riguardo il disegno di legge: se da un lato alcuni gruppi di consumatori assidui ritengono ci siano limiti troppo severi, dall’altro c’è chi demonizza il provvedimento. Anche l’opposizione, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), ha espresso una grande incertezza a riguardo parlando di un’alta possibilità di “perdita di controllo” a seguito della legalizzazione. La risposta della maggioranza non si è fatta attendere, è stato infatti comunicato che dopo l’entrata in vigore della legge verranno valutate le reazioni alla salvaguardia dei giovani e sulla criminalità organizzata definite anche dal parere della polizia esperta che farà verifiche nel corso dei primi quattro anni. Il metodo tedesco è conforme ai consigli nati nel corso della Giornata Mondiale contro l’abuso di droghe e il traffico illegale del 2023 in cui un gruppo di esperti dell’ONU ha invitato alla rinuncia di politiche repressive favorendo quelle che invece riducono il danno. Il Ministro della Salute tedesco, Karl Lauterbach, ha poi sottolineato quanto questa legge sia una misura fondamentale per combattere il mercato nero della cannabis in Germania, per prevenire la nocività di un prodotto manipolato in maniera incontrollata e per ridurre drasticamente l’accesso dei giovani a droghe più pesanti. Finché fumare cannabis continua ad essere considerato un tabù sarà quasi una missione impossibile mettere in pratica una legge simile anche in altri Paesi. Il politico ha poi anche comunicato che verrà svolta una vasta campagna di sensibilizzazione con l’obiettivo di allertare la società – soprattutto i giovani – sui rischi del THC (tetraidrocannabinolo), componente psicoattivo della cannabis che provoca danni al cervello, disturbi dell’attenzione e rischio di crisi psicotiche. Ovviamente tutto questo avrebbe anche dei risvolti economici per il Paese (e non da poco): uno studio economico condotto da alcuni ricercatori dell’Università Heinrich Heine di Düsseldorf ha ipotizzato che con questa norma il consumo annuo di 400 tonnellate di cannabis annuo procurerebbe circa 4,7 miliardi di euro ogni anno allo Stato tedesco. Questi profitti sarebbero la conseguenza diretta di tasse sul prodotto, contributi sociali e posti di lavoro.

Ma in tutto questo, cosa ne pensano i cittadini? Secondo un sondaggio di YouGov il 45% dei tedeschi sia contrario, il 40% favorevole e il 15% perplesso, il tutto con una variazione significativa nella risposta legata molto alla fascia d’età di appartenenza: i giovani sono più propensi alla novità, gli ultra 65enni invece non si mostrano d’accordo. Il provvedimento dell’esecutivo tedesco potrebbe sembrare una decisione improvvisa e sconvolgente per qualcuno ma non è una mossa così rivoluzionaria nella storia del Paese. Nel 2019, infatti, molti politici hanno iniziato a chiedere una riforma che favorisse la legalizzazione della cannabis ma già nel 2016 i cittadini tedeschi avevano guadagnato una via “facile” per l’ottenimento della stessa quando il governo aveva concesso ai medici la possibilità di prescrivere cannabis terapeutica a pazienti con determinate patologie. E ancora prima, nel 2007, quando venne approvato il suo utilizzo a scopo medico rendendo la Germania uno dei primissimi Paesi in Europa a legalizzare la cannabis terapeutica.

Quali sono, invece, le leggi in vigore oggi nel resto del mondo? L’utilizzo ludico della cannabis è legale in Uruguay (dove è monopolio di Stato), Corea del Nord (qui non è considerata una droga), Canada, Messico, Thailandia, Sud Africa e Georgia. All’estremo opposto ci sono invece gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita in cui può essere prevista anche la pena capitale. In Italia, invece, con il passare degli anni, le misure punitive legate alla detenzione della cannabis si stanno attenuando e tra le novità risulta la legalizzazione di piccole quantità. Una mossa che porterà nel nostro Paese una legge simile a quella tedesca? Al momento non se ne parla ma se funzionasse potrebbe essere una strada valida per ridurre le operazioni commerciali illegali dal momento che questa droga risulta già essere in forte uso in diverse città italiane. Uno studio condotto diversi anni fa dall’Istituto di Inquinamento Atmosferico di Roma ha infatti messo in evidenza solide tracce di cannabis nell’atmosfera a Torino, Milano, Firenze, Bologna, Napoli e nella Capitale. Siamo quindi sicuri di respirare solo smog?