Nel tronco cavo di un albero in una tenuta di Hagley viene trovato il cadavere di una donna. Qualche tempo dopo cominciano a comparire strane scritte nel villaggio: chi ha messo Bella nell’Olmo delle Streghe?

Perdersi tra gli alberi, smarrirsi nella natura è a volte l’unico modo per dimenticare gli orrori che ci circondano. E dimenticare, spesso, equivale a sopravvivere. Questo è ancora più vero per i bambini: ma non sempre i nascondigli sono sicuri, a volte la natura cela segreti ancor più mostruosi dell’eco delle bombe che, in lontananza, si sentono cadere dal cielo. Bob Farmer era poco più che un bambino la soleggiata domenica d’aprile in cui si arrampicò per la prima volta tra i rami dell’olmo montano, ad Hagley Wood, nel Worcestershire. Era il 1943: l’Inghilterra combatteva la sanguinosa Seconda Guerra Mondiale e le campagne erano piene di sfollati e disperati, in fuga dalle città distrutte. Ma Bob e i suoi amici si erano allontanati dalla guerra, quella mattina, superando le siepi nella tenuta privata di Lord Cobham, in cerca di animali selvatici. Quando Farmer, a capo del gruppetto, aveva visto il grande olmo, con il suo tronco massiccio e la moltitudine di rami, non aveva avuto dubbi: là in cima dovevano esserci delle uova d’uccello. Un tesoro prezioso per un ragazzino. Issandosi sui rami, agevolato dalla particolare conformazione dell’albero, Bob Farmer scalò il tronco fin quasi alla cima ma, una volta arrivato, si rese conto che non c’era nessun nido d’uccello, lassù: l’albero era cavo e nella sua profonda cavità era nascosto qualcosa. Gli ci volle un po’ per riconoscere il teschio, e forse lo avrebbe potuto scambiare per lo scheletro di un animale se non fosse stato per i capelli. O per i denti. Riusciamo a immaginare senza difficoltà la rapidità con cui Farmer saltò a terra e avvisò i suoi amici: tutti e quattro i ragazzini fuggirono via dalla tenuta e giurarono silenzio. Ma il più piccolo di loro, Thomas Willetts, sopraffatto dai sensi di colpa raccontò tutta la vicenda ai suoi genitori, che allertarono la polizia. E così lo scheletro nell’albero divenne uno dei più grandi misteri di tutto il Regno Unito.

Il medico legale chiamato a occuparsi del caso si chiamava James Webster. Dichiarò che la vittima era una donna, morta almeno 18 mesi prima: il decesso fu collocato approssimativamente nell’ottobre del 1941. Fin da subito venne ipotizzato l’omicidio. Lo scheletro era infatti quasi completo, fatto salvo per una mano, che era stata amputata e che venne ritrovata sepolta poco distante dall’olmo. Sulle ossa vennero trovati frammenti di vestiti di un tessuto particolare, taffetà o velluto, e ad un anulare venne rinvenuta una fede d’oro. Nella bocca del teschio vennero rinvenuti frammenti di stoffa: si ipotizzò che la donna fosse morta per soffocamento. Non solo: Webster chiarì che il corpo della donna doveva esser stato messo dentro l’albero subito dopo l’omicidio, perché un cadavere in rigor mortis sarebbe stato impossibile da incastrare nel tronco, grande che fosse la cavità. Più particolari si aggiungevano, più macabro risultava essere il caso. La polizia diresse le indagini su un doppio binario: da un lato grazie alla completezza dello scheletro fu possibile costruire un profilo abbastanza dettagliato della donna; dall’altro, visto che la dentatura del cadavere era estremamente particolare, con gli incisivi un po’ storti, obliqui, vennero inviati i dettagli ai dentisti dell’intero Paese, nella speranza che qualcuno di loro potesse avere informazioni sull’identità della vittima. Fu un nulla di fatto. La guerra imperversava, le persone disperse erano migliaia: delineare una rosa di nomi apparve ben presto un’impresa impossibile.

E poi, poco meno di un anno dopo il macabro ritrovamento, quando le indagini erano ormai in procinto di arenarsi, su un muro a Birmingham comparve una scritta in grado di rendere ancora più strana e inquietante una faccenda già di per sé oscura: “Who put Bella in the Wych Elm?”. Tradotto in italiano significa: “chi ha messo Bella nell’Olmo Montano?”. Ma la parola “Wych”, “montano”, in inglese si legge esattamente come “Witch”, “strega”. E infatti poco dopo apparve una seconda scritta, questa volta su un obelisco proprio ad Hagley, il villaggio dove era stata scoperta la ragazza nell’albero: “Who put Bella in the Witch Elm?”. “Chi ha messo Bella nell’Olmo delle Streghe?”.

La donna nell’albero aveva improvvisamente un nome. “Bella” poteva essere un richiamo alla belladonna, per la stessa linea di pensiero esoterica che aveva trasformato l’olmo montano nell’olmo delle streghe; ma poteva anche essere il nome della vittima. Nel 1944, la polizia denunciò la scomparsa di una prostituta, una donna di nome Bella appunto, che secondo quanto riferito da una sua collega lavorava sulla Hagley Road ed era scomparsa tre anni prima. Nonostante le indagini serrate, però, i due casi non furono mai realmente collegati e la teoria sull’identità della donna nell’albero non venne confermata. Quasi 10 anni dopo, nel 1953, una donna di nome Una Mossop dichiarò alla polizia che suo marito, Jack, aveva confessato che lui e un altro uomo, un olandese di nome Van Ralt, avevano messo la donna nell’albero. Secondo la testimonianza della donna, Mossop e Van Ralt si erano incontrato in un pub di Hagley, il Lyttelton Arms, e qui avevano conosciuto la ragazza, con cui avevano condiviso un drink. Pareva che Jack avesse poi confessato alla moglie che lui e Van Ralt avevano dato un passaggio alla misteriosa sconosciuta al ritorno, ma che questa fosse svenuta in macchina. A quel punto, per “fargliela pagare” e “insegnarle la lezione”, i due uomini l’avrebbero messa nell’albero: cosicché una volta che si fosse svegliata, si sarebbe spaventata e non si sarebbe più ubriacata in quel modo nei pub. La versione di Una Mossop non convinse nessuno, ma le indagini su Jack Mossop, morto 10 anni prima che la moglie confessasse, svelarono che venne rinchiuso in un ospedale psichiatrico di Stafford: aveva incubi ricorrenti in cui una donna lo fissava, dall’interno di un albero. Ci furono svariate altre teorie: si ipotizzò persino che la vittima fosse una spia nazista di nome Clara Bauerle, amante dell’ultimo uomo messo a morte nella torre di Londra, Josef Jakobs, ma la storia fu smentita. Finì per prendere piede, invece, la teoria esoterica. Nel 1945 una professoressa dell’University College di Londra, Margaret Murray, antropologa e archeologa, ipotizzò che Bella potesse esser stata uccisa nell’ambito di un rituale magico: la mano mozzata rimandava infatti a un rituale occulto chiamato “la Mano della Gloria”. Nello stesso periodo nei dintorni di Hagley c’erano stati numerosi casi di rituali culminati nell’omicidio con quella stessa, macabra particolarità.

La verità sulla donna uccisa e nascosta nell’olmo nella tenuta di Lord Cobham non è ancora stata svelata, ed è probabile che non lo sarà mai. Il tempo è nemico della giustizia, perché sotterra i colpevoli e i testimoni, già carenti, quando si tratta di crimini avvenuti durante le grandi guerre. Lo stesso Lord Cobham non è mai stato interrogato, a quanto risulta dagli atti ufficiali; né mai è stato scoperto l’autore delle scritte nei dintorni del parco. Eppure, qualcuno ancora ricorda: ancora oggi, infatti, continuano a comparire scritte che si interrogano sulla sorte di Bella, ad Hagley e dintorni: ma qualunque fosse il suo segreto, è rimasto incastrato tra le fronde, sotto la corteccia, nelle radici dell’albero delle streghe.