In occasione del centenario del manifesto del Surrealismo, Bruxelles diventa teatro di alcune delle esposizioni più significative dell’universo di Magritte e Dalì: un viaggio tra sogno e realtà

Immaginazione, sogno, magia: come carte dei Tarocchi che si svelano rivelando la strada per un viaggio nell’inconscio dell’inesperto lettore, così le opere d’arte possono divenire portali oltre cui addentrarsi per un viaggio profondo nella psiche, fino ai confini più inattesi dell’animo umano. Poche altre correnti hanno saputo più del Surrealismo raccontare questa capacità intrinseca dell’arte, partendo dalla pittura ma investendo molteplici ambiti creativi: gli artisti surrealisti dipingono lo specchio di Alice e poi tendono una mano all’osservatore, invitandolo a varcare quella soglia immaginaria e ad affrontare un viaggio in un mondo onirico, intangibile, irrazionale, posto appena al di là del velo della razionalità che permea tutto ciò che ci circonda.

Il Surrealismo nasce come un’indagine sul mondo onirico, influenzata dagli studi sui sogni di Sigmund Freud: è la traduzione in linguaggio artistico di qualcosa di intangibile, di irrazionale, qualcosa posto appena al di là del nostro raggio di comprensione oggettivo. Un movimento così forte che finì per investire, come detto, diversi ambiti creativi, dall’arte alla moda: durante la Paris Fashion Week di quest’anno Schiaparelli ha omaggiato il Surrealismo con una sfilata in cui a farla da protagonista è stata “l’aragosta”, omaggio all’iconico abito di seta del 1937 con la voluminosa aragosta disegnata sopra firmato dalla designer italiana e da Salvador Dalì in persona.

Il 2024 è l’anno in cui il Surrealismo celebra i suoi primi 100 anni: nel 1924 veniva infatti pubblicato il Manifeste du Surréalisme, a firma dell’artista André Breton, e contemporaneamente in Belgio si espandevano le stesse tendenze, grazie alla mano esperta di Paul Nougé, Marcel Lecomte e Camille Goemans, che – usando l’umorismo come arma sovversiva – realizzarono una serie di 22 trattatelli dal titolo Correspondance in forma anonima ma conciliando le ricerche estetiche con l’impegno politico. Bruxelles celebra i capisaldi di questa corrente artistica – che ha saputo portare l’immaginazione, l’inconscio e il viaggio onirico al centro della tela – con un palinsesto che parte dalle due mostre principali e si riverbera in una serie di eventi che coinvolgono tutta la città, dai Musei Reali delle Belle Arti del Belgio al Bozar (Centro delle Belle Arti di Bruxelles), alla Biblioteca reale fino ovviamente al Museo Magritte.

Al Royal Museums of Fine Arts of Belgium è stata inaugurata la mostra centrale di questa cornucopia di celebrazioni, che andrà avanti fino al 21 di luglio. Si intitola Imagine! 100 Years of International Surrealism ed è stata organizzata in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi. Sono esposte oltre 130 opere firmate dai più celebri protagonisti del movimento surrealista: Salvador Dalì, Max Ernst, Joan Mirò, Giorgio De Chirico. Non solo dipinti: verranno esposte anche sculture e fotografie, volte a mettere in luce contatti e diversità con i movimenti passati, in primo luogo il Simbolismo. Il percorso espositivo è organizzato come un viaggio tra i temi più cari al Surrealismo: il sogno, il labirinto, la metamorfosi, l’ignoto, il subconscio. Quando sarà calato il sipario su Bruxelles, la mostra itinerante farà tappa ad Amburgo, Madrid e Philadelphia.

Un’altra mostra prevista al Bozar celebra il centenario del Surrealismo: si tratta di Histoire de ne pas rire, Surrealism in Belgium che sarà visitabile fino al 16 giugno e che pone l’accento sulla ricercatezza delle opere degli artisti che in Belgio in particolar modo avevano uno stile particolarmente eccentrico ma ricco di richiami al contesto storico e politico dell’epoca. In particolare, verranno esposte le opere di Paul Nougé, René Magritte, Jane Graverol, Marcel Mariën, Rachel Baes, Leo Dohmen, Paul Delvaux, Max Ernst, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico.

Da citare infine l’esposizione organizzata al Museo Magritte, studiata come un dialogo tra il mondo del pittore e le creazioni poetiche di Jean-Michel Folon, passato alla storia come “l’ultimo cartellonista” del Novecento, illustratore, pittore e scultore belga. La mostra, visitabile fino al 21 luglio, unisce due mondi immaginari unici in un “incontro onirico” che non può che affascinare. Per Folon, Magritte era uno “dei padri” della sua generazione.

Ma non solo a Bruxelles si celebra il centenario della corrente artistica: a Lugano il Museo d’arte della Svizzera italiana ha organizzato una mostra che mette a confronto le foto di Ernst Scheidegger, il “fotografo degli artisti”, che nel corso della sua vita ha fotografato alcuni dei volti più noti dell’arte novecentesca (da Joan Mirò a Salvador Dalì), con i quadri degli artisti rappresentati sulla pellicola. In Italia è stata organizzata la mostra Mirò – la gioia del colore al Palazzo della Cultura di Catania, tutta centrata sulla collezione del pittore; e infine negli USA, per la precisione ad Austin in Texas, dal 7 settembre sarà visitabile la rassegna Log Live Surrealism! 1924 – Today in cui verranno esposti pezzi unici prestati da collezioni che spaziano da Leonora Carrington a Max Ernst fino a Wilfredo Lam: sarà visitabile fino all’8 dicembre al Blanton Museum of Art.

Il mondo dell’arte italiano ha anticipato i festeggiamenti per il centenario con la mostra internazionale Surrealismo e magia organizzata al Peggy Guggenheim Collection di Venezia prima e al Museum Barberini di Potsdam. L’esposizione, curata dalla dottoressa Gražina Subelytė, per la prima volta ha posto l’accento sull’interesse degli artisti per le materie occulte, la magia, l’esoterismo, la mitologia, mettendo in evidenza i vari modi in cui la magia e l’occulto hanno caratterizzato lo sviluppo di questa corrente artistica in cui l’artista viene spesso visto come un alchimista, un mago, un visionario, e la magia diventa sinonimo di un discorso poetico e filosofico legato a un processo di emancipazione personale profondo.

Quest’ultimo punto non è cosa da poco e dà forse la chiave di comprensione dell’intero movimento che non è – né è mai stata – univoca, razionale, logica. Forse è assurdo anche solo provare a trovare un filo conduttore nell’arte, e rimane valida la metafora dello specchio: Alice e il Cappellaio non possono vedere lo stesso riflesso quando si specchiano, ma non significa che entrambi non siano disposti a saltare al di là del vetro ed esplorare il proprio mondo interiore. Il Surrealismo ha un messaggio che è per tutti e per tutti diverso, ma che è sempre rimasto attuale, come attuali sono i temi che lo compongono: amore, erotismo, umorismo, meraviglia, sogno. Come scriveva Breton, la realtà stessa, per essere considerata assoluta, avrebbe dovuto accogliere anche il sogno e fonderlo in una condizione di surrealtà: perché solo unendo ciò che si vede con ciò che si percepisce si può avere un’immagine completa della propria.