Jeannette DePalma ha appena compiuto 16 anni quando scompare. Viene ritrovata morta un mese dopo, il corpo abbandonato in un bosco, circondato da simboli occulti. Il killer non è mai stato trovato
La cava Houdaille a Springfield Township, nel New Jersey, è conosciuta nel mondo come il “Grand Canyon” della contea di Union. È un luogo particolare, molto panoramico, diviso in due dalla Interstate 78: sorge tra la riserva di Watchung e la Hidden Valley Park ed è un paradiso naturale per la fauna e la flora locale. Passeggiando per il suo territorio, in una delle rare occasioni in cui l’accesso è consentito al pubblico, è possibile vedere tacchini selvatici, volpi, coyote, uccelli migratori… specie uniche, minacciate dallo sviluppo industriale dell’area e dal cambiamento climatico. Uno dei punti più panoramici di tutta la cava è un’alta scogliera, che la gente del posto chiama “Devil’s Teeth”, “Denti del Diavolo”. Nient’altro che una formazione rocciosa, ovviamente. Se non fosse per quelle voci, che raccontano la storia di 13 streghe sepolte sotto la Johnston Drive, il tratto di strada che collega Watchung alla cittadina di Springfield. E per quella ragazza, 16 anni appena compiuti, scomparsa nel lontano agosto del 1972 e ritrovata senza vita proprio in cima a quella scogliera…
Jeannette Christine DePalma era nata e cresciuta a Springfield, in Clearview Road. Era di buona famiglia: i DePalma erano per molti versi l’esempio perfetto di famiglia americana degli anni ‘60, molto legati ai valori cristiani, conosciuti nel quartiere, ben visti dai vicini. Jeannette era sempre stata una brava ragazza, ma negli ultimi tempi, come spesso accade durante l’adolescenza, aveva iniziato a mostrare segnali di insofferenza verso le regole della famiglia, a ribellarsi quel po’ che basta a ogni genitore al mondo per capire che il figlio è entrato ufficialmente in pubertà. Tutto nella norma, in realtà, almeno fino al 7 agosto del 1972: nella soleggiata e afosa mattina estiva, Jeannette disse alla madre che sarebbe andata in treno a casa di un’amica, la salutò con un bacio sulla guancia e uscì. Alla sera non era ancora tornata e, passato l’orario di cena, i genitori iniziarono a preoccuparsi sul serio: telefonando alla compagna di Jeannette scoprirono che la figlia non era mai arrivata a destinazione e, dopo una notte senza notizie, i DePalma presentarono denuncia di scomparsa alla polizia di Springfield. Era l’inizio di un incubo che sarebbe andato avanti per 6 settimane, solo per poi concludersi nel modo peggiore il 19 di settembre.
Un uomo stava passeggiando lungo i sentieri pronti a cambiare colore per il foliage autunnale della cava Houdaille, quando il suo cane, spintosi più avanti verso la scogliera del Diavolo, tornò da lui trotterellando con qualcosa di sinistro in bocca. Era un osso umano e a un’occhiata più ravvicinata l’uomo scoprì che si trattava di un avambraccio destro. I resti di Jeannette DePalma erano poco lontani: vennero trovati in cima alla scogliera, circondati da piccole croci di legno improvvisate, contenuti in un perimetro fatto di rami e tronchi caduti che aveva l’inquietante aspetto di una bara.
A Springfield, si scatenò l’inferno.
I testimoni presenti sulla scena al momento del ritrovamento del cadavere parlarono di misteriosi “oggetti occulti” trovati intorno al corpo, alcuni dissero che i resti erano adagiati su un pentagramma, e, benché i racconti divergano su alcuni punti e nonostante il diniego della polizia a fornire ulteriori dettagli, tutti concordarono sul fatto che “cose strane” circondavano il povero corpo di Jeannette, lassù sulla scogliera. La speranza che l’autopsia potesse far luce sull’accaduto si dimostrò vana: il corpo della ragazza non presentava tracce di fratture ossee, ferite da arma da fuoco, colpi di coltello; non c’erano sostanze sul corpo o nei dintorni, non venne riferito alcunché relativamente a ecchimosi o segni di altro genere sul cadavere. Il medico legale dichiarò di avere il sospetto che la morte fosse sopraggiunta per strangolamento, benché non arrivò mai a comprendere come mai nei resti della vittima venne trovata una quantità insolitamente elevata di piombo, inspiegabile dal momento che non c’erano ferite che potessero giustificare quei rilievi.
Ci furono, naturalmente, dei sospettati: il principale fu un senzatetto che abitava nei boschi vicino alla cava, conosciuto dalla gente del posto come “Red”, “il Rosso”, scomparso poco dopo la morte di Jeannette; ma ben presto l’ufficio del procuratore della contea di Union stabilì che il vagabondo era innocente e le indagini si risolsero in un nulla di fatto. Venne seguita anche la pista della droga, si ipotizzò che Jeannette potesse essere morta per un’overdose, ma dalle analisi autoptiche non saltò fuori alcunché che potesse avvalorare questa ipotesi. Ci vollero due settimane perché sui giornali locali – il Newark Star-Ledger in primis e poi il New York Daily News – si cominciasse a parlare di sacrificio umano. Era una pista pericolosa che la polizia fece di tutto per smentire: ma la strana storia della scogliera del Diavolo, unitamente agli oggetti rinvenuti di fianco al corpo della vittima e alle teorie diffuse da James Tate, il pastore della Chiesa delle Assemblee di Dio frequentata dalla famiglia DePalma, finirono per far dilagare il panico. Il New Jersey, infatti, si stava a fatica riprendendo dallo shock per gli omicidi di John List, che meno di un anno prima aveva massacrato la famiglia perché sospettava si stesse “allontanando dalla fede religiosa” e credeva che ucciderli avrebbe “assicurato alle loro anime un posto in paradiso”. Anche la pista satanista, comunque, ebbe il solo risultato di spaventare l’opinione pubblica. Il nome di Jeannette DePalma venne iscritto nel registro dei casi irrisolti e lì rimane ancora oggi, 52 anni dopo.
Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del Duemila l’editore della rivista Weird NJ, Mark Moran, si dedicò a una nuova indagine sul caso e richiese il fascicolo di DePalma alla polizia ma il dipartimento ribatté che era andato perduto durante l’alluvione causata dall’uragano Floyd nel 1999. Dall’indagine di Moran e del corrispondente Jesse P.Pollack nacque un libro, Death on the Devil’s Teeth: The Strange Murder That Shocked Suburban New Jersey. Nella primavera del 2021, sempre Pollack intervistò il serial killer del New Jersey Richard Cottingham (noto come “il killer del torso”) che rilasciò una serie di dichiarazioni alludendo al fatto che “forse” aveva “rapito e ucciso” DePalma mentre la ragazza “faceva l’autostop”. Cottingham ha accettato di parlare con i detective e Pollack ha inoltrato la corrispondenza all’ufficio del procuratore della contea di Union: le sue dichiarazioni sono state stampate nell’edizione del 2022 di Death on the Devil’s Teeth. Ma, come un fil rouge inquietante, anche questa pista si perde nella nebbia, in quella foschia umida che risale dai fiumi e permea il bosco nelle mattine più afose; in quella bruma naturale e pericolosa che ha avvolto la figura di una 16enne americana mentre si inerpicava sulla scogliera del Diavolo e l’ha presa con sé, per non restituirla mai più.