Svolta nel Cold Case McCann: un testimone sembra confermare la tesi dell’accusa, si stringe il cerchio intorno a Brückner
Sono passati 17 anni da quando Madeleine McCann scomparve, all’età di tre anni, da un resort di Praia da Luz in Algarve, regione vacanziera del Portogallo. 17 anni di silenzio inossidabile, prove circostanziali, dubbi irrisolti e assenza, il vuoto della mancata giustizia, il limbo di una famiglia che non ha mai avuto sollievo da un’agonia lunghissima. Una grande verità – che non serve essere criminologi o esperti forensi per comprendere – è che più passa il tempo più diventa difficile arrivare alla verità, in quelli che comunemente chiamiamo “cold case”. In Italia di esempi che fanno purtroppo scuola ne abbiamo tanti, basta citare la giovane Emanuela Orlandi. I colpi di scena a volte arrivano e si spera sempre che sia la luce in fondo al tunnel, ma fino all’ultima svolta è difficile sapere se non si tratti invece della luce di un treno in una galleria troppo stretta.

Un colpo di scena, nel caso McCann è arrivato. Un uomo di nome Laurentiu Codin, che nel 2020 è stato compagno di cella dell’unico sospettato nella scomparsa di Maddie, il tedesco Christian Brückner, ha dichiarato lo scorso 25 settembre davanti ai giudici di un tribunale di Braunschweig, in Germania, che l’uomo gli avrebbe detto “che anni prima viveva in Portogallo e che rubava in una regione dove c’erano tanti ricchi. Un giorno mi riferì che si intrufolò in un appartamento per soldi, ma non c’era niente, a parte una bambina. Allora prese la piccola e scappò“. Secondo Codin, non sarebbe nemmeno stato solo: «dopo due ore c’era polizia ovunque ma mise la bambina in macchina e riuscì a dileguarsi. Mi disse che con lui c’era un’altra persona, probabilmente una sua ex ragazza».
La testimonianza di Codin sembra confermare la ricostruzione degli inquirenti, secondo cui le prove contro Brückner sarebbero state già in passato “inconfutabili” seppur non abbastanza forti da portare a una condanna definitiva. L’uomo ha aggiunto davanti ai giudici tedeschi che Brückner gli avrebbe chiesto se, secondo lui, “il Dna fosse rintracciabile da ossa sottoterra“. «C’erano voci su una bambina di cui lui avrebbe abusato su un bus abbandonato insieme ad altre, ma non so se questo sia vero. Inoltre andava nel panico al pensiero che un capello o un’altra minuscola traccia potesse metterlo nei guai». Alla domanda sul perché Brückner si sarebbe confessato con lui, Codin ha dichiarato: «presumendo che non sarebbe mai uscito dal carcere mi chiese il favore di bruciargli il suo rifugio poco fuori Branschweig, una volta rilasciato. Mi diceva tutte queste cose perché credeva fossi anche io un pedofilo».
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Brückner, l’unico sospettato
Facciamo un passo indietro e ricostruiamo la figura di Christian Brückner, unico reale sospettato nel caso di Maddie McCann. Quando il suo nome venne fuori erano passati già 13 anni dalla scomparsa della bambina: era il 2020 e in giugno la polizia rivelò che un uomo – all’epoca aveva 43 anni – che era stato condannato in Germania per stupro aggravato e abusi su una donna di 75 anni e su tre bambine di età compresa tra i 10 e i 14 anni era sospettato nel caso McCann. Venne fuori infatti che all’epoca della sparizione, Brückner aveva eseguito più volte lavori di riparazione presso l’Ocean Club di Praia da Luz, dove la famiglia McCann si trovava al momento della tragedia.




Era un momento molto delicato nelle indagini e la pista rinvigorì l’entusiasmo: il caso era stato riaperto nel 2010 dopo che i coniugi McCann avevano pubblicato un libro sulla tragedia denunciando i pochi progressi fatti dalla polizia tanto portoghese quanto britannica e gli errori che si erano accumulati fin dal primo momento: la scena del crimine era stata contaminata, i posti di blocco erano stati lenti, le case nei dintorni dell’abitazione da cui Maddie era sparita – la 5A – non erano mai state perquisite, e così via. Per un lungo anno erano stati indiziati anche i genitori della bambina, accusati di aver ucciso incidentalmente Maddie somministrandole una dose di calmanti per farla stare buona; i McCann erano stati scagionati nel luglio 2008 e dopo la pubblicazione del libro l’intercessione del Governo britannico e dell’allora primo ministro David Cameron aveva permesso una ripresa delle indagini. È chiaro quindi che un nome “promettente” come quello di Brückner diede nuova linfa vitale a un caso internazionale che aveva ottenuto una visibilità enorme a livello globale.
Tuttavia, benché i procuratori tedeschi fossero convinti tanto allora quanto in seguito della colpevolezza di Brückner, la mancanza di un corpo e di testimonianze ha sempre reso vani i tentativi di incriminazione definitiva. Nell’estate del 2023 gli inquirenti hanno condotto tre giorni di ricerche nei pressi di una diga di Arade, nell’Algarve, dove Brückner lavorava, ma non ci sono stati risultati soddisfacenti. Non è stato trovato niente nemmeno in un hard disk e in altri materiali rinvenuti nel rifugio del sospettato poco lontano da Braunschweig, proprio quello di cui è tornato a parlare Codin. Le rivelazioni di quest’ultimo adesso andranno accertate, nella speranza di poter mettere un punto a una storia tanto orribile.
La notte della scomparsa

L’Ocean Club a Praia da Luz, divenuto così tristemente famoso in quella primavera del 2007, è ancora aperto. Sorge in una bellissima area del Portogallo, l’Algarve come dicevamo. Un luogo affascinante fatto di lunghe spiagge riparate da falesie e scogliere mozzafiato, sabbia dorata e maree oceaniche che si mostrano in tutto il loro splendore davanti agli occhi sorpresi dei turisti. La famiglia McCann era arrivata il 28 di aprile a Praia da Luz: Gerry e Kate avevano tre figli, oltre a Madeleine anche due gemellini all’epoca duenni, Amelie e Sean. Il resort è celebre per la sua dimensione familiare: mette a disposizione una serie di appartamenti e villini con cucina e comprende quattro piscine, diversi cambi da tennis e un club per bambini, che all’epoca aveva persino l’asilo notturno. Il ristorante all’aperto, il Tapas, distava 60 metri in linea d’aria dall’appartamento in cui i McCann erano stati sistemati, il 5A. La famiglia era in vacanza con alcuni amici, 9 persone in tutto, e gli adulti ogni sera andavano a cenare al Tapas lasciando i bambini addormentati nelle case e facendo a turno per andare a controllarli mentre loro cenavano. Dopo la tragedia raccontarono agli inquirenti che non era diverso da qualunque altra cena nel giardino di casa.
La sera del 3 maggio, 6 giorni dopo il loro arrivo in Algarve, fu Kate ad alzarsi e andare a fare il giro di controllo dei piccini: arrivata al 5A si rese conto che qualcosa non andava, che la finestra era spalancata e così anche la porta della camera della piccola Maddie, che pareva essere scomparsa nel nulla.
Kate McCann diede l’allarme e nel giro di un’ora l’intero Ocean Club stava cercando la bambina: i villeggianti, i familiari, gli amici e la polizia. Ma in Portogallo la sparizione di un essere umano, anche così piccolo, non è considerata formalmente un reato e quindi le prime squadre di ricerca spontanee svolsero un lavoro sommario e, chiaramente, inefficace. Questo benché un’amica dei McCann dichiarò da subito di aver visto un uomo intorno alle 21:30 attraversare la strada con una bambina addormentata in braccio.




Nell’arco di 10 giorni intervenne Scotland Yard, la polizia britannica, che affiancò quella portoghese, e il caso divenne globale con l’arrivo in Portogallo di giornalisti provenienti da ogni continente. Nel mese di luglio cominciarono ad avvenire ispezioni nell’appartamento e nell’auto dei McCann e come abbiamo visto persino i genitori vennero iscritti nel registro degli indagati, scagionati poi nel 2008. Ma fu un anno lungo: i cronisti di alcuni giornali – che vennero poi querelati – si lanciarono nelle audaci ricostruzioni secondo cui nell’appartamento e nell’auto presa a nolo dai McCann sarebbero state trovate tracce della bambina, che sarebbe quindi stata uccisa incidentalmente dai genitori, nello specifico dalla madre, con una dose eccessiva di calmanti propinati per farla stare calma e lasciar godere ai genitori la cena. Le tensioni tra la polizia portoghese e Scotland Yard si acuirono: basti pensare che l’ex investigatore della polizia portoghese Gonçalo Amaral non smise mai di accusare gli stessi McCann della scomparsa della bimba dapprima formalmente e poi in libri e riviste, tanto che i McCann ingaggiarono una battaglia legale per diffamazione e violazione della privacy che finì in un nulla di fatto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. A seguire la famiglia, rientrata in Inghilterra, fondò un sito web dedicato alle indagini sulla ricerca della figlia e nel 2010 scrisse un libro che trattava l’intera vicenda.
di: Micaela FERRARO
FOTO: ANSA/SHUTTERSTOCK