È stato trovato un racconto inedito di Bram Stoker: si intitola “Gibbet Hill” e ha visto la luce dopo più di 130 anni

Potrebbe sembrare l’inizio di un film di Halloween: un farmacista irlandese appassionato di Bram Stoker subisce un intervento chirurgico per un problema all’udito ed è costretto a prendersi un anno sabbatico. Mentre i giorni si rincorrono uno dietro l’altro, lunghi e monotoni, l’uomo prende l’abitudine di visitare quotidianamente la Biblioteca nazionale d’Irlanda, poco distante dal luogo in cui vive, il quartiere di Marino, lo stesso in cui nacque anche Stoker. E qui, dopo un mese passato a spulciare nell’archivio dei giornali britannici con l’idea di scrivere un romanzo storico basato sul suo autore prediletto e su altri personaggi realmente esistiti, si imbatte in qualcosa di totalmente inaspettato. Una pubblicità che cita un racconto firmato da Stoker di cui lui non ha mai sentito parlare.

Naturalmente se si trattasse di un film a questo punto comincerebbero a verificarsi fenomeni soprannaturali e un po’ inquietanti, ma la realtà, per quanto meno creepy, non delude. L’uomo, Brian Cleary, farmacista al Rotunda Hospital di Dublino, trova la pubblicità nell’edizione del Daily Express del primo gennaio del 1891: il trafiletto indica una serie di articoli e racconti scritti per un supplemento dell’edizione di Natale, pubblicata il 17 dicembre del 1890 e Cleary si mette quindi alla ricerca del racconto. Lo trova: si intitola “Gibbet Hill”, ha diversi punti in comune – in retrospettiva – con Dracula e quando giunge alla fine Cleary si rende conto di essere l’unico essere umano in vita ad averlo letto. 

La scoperta di Gibbet Hill sorprese non poco anche gli storici. La direttrice della biblioteca Audrey Whitty, intervistata dal New York Times ha dichiarato che nemmeno gli studiosi sapevano dell’esistenza di questo racconto. Come sia sfuggito a tanti esperti? La risposta è per molti versi banale: “bisogna leggere anche le pubblicità”, come ha sottolineato Cleary. Le parentesi, i box, tutto ciò che già ai tempi della scuola ci alleniamo a saltare perché reputiamo che ciò che davvero è importante è sottolineato, in grassetto, risalta insomma sulla pagina come un cartello per l’autostrada. La vita poi, con calma, dimostra come invece tutto ciò che conta davvero sia ciò che non si vede, celato dietro gli angoli delle strade secondarie, appena oltre la portata del nostro occhio distratto. 

Gibbet Hill, il racconto perduto 

Ma di cosa parla Gibbet Hill? Definito da Cleary ai microfoni dell’Irish Times bizzarro e inquietante”, reso tale forse anche dal fatto che lo ha letto per la prima volta in un luogo “solenne e silenzioso” come la Biblioteca nazionale, il racconto inedito di Stoker è una storia di fantasmi ambientata in un luogo reale, una collina nel Surrey, Inghilterra, dove a fine Settecento tre persone uccisero un marinaio e vennero poi scoperte e impiccate. L’omicidio è ancora oggi ricordato con una pietra commemorativa chiamata Sailor’s Stone, “la pietra del marinaio”. Proprio qui, nel racconto di Stoker, un uomo viene aggredito da un bambino e due bambine “inquietanti”, che lo sottopongono a un rito e lo minacciano con un coltello: tre figure la cui giovane età contribuisce a rendere ancora più “strane” all’occhio del lettore. 

Secondo Paul Murray, autore di una delle più accurate biografie su Bram Stoker e lui stesso scopritore di alcuni racconti inediti in passato, contattato dalla Biblioteca dopo il ritrovamento dell’inedito di Cleary, si tratta di una “classica storia alla Stoker, la lotta tra il bene e il male, il male che si manifesta in modi esotici ed inspiegabili”. Cleary e Murray concordano sul fatto che il racconto richiama alcuni elementi di Dracula, anticipandoli per certi versi: il gusto per l’immaginario gotico, la forte contrapposizione tra normalità e orrore, quotidianità e inquieto, vita e morte. Ma anche il linguaggio è similare, e, come Murray mette ben in evidenza, si ritrova tra le pagine di Gibbet Hill un’idea che accompagna tutte le opere di Stoker (e che verrà poi ripresa da altri grandi maestri del terrore dopo di lui): la convinzione che il bene e il male siano profondamente incarnati in un certo posto fisico (il castello di Dracula, Hill House, Derry…) e che il male “sia estremamente crudele, distruttivo e privo di motivazione”, esattamente come appare sulla collina di Gibbet Hill. Le date sembrano confermare la teoria di un “accavallamento” tra le due opere: Stoker aveva già iniziato ad abbozzare Dracula nel marzo del 1890, 9 mesi prima della pubblicazione del racconto nell’edizione di Natale del Daily Express.

Castello di Bran, noto anche come Castello di Dracula. SHUTTERSTOCK

Gibbet Hill in libreria

Gibbet Hill sarà presto nelle mani dei lettori appassionati di Stoker e dell’horror in generale, in tempo per Halloween (il link per preordinare è questo): il racconto verrà presentato per la prima volta al Bram Stoker Festival di Dublino, dal 25 al 28 ottobre, un festival dedicato alla vita e le opere del celebre scrittore. Il libro verrà pubblicato unitamente a uno scritto della madre di Stoker, Charlotte, e il ricavato verrà devoluto al fondo “Charlotte Stoker” per la ricerca sulla sordità nei bambini, tema per il quale la donna si batté a lungo. Non è un caso: Bram (Abraham all’anagrafe) Stoker era nato nel 1847 a Dublino e da bambino aveva avuto gravi problemi di salute che lo avevano costretto a letto fino ai 7 anni di età. Oltre che su di lui questo periodo aveva ovviamente messo a dura prova anche la sua famiglia tanto che sua madre rimase sempre molto attiva nel campo delle malattie infantili e si batté perché lo Stato irlandese provvedesse all’assistenza e all’istruzione dei bambini sordi. Un tema che tocca da vicino anche Cleary, come abbiamo visto all’inizio. Una coincidenza che mette nuovamente in parallelo il farmacista alla famiglia del papà di Dracula.

Un salto nel passato: chi era Bram Stoker

Targa commemorativa. SHUTTERSTOCK

Uno degli errori più comuni che si commettono quando si studiano le grandi opere della letteratura sui banchi di scuola, è quello di sottovalutare la vita dello scrittore che quell’opera l’ha prodotta. È così un classico da essere un cliché: il paragrafo “la vita e le opere” sull’antologia fa sbuffare la maggior parte degli studenti eppure è proprio lì, tra le righe svogliate di un’esistenza che sembra così lontana dalle nostre, che si annida la chiave di lettura per sbrogliare la matassa del mistero in quelli che poi, volenti o nolenti, diventeranno i nostri libri preferiti quando saremo abbastanza grandi da apprezzarli (vale a dire quando riusciremo a leggerli superando il trauma dell’imposizione scolastica). 

Nel caso di Bram Stoker questo è particolarmente vero. Il suo Dracula è una delle storie horror più iconiche di tutti i tempi e sembra dunque assurdo pensare che il suo autore è morto povero e dimenticato e non ha mai potuto godere della gloria del successo; ma ancora più assurdo è pensare che il vampiro più affascinante della storia sia nato dal trauma infantile di una malattia molto lunga e che il suo autore non abbia nemmeno mai visitato la Transilvania. 

Facciamo dunque un passo indietro. 

Stoker – al secolo Abraham – era nato l’8 novembre del 1847 a Clontarf. La sua era una famiglia numerosa: era il terzo di 7 figli e i suoi genitori erano particolarmente religiosi. Fu un’infanzia difficile, tediata da problemi di salute abbastanza gravi da costringerlo a letto fino agli 8 anni, età in cui fu in grado di iniziare a frequentare la scuola. In ritardo rispetto agli altri bambini mostrò comunque da subito una innata propensione all’apprendimento e nel tempo si dedicò anche con successo all’attività fisica, vincendo pare alcune gare di atletica e facendo suo, al tempo dell’università, il detto “mens sana in corpore sano“. Ma in quegli 8 anni che passò rinchiuso in una camera e segregato in un letto, con l’unica compagnia della propria fantasia, arma e scudo ma anche porta per evadere da un corpo che non riusciva a sorreggerlo, si segnò il suo destino come autore. 

Fu tra le pareti buie e fredde della sua cameretta che il padre di tutti i vampiri nacque, o quantomeno che il seme venne piantato: un castello tenebroso, un vampiro che rifugge la luce del sole e dorme in una bara, per svegliarsi solo di notte, mentre il resto del mondo sta dormendo…

Comunque, Stoker si laureò al Trinity College di Dublino, una delle più prestigiose istituzioni al mondo e una delle più antiche in Irlanda, nel 1870. Divenne critico teatrale per il Dublin Evening Mail, divenendo famoso per lo stile delle sue recensioni, e negli anni ’70 dell’800 iniziò a pubblicare alcuni racconti che contribuirono a far circolare il suo nome nell’ambiente letterario. Si sposò nel 1878 con Florence Balcombe (corteggiata prima anche da Oscar Wilde, grande amico di Stoker) e si trasferì a Londra, dove divenne curatore dello storico teatro Lyceum Theatre, in Wellington Street, nella città di Westminster. L’anno seguente divenne padre: nacque quello che sarebbe rimasto il suo unico figlio, Irving Noel Thornley Stoker

Whitby, con l’abbazia del XIII secolo e la chiesa di Santa Maria sulla scogliera che domina la città, North Yorkshire, Inghilterra, che ispirò il romanzo Dracula di Bram Stoker. SHUTTERSTOCK

Fu in questo periodo, a Londra, che Stoker cominciò ad approfondire le proprie conoscenze sul folclore dell’Europa orientale, specializzandosi sulla figura del vampiro. Lo fece a distanza, senza visitare mai la Romania, la Transilvania; ma non importava: Dracula viveva nella sua testa fin dalla più tenera età, doveva solo trovare il modo di portarlo alla luce. E gli riuscì piuttosto bene, benché il romanzo – classificato subito come letteratura d’orrore – non fu subito un successo: il manoscritto originale – 541 pagine – venne perso e fu ritrovato negli anni ‘80 del ‘900 in Pennsylvania. Il ritrovamento rilanciò il libro, che ebbe maggior successo ai giorni nostri (anche grazie alle trasposizioni cinematografiche, prima fra tutte Nosferatu del 1922, ma poi anche l’opera di Francis Ford Coppola del 1992 che ottenne tre premi Oscar) rispetto a quanto ne avesse avuto quando Stoker era in vita. 

Con il senno di poi potremmo dire che la figura del Conte Dracula ha accompagnato Stoker durante tutta la sua vita e, una volta riversata sulle pagine, al suo autore non sia rimasto null’altro da fare che spegnersi lentamente. Scrisse ancora: La dama del sudario, la Tana del verme bianco, opere meno conosciute oggi. Ma poi negli ultimi anni della sua vita le condizioni fisiche di Stoker tornarono a peggiorare, com’era stato durante l’infanzia: ebbe diversi problemi al cuore e morì il 20 aprile del 1912 a 64 anni, secondo alcuni per un ictus, secondo altri per sifilide terziaria. Fu cremato: le sue ceneri sono conservate in un’urna al Golders Green Creatorium and Mausoleum di Londra. 

Sfoglia la galleria: Dracula al cinema

di: Micaela FERRARO

FOTO: SHUTTERSTOCK/ANSA