Madeleine ha tre anni quando scompare da un resort durante una vacanza in Portogallo con la sua famiglia: non è mai stata ritrovata

La paura del “mostro sotto il letto” si radica così profondamente in noi da bambini che tante volte torna ad affacciarsi alla soglia della coscienza anche quando diventiamo adulti. È quel brivido che ci spinge a infilare i piedi sotto il lenzuolo in piena estate, quella sensazione in fondo allo stomaco che ci fa accelerare il passo quando di notte percorriamo il corridoio dal bagno verso la camera. Tutti noi sappiamo che il “mostro” sotto il letto è solo una creazione della nostra mente. Un modo per rendere concreta una paura a cui non sapevamo dare un nome quando eravamo piccoli. Ma a volte… a volte quella paura è reale quanto lo sono io mentre racconto questa storia. A volte, il Mostro esiste sul serio e non c’è lenzuolo, lucina o filastrocca che possa tenerlo lontano. Forse, se Madeleine McCann fosse scomparsa in qualunque altro posto o in qualsivoglia altra circostanza, il suo caso non avrebbe avuto l’impatto mediatico che invece ebbe. Ma la notte del 3 maggio 2007, in quel resort portoghese affacciato su una delle baie più belle d’Europa, si concretizzarono le peggiori paure di qualunque genitore. I McCann misero a letto la figlioletta di tre anni, le rimboccarono le coperte, le lessero la favola della buonanotte e la lasciarono addormentata, protetta sotto la sua copertina, con il suo peluche rosa. Salvo scoprire, quando tornarono a controllarla, che era scomparsa: portata via nella notte da quello che sarebbe dovuto essere il posto più sicuro al mondo. La sua camera. Il suo letto. 

L’Ocean Club a Praia da Luz sorge in una bellissima area del Portogallo: l’Algarve. Un luogo affascinante, con le sue lunghe spiagge riparate da falesie e le scogliere mozzafiato, la sabbia dorata e le maree oceaniche che si susseguono davanti agli occhi dei turisti. È difficile osservare questo angolo di paradiso e immaginare che qualcosa di brutto possa accadere, sotto il suo sole cocente o col favore della luna brillante mentre fiumi di vino scorrono nei calici tra risate e spensieratezza. La famiglia McCann veniva da Rothley, nel Leicestershire, edera arrivata a Praia da Luz il 28 aprile. Gerry e Kate, insieme ai tre figli Madeleine, Amelie e Sean, gemelli di due anni, si erano sistemati in un appartamento che sarebbe diventato tristemente famoso di lì a poco, il 5A. Erano in vacanza insieme ad alcuni amici, 9 adulti in tutto. Avevano scelto l’Ocean Club per la dimensione familiare: il resort metteva a disposizione una serie di appartamenti e villini con cucina ed entro i confini del campeggio c’erano quattro piscine, diversi campi da tennis e un club per bambini, che comprendeva anche un asilo notturno. Vicino all’appartamento di Gerry e Kate, a 60 metri in linea d’aria, c’era il ristorante all’aperto del resort, il Tapas: la posizione era così favorevole che gli adulti lo avevano eletto a posto ideale per la cena e ogni sera facevano a turno per andare a controllare i bambini che dormivano nelle loro stanze, mentre loro cenavano. Non era diverso, avrebbero poi spiegato, da una qualunque cena nel giardino di casa.

Lo pensarono fino allo scoccare delle 22 del 3 maggio, quando Kate si alzò e colmò la distanza che la separava dal 5A. In seguito raccontò di essersi resa conto immediatamente che qualcosa non andava: c’era troppa luce, la porta della camera dei bambini era spalancata, i vetri della finestra aperti, tanto che un colpo di vento fece sbattere tutto prima che lei potesse rendersi conto che il letto di sua figlia era vuoto. In poco meno di un’ora la stavano cercando tutti: i villeggianti, la polizia, i familiari e gli amici; il nome della bambina risuonava lungo la spiaggia, tra gli alberi, per le strade. Ma di Madeleine si era persa ogni traccia. In Portogallo la sparizione di un essere umano non è considerata formalmente un reato. Vennero organizzate squadre di ricerca ma le indagini in un primo momento furono sommarie, inefficaci: la scena del crimine venne contaminata, i posti di blocco furono lenti, le case nei dintorni del 5A non vennero perquisite. Eppure proprio nelle primissime ore dalla scomparsa venne dato un indizio. Un’amica dei McCann dichiarò di aver visto un uomo, intorno alle 21:30, con una bambina addormentata in braccio attraversare la strada. Ci volle il 26 maggio perché la polizia rilasciasse la descrizione ufficiale e le città venissero tappezzate con l’immagine dell’identikit del sospetto. Intanto, il nome di Maddie aveva fatto il giro del globo e giornalisti da ogni continente erano sbarcati in Portogallo. Alle indagini della polizia portoghese si affiancarono quelle di Scotland Yard: i britannici inviarono cani da fiuto per supportare le indagini e nel mese di luglio vennero condotte ispezioni all’appartamento e all’auto a noleggio degli stessi McCann. Trascorsi 100 giorni dalla scomparsa della bambina, si cominciò a temere che non si trattasse più di un caso di rapimento: le forze dell’ordine iniziarono a parlare di omicidio.

Man mano che le speranze di ritrovare Madeleine viva diminuivano, crebbe la tensione tra la polizia portoghese e quella inglese. A inizio settembre Gerry e Kate furono interrogati come testimoni e poi vennero iscritti nel registro degli indagati. I cronisti di alcuni giornali, poi querelati, si lanciarono in ricostruzioni audaci: nell’appartamento e nell’auto presa a nolo dai McCann sarebbero state trovate tracce della bambina, che sarebbe quindi stata uccisa incidentalmente dai genitori, nello specifico dalla madre, con una dose eccessiva di calmanti propinati per farla stare calma. Ci volle quasi un anno perché queste voci si calmassero: nel luglio del 2008 i McCann vennero scagionati. Tuttavia l’ex investigatore della polizia portoghese Gonçalo Amaral non smise mai di accusarli della scomparsa della bimba dapprima formalmente e poi in libri e riviste, tanto che i McCann ingaggiarono una battaglia legale per diffamazione e violazione della privacy che finì in un nulla di fatto davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Nel frattempo i McCann erano rientrati in Inghilterra e avevano fondato il sito web dedicato alle indagini sulla ricerca della figlia. Nel 2010 scrissero anche un libro sulla loro tragedia, denunciando i pochi progressi della polizia tanto portoghese quanto britannica. Grazie all’intervento del Governo e all’intercessione del primo ministro David Cameron, le indagini ripresero. Nonostante tutti gli sforzi, i numerosi indiziati e i 10 milioni di sterline investiti dal Governo britannico, ci volle il 2020 per avere finalmente il nome di un sospettato. In giugno, la polizia rivelò che un uomo tedesco di 43 anni, Christian Brueckner, condannato in Germania per stupro aggravato e abusi su una donna di 75 anni e tre bambine di età compresa tra i 10 e i 14 anni, era sospettato nel caso McCann. All’epoca della sparizione di Maddie, Brueckner avrebbe eseguito più volte lavori di riparazione presso l’Ocean Club di Praia da Luz. L’incriminazione è arrivata nell’aprile 2022, benché l’uomo abbia continuato a professarsi innocente. Secondo la procura tedesca, le prove contro di lui sarebbero “inconfutabili”.

Ma di inconfutabile, ad oggi, c’è solo che il 12 maggio 2023 Madeleine McCann avrebbe compiuto 20 anni. Il “non sapere” è il peggiore dei finali in qualunque storia: non sapere cosa è successo, non sapere se la propria figlia è viva o morta, non sapere se piangerla o pregare qualunque forza a cui ci si voglia appellare per ritrovarla; il “non sapere” condanna le persone a vagare in un eterno limbo, tra banchi di nebbia e scalini diroccati, che fanno perdere il fiato ad ogni passo falso. Non sapere è un’eterna agonia, è come indossare abiti da lutto e sedersi in una cella fredda, con l’unica compagnia di una grata a una finestra, da cui non si vedrà mai sbocciare la primavera.