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Il 5 novembre si terranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Ecco i cantanti che hanno preso posizione, schierandosi o per Kamala Harris o per Donald Trump

Manca un mese alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti: il 5 novembre il popolo statunitense è chiamato a scegliere chi siederà allo Studio Ovale della Casa Bianca tra Kamala Harris e Donald Trump. In questi pochi mesi di campagna elettorale – dopo la rinuncia alla candidatura dell’attuale presidente Joe Biden – non sono mancati gli endorsement e nemmeno i mancati endorsement (si perdoni il gioco di parole) più o meno diretti da parte del mondo dello spettacolo a stelle e strisce, soprattutto di quello della musica. Molti e molte gli artiste e le artiste che si sono esposti a favore o contro i candidati alla presidenza USA. In una società come quella americana in cui anche la politica è uno show roboante le dichiarazioni delle star possono, almeno in parte, influenzare l’opinione pubblica e spostare voti. O quantomeno ricoprire un significato cruciale a livello culturale.

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Chi per Kamala Harris

Kamala Harris ha accettato ufficialmente la candidatura alla presidenza degli Stati Uniti durante la Convention Democratica svoltasi a Chicago dal 19 al 22 agosto 2024. Show e politica, dicevamo, si intrecciano in modo molto forte negli States, e anche la Convention non ha fatto eccezione. L’evento è stato anche un grande spettacolo, durante il quale diversi artisti si sono esibiti in supporto all’attuale vicepresidente USA. A cominciare da John Legend, sul palco insieme all’iconica batterista e cantante Sheila E. che ha esplicitato il suo endorsement anche sui social in cui ha definito Harris “pronta per questa battaglia” e si è detto “contento di poterla aiutare in ogni modo”. Più chiaro di così. Alla Convention democratica si è esibito anche Stevie Wonder. «Dobbiamo scegliere la pace invece della guerra, la gioia invece della rabbia e il coraggio invece dell’autocompiacimento» ha detto il cantante e polistrumentista dal palco dello United Center prima di esibirsi con la sua storica Higher Ground.

La candidata democratica Kamala Harris © Chris Kleponis/CNP via ZUMA Press Wire)

Già prima della nomination, l’attuale vicepresidente USA aveva attirato il sostegno di molti volti noti della musica statunitense. A cominciare da Barbra Streisand, che al New York Times ha dichiarato: «Sono grata al presidente Biden e contenta di supportare Kamala Harris. [Harris] lavorerà per ripristinare i diritti riproduttivi delle donne e continuerà con i traguardi raggiunti dall’amministrazione Biden-Harris».

La  rapper e cantautrice Cardi B, dopo aver dichiarato che non avrebbe sostenuto né Biden, né Trump, su X ha esplicitamente manifestato il suo entusiasmo per la candidatura di Harris. «AHAHAHAHA LETS GOOOOO I TOLD YALLL KAMALA WAS SUPPOSED TO BE THE 2024 candidate….STOP FCKIN PLAYIN WITH ME !!!!!!!». Cioè, in poche parole: «Ve l’avevo detto che Kamala sarebbe stata la candidata per il 2024». In passato la rapper si era schierata più volte contro Donald Trump, tanto che all’epoca della presidenza del tycoon aveva dichiarato: «Non è il mio presidente».

A sostenere l’ex procuratrice anche Olivia Rodrigo. La cantautrice di Vampire non è nuova nel mostrare apertamente il suo impegno sociale e politico per la salute sessuale e i diritti riproduttivi. Basti ricordare che durante alcune tappe del suo tour Guts ha distribuito kit contraccettivi contenenti Julie, un contraccettivo di emergenza venduto negli Stati Uniti, due scatole di preservativi e un QR Code grazie al quale era possibile accedere a informazioni relative alle modalità di aborto permesse nel proprio Stato e a chi rivolgersi per un consulto medico e psicologico. Cosa c’entra con Kamala Harris? Rodrigo ha condiviso un video che riprende un discorso in cui la candidata alla presidenza USA afferma di voler ripristinare i diritti riproduttivi  quindi, di conseguenza, garantire l’accesso all’aborto. Un tema cruciale, soprattutto il rovesciamento nel 2022, da parte della Corte Suprema, della storica sentenza Roe v. Wade del 1973, che garantiva il diritto all’interruzione di gravidanza negli Stati Uniti a livello federale.

Anche Katy Perry ha mostrato il suo appoggio a Harris sui social, condividendo immagini della vicepresidente mentre balla e ride accompagnate dal suo nuovo singolo Woman’s World. Sicuramente, l’endorsement che ha fatto più rumore (e il più atteso) è stato quello di Taylor Swift.Con un  post su Instagram pubblicato subito dopo il dibattito tra la candidata democratica e il candidato repubblicano, la cantautrice ha espresso chiaramente il suo sostegno a Kamala Harris e al candidato alla vicepresidenza  Tim Waltz, approfittandone anche per tirare una stoccata a Trump e al suo candidato vice, J.D. Vance. La popstar si è scagliata contro l’utilizzo di immagini create con l’IA che mostravano un suo – chiaramente falso – endorsement a Trump. Dopo aver messo in guardia sui pericoli della disinformazione, Swift ha concluso il post, corredato da una foto con uno dei suoi gatti, firmandosi Childless Cat Lady (“gattara senza figli”), un chiaro riferimento alla frase con cui nel 2021 Vance ha apostrofato proprio Harris. Non è certo la prima volta che la cantante si schiera apertamente: già nel 2020 aveva sostenuto Joe Biden.

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È stata, poi, la volta di Billie Eilish e di Finneas. In occasione del National Voter Registration Day, giornata celebrata negli Stati Uniti a settembre per aumentare la consapevolezza sul voto, la cantautrice e il fratello producer sui social hanno condiviso un video in cui hanno espresso chiaramente la loro preferenza per Harris e Waltz, affermando che  i due candidati “stanno lottando per proteggere i nostri diritti riproduttivi, il nostro pianeta e la nostra democrazia”.

A sostenere apertamente la candidata democratica ci sono anche Megan Thee Stallion e Ariana Grande. La prima si è esibita durante un comizio di Harris ad Atlanta, suscitando il plauso della seconda, che aveva già mostrato il suo sostegno alla vicepresidente sui social.

Beyoncé, invece, non ha espresso direttamente il suo appoggio a Kamala Harris con dichiarazioni, video o messaggi ma, secondo quanto riportato dalla CNN, avrebbe dato il permesso alla candidata di usare la sua canzoneFreedom durante la sua prima visita ufficiale alla sede della campagna elettorale. In passato “Bey” ha manifestato chiaramente il suo appoggio ai candidati o presidenti democratici: nel 2009 ha cantato America the Beautiful al concerto per il primo insediamento di Barack Obama nel 2009, mentre nel 2013 si è esibita con l’inno nazionale durante il giuramento di Obama per il secondo mandato. Inoltre, nel 2016, insieme al marito, il rapper e produttore Jay-Z, ha partecipato a un concerto in occasione di un comizio dell’allora candidata democratica Hillary Clinton.

Il sostegno a Kamala Harris è arrivato anche da fuori dei confini statunitensi. Charlie XCX ha, infatti, scritto su X: «Kamala is brat», in riferimento al titolo del suo ultimo album (e fenomeno social e di costume) “Brat, che non ha un significato univoco ma che si potrebbe tradurre come “ragazzaccia”,” discola”, “ribelle”, “ sfacciata” (in inglese il termine non ha genere) con un’accezione positiva, per veicolare un senso di rivalsa e autodeterminazione. Insomma, comunque un complimento.

Chi per Donald Trump

Anche la Convention Repubblicana, però, non si è certo risparmiata dal regalarci uno spettacolo pirotecnico. Durante l’evento, Donald Trump ha accettato la candidatura del Partito Repubblicano alle elezioni presidenziali, pochi giorni dopo l’attentato in Pennsylvania del 13 luglio 2024.

Il candidato repubblicano Donald Trump – ANSA/EPA/DAVID MAXWELL

Alla Convention si è esibito Kid Rock, sostenitore di lunga data dell’ex presidente USA e ormai baluardo della desta americana. In un’intervista a Rolling Stone US (qui qualche estratto nella versione italiana) il cantante ha definito Trump “uno dei suoi migliori amici” e ha detto che lo apprezza perché “gli piace vincere”.

All’evento, che si è svolto dal 15 al 18 luglio a Milwaukee, nel Wisconsin, si sono esibiti anche altri musicisti che già in passato avevano mostrato il loro sostegno per il tycoon, come il cantante country Chris Janson, che alla Convention ha eseguito il suo ultimo singolo All American Guy,. Per Janson non è stata la prima volta a una Convention repubblicana: vi aveva già partecipato nel 2016, sempre in sostegno di Trump. Ma anche Lee Greenwood, che ha cantato la sua God Bless the USA. Su Instagram Greenwood ha scritto: «La prima volta che ho cantato per un presidente americano è stato nel 1984 alla RNC per Ronald Reagan. Quaranta anni dopo, è stato un onore cantare per un altro presidente carismatico e potente, Donald J. Trump! Grazie Presidente Trump per combattere così duramente per questo Paese. È stato un privilegio cantare per te questa settimana». Il cantante ha poi scritto che Trump lo “rende orgoglioso di essere americano”.

Kid Rock si esibisce durante la Convention repubblicana a Milwaukee, Wisconsin, il 19 luglio 2024 – © Annabelle Gordon/CNP via ZUMA Press Wire)

Tra le star del country statunitense presenti alla Convention repubblicana c’era anche Brian Kelley, che proprio pochi giorni prima aveva pubblicato una canzone dal titolo Make America Great Again (noto anche con l’acronimo“MAGA”), slogan reso popolare da Trump ma utilizzato in una variante differente anche da altri candidati alla presidenza, come Ronald Reagan e George H.W. Bush durante la campagna presidenziale del 1980 (“Let’s Make America Great Again”). Un altro cantautore country che ha raggiunto Trump alla Convention, ma non si è esibito, è Jason Aldean, da tempo fervente sostenitore del tycoon.

A mostrare appoggio al magnate è stata anche Azealia Banks, che ha anche partecipato a un raduno pro-Trump la scorsa estate. Ma Banks non è l’unica rapper a sostenere il candidato repubblicano. Negli Stati Uniti è nato il “MAGA rap”, il cui nome deriva, appunto, del celebre slogan. L’esponente più famoso è Forgiato Blow.

Già durante la sua amministrazione, durata dal 2016 al 2020, Trump ha ricevuto il sostegno di altri rapper, Lil Wayne e Kodak Black, ai quali nel 2021 ha rispettivamente concesso la grazia e la commutazione della pena. Il primo si era dichiarato colpevole di possesso illegale di arma da fuoco, mentre il secondo era stato condannato per aver dichiarato il falso con l’obiettivo di acquistare delle armi.

Tutti i rapper sono con Trump? No, basti ricordare il celebre freestyle di Eminem The Storm del 2017. Nel brano il rapper definiva l’ex presidente USA “un kamikaze che probabilmente causerà l’olocausto nucleare”.

Per finire, tra i più noti sostenitori di Trump c’è Ted Nugent. Il chitarrista e cantante hard rock è apertamente schierato con il Partito Repubblicano e a favore della liberalizzazione delle armi e della caccia.

I precedenti illustri

Come abbiamo visto, il legame tra musica ed elezioni presidenziali è molto stretto negli States. Quella degli endorsement illustri è una tradizione ormai consolidata, che coinvolge moltissime star.

Se torniamo indietro di qualche anno, al 2020, a sostenere Joe Biden c’erano (oltre ad alcuni nomi già citati) Lady Gaga – che durante la cerimonia di insediamento del 2020 ha cantato l’inno nazionale americano The Star-Spangled Banner – Bruce Springsteen, Jon Bon Jovi, Cher, Mariah Carey, Jennifer Lopez, i Foo Fighters, Demi Lovato, Tim McGraw, molti dei quali hanno anche partecipato all’Inauguration Day, la cerimonia di insediamento del presidente degli Stati Uniti.

Lady Gaga alla cerimonia di insediamento del presidente Joe Biden, durante la quale ha cantato l’inno nazionale americano “The Star-Spangled Banner” il 3 novembre 2020 – ANSA/EPA/Caroline Brehman/POOL

Se arriviamo fino al 2004 vediamo che sono stati moltissimi i musicisti che si sono mobilitati contro la rielezione del repubblicano George W, Bush Jr., già eletto presidente nel 2000, in quelle che verranno ricordate come tra le più caotiche e controverse elezioni presidenziali statunitensi. All’epoca l’avversario di Bush era il democratico Al Gore.

Tra il settembre e l’ottobre 2004 tantissimi artisti hanno preso parte al Vote for Change Tour, una serie di 40 concerti itineranti che avevano come obiettivo quello di opporsi a un secondo mandato di Bush figlio. Hanno partecipato, tra gli altri, i Pearl Jam, i Death Cub for Cutie, gli R.E.M., Bruce Springsteen e la E Street Band, Bonnie Raitt, Ben Harper, Sheryl Crow, Tracy Chapman, James Taylor, Kenny “Babyface” Edmonds e le Chicks (all’epoca conosciute come Dixie Chicks). Proprio queste ultime hanno subito il contraccolpo più duro a causa della loro presa di posizione. Durante un concerto del marzo 2003, pochi giorni prima dall’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti,  la cantante Natalie Maines, nata in Texas, ha dichiarato: «Giusto perché lo sappiate, siamo dalla parte giusta con tutti voi. Noi non vogliamo questa guerra, questa violenza, e ci vergogniamo che il presidente degli Stati Uniti sia texano», in riferimento a Bush Jr. . In seguito alla dichiarazione molte radio di musica country hanno boicottato i brani della band, criticata da diversi appassionati del genere, molti dei quali tradizionalmente repubblicani (o non schierati politicamente).  Negli anni successivi la band è ritornata al successo e ha supportato i diritti umani, della comunità LGBTQIA+ e i movimenti femministi. Inoltre, nel 2020 il trio country-pop ha cambiato il nome in The Chicks, eliminando la parola “Dixie”, un’espressione in uso in passato per indicare in modo nostalgico gli Stati americani del Sud, favorevoli alla schiavitù. Un cambio avvenuto in un momento delicato quanto determinante : durante le proteste per l’omicidio di George Floyd.

Nel 2004 erano pochi i musicisti vicini a George W. Bush Jr. : gli ZZ Top, Meat Loaf, Lyle Lovett. Però, il repubblicano vinse le elezioni contro il candidato democratico John Kerry.

Il cantante e chitarrista dei Green Day Billie Joe Armostrong in concerto nel 2024 – ANSA/EPA/Rodrigo Jimenez

Tra i più noti oppositori di Bush Jr. (e poi di Donald Trump) ci sono i Green Day, Il figlio dell’ex presidente George H.W. Bush è uno dei bersagli di American Idiot, uno degli album più noti della band pop-punk di Berkeley, che proprio quest’anno celebra il ventesimo anniversario. Il disco, il primo politicamente esplicito e schierato del gruppo, è una critica tagliente  non solo alle politiche di Bush Jr. ma anche al sistema americano nella sua totalità.

Gli stessi Green Day hanno preso parte a Rock Against Bush, progetto che ha coinvolto nomi del punk rock e dell’alternative rock conto la campagna per la rielezione di Bush nel 2004. Ideato da Fat Mike, cantante e bassista dei NOFX, il progetto ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Sum 41, The Afghan Whigs, The Offspring e Flogging Molly. L’idea è stata ripresa dalla campagna Rock Against Reagan, una serie di concerti di protesta contro l’allora presidente repubblicano Ronald Reagan all’inizio degli anni Ottanta.

di: Francesca LASI

FOTO: © Jeremy Smith/imageSPACE via ZUMA Press Wire