Nel 2023 Taylor Swift è stata scelta dalla rivista Time come Persona dell’Anno. Fenomenologia di un’icona, dagli esordi nel country alla ribalta nel pop (senza dimenticare la politica)

Love Story, pubblicata nel 2008, è la canzone country più venduta della storia. Il dato preso in questo modo potrebbe significare poco; il fatto rilevante è che si tratta di un brano di Taylor Swift. La cantautrice statunitense ha infranto molti record e lo scorso dicembre la rivista Time l’ha nominata Persona dell’Anno 2023.

Il record nei record. Non solo Swift ha battuto personaggi del calibro di Vladimir Putin o Xi Jinping (e anche il film Barbie), ma è una delle poche figure dello spettacolo ad aver conquistato la copertina della testata, che solitamente sceglie personaggi legati alla politica. Nel 2005 Bono Vox era apparso insieme a Bill e Melinda Gates ma più per il suo ruolo da filantropo che per quello da artista.

Non è, però, una vera e propria prima volta per l’artista, che nel 2017 era già apparsa in copertina insieme ad Ashley Judd, Susan Fowler, Adama Iwu e Isabel Pascual come “Silence Breakers”, ovvero le donne che hanno parlato pubblicamente delle molestie sessuali subìte, contestualmente al movimento #MeToo.

Questa volta l’artista, sempre parca nei rapporti con la stampa, ha concesso la prima intervista dopo anni. Nonostante questo di Taylor Swift si parla, e molto. Non solo del suo talento artistico ma anche di quello imprenditoriale. Secondo Forbes, il suo patrimonio ha superato il miliardo di dollari. L’influenza della cantante sull’economia statunitense è diventata talmente grande che sono state coniate le espressioni “Swiftonomics” (o “Taylornomics”) e “Effetto Taylor Swift”. In ogni città degli Stati Uniti toccata dal suo mastodontico The Eras Tour si è verificato un enorme aumento degli affari. Su questo è intervenuta anche la Fed (Federal Reserve Bank) di Philadelphia, che nel suo Beige Book ha riportato che la tappa della tournée nella città nel maggio 2023 ha dato una forte spinta alle entrate del settore turistico, in particolare quello alberghiero. Non stupisce, quindi, che l’Eras Tour sia il tour mondiale con gli incassi più elevati di tutti i tempi e che sia diventato anche un film. La pellicola, diretta da Sam Wrench, mostra gli show tenutisi dal 3 al 9 agosto 2023 al SoFi Stadium di Inglewood, Los Angeles. È abbastanza? No, evidentemente. Taylor Swift: The Eras Tour è diventato il film-concerto con il maggior incasso di sempre, battendo This Is It di Michael Jackson (261,6 milioni di dollari all’8 gennaio, contro 261,2 milioni).

Lo spettacolo racconta l’intera carriera di Taylor Swift ed è diviso in 10 atti, che rappresentano le ere, appunto, una per ogni album in studio della sua discografia. TayTay (come è soprannominata)ha, infatti, cambiato spesso stili e sonorità negli anni, dal country del disco d’esordio omonimo (2006) fino al dance pop di 1989 (2014), all’indie folk e all’alternative rock degli album gemelli Folklore ed Evermore (usciti nel 2020), e al ritorno al synth pop dell’ultimo album Midnights (2022). Senza contare le reincisioni di quattro album – Fearless, Red, Speak Now e il già citato 1989 –, quattro album dal vivo e quattro EP. Una carriera già lunga e ricca, quella della cantautrice 34enne, che dalla personificazione dello stereotipo dell’“America’s Sweetheart”, è passata a essere molto criticata, anche dalla stampa, per poi diventare un fenomeno globale, al di là della musica.

Una carriera che è prima di tutto una storia, che comincia in Pennsylvania, dove Swift nasce il 13 dicembre 1989. Ancora bambina si appassiona alla musica country con le canzoni di Dolly Parton e LeAnn Rimes, ma anche alla poesia e alla recitazione. A 12 anni inizia a suonare la chitarra e poco dopo scrive la sua prima canzone, Lucky You. Passano pochi anni e Swift ha già le idee chiare e sa cosa vuole fare: per inseguire la carriera musicale si trasferisce in Tennessee. A 15 anni viene ingaggiata dalla Big Machine Records di Scott Borchetta, che resterà la sua label fino al 2018. Nell’ottobre 2006 esce il primo album Taylor Swift, trainato dal singolo Tim McGraw, scritto con Liz Rose, in cui la cantautrice racconta i ricordi di un amore vissuto durante un’estate legato a un brano di Tim McGraw, uno dei cantanti country più noti negli Stati Uniti. Sono queste le cifre che contraddistinguono il primo lavoro di Taylor Swift: la fusione tra il country tradizionale e quello più moderno e il tema dell’amore e delle relazioni. Ma soprattutto, mostra il talento compositivo di Swift, che è autrice o co-autrice di tutti i brani. Con il primo album l’artista comincia a infrangere i primi record. Taylor Swift è rimasto per ben 257 settimane nella Billboard 200, la classifica degli album e degli EP più venduti negli Stati Uniti stilata da Billboard.

Con il secondo album Fearless (2008) Swift comincia a battere i suoi stessi record. Il disco debutta al primo posto della Billboard 200 ed è il primo di una artista country donna a rimanere in vetta alla classifica per almeno 11 settimane. Ma è solo l’inizio. Nel 2010 Fearless vince il Grammy come Miglior Album Country e Miglior Album dell’anno. Da allora la cantautrice ha vinto altri 11 Grammys, ha venduto oltre 50 milioni di album e 150 milioni di singoli in tutto il mondo e ha infranto un altro record, in precedenza detenuto da Elvis Presley: è diventata l’artista solista con il maggior numero di settimane al primo posto della classifica degli album USA.

Prima di arrivare qui ci sono state delle tappe intermedie, durante le quali, però, la costruzione dell’icona Taylor Swift ha mostrato alcune crepe. In poco tempo la cantante viene trasformata, suo malgrado, nell’incarnazione dell’“America’s Sweetheart” e della “Girl Next Door”, che si potrebbero tradurre con le infelici e antiquate espressioni “fidanzata d’America” e “ragazza della porta accanto”, qualsiasi cosa significhino. Insomma, una figura femminile rassicurante e cristallizzata, costruita sull’imperativo del rimanere uguale a se stessa per non turbare troppo il resto del mondo. È qui che si rivela il doppio standard sessista dell’industria musicale e dello star system, che anni dopo sarà la stessa Swift a criticare.

Prima ancora ci sono il secondo e il terzo disco: Speak Now (2010) e Red (2012) consolidano lo storytelling di Swift, da sempre uno dei suoi tratti distintivi, ma alcuni brani attirano l’attenzione perché dedicati ad alcuni suoi ex partner famosi. Il focus, quindi, si sposta dalla musica alla vita privata, alla quale la cantautrice viene ridotta e per la quale viene biasimata. Ancora doppio standard, ancora misoginia. Tornando alla musica arriviamo all’album della svolta di Taylor Swift, 1989, che segna il passaggio della cantautrice dal country al pop. Uscito nel 2014, il disco è un tripudio di dance pop e synth pop, con un songwriting sempre molto riconoscibile e sonorità che affondano sì le radici negli anni Ottanta, ma risultano molto fresche. Un lavoro più maturo, per i critici, con cui l’artista si allontana dall’immaginario adolescenziale degli esordi. E sbanca di nuovo. Nel 2016 1989 vince due Grammys, uno come Album dell’Anno e uno come Miglior Album Pop vocale, la prima vittoria diSwift nella categoria.

Ma la situazione cambia di nuovo. Per spiegarlo bisogna tornare indietro al 2009 e al triste episodio con Kanye West (oggi noto come Ye) durante gli MTV Video Music Awards. Sembrerebbe solo gossip e un’altra faida alimentata ad arte, ma non ne parleremmo se non avesse coinciso con una spaccatura nella carriera di Taylor Swift. Mentre la cantante riceve il premio per il Miglior Video di una Artista Femminile per You Belong with Me, il rapper si alza, sale sul palco e le ruba il microfono per dire che secondo lui sarebbe stata Beyoncé a meritare il riconoscimento. Segue lo sgomento generale (e l’espressione stupita e contrariata della stessa Bey). Non è finita qui, perché c’è un altro episodio controverso, quello della telefonata. Nel 2016 il rapper pubblica il brano Famous, che contiene un verso offensivo nei confronti di Swift. Gli “Swifties”, i fan della cantante, lo attaccano e lui risponde affermando che la cantautrice era a conoscenza di tutto. Swift nega ma Kim Kardashian, all’epoca sposata con il rapper e produttore, diffonde una telefonata in cui sembra che la cantante stia dando il suo consenso. Qualche anno dopo si scopre che la conversazione diffusa da Kardashian era stata tagliata e che in realtà Swift non aveva sentito la frase finita poi nella canzone, ma un’altra.

Prima della scoperta della verità, però, si scatena un cataclisma. La cantautrice viene subissata di critiche, sia dagli utenti dei social, sia dai media e, per l’opinione pubblica, dal ruolo di protagonista amata passa a quello di antagonista “cattiva”, come da cliché dei teen movie anni Novanta e Duemila. È allora che Taylor Swift decide di ritirarsi dalla vita pubblica. Lo spiega la stessa musicista nel documentario Miss Americana diretto da Lana Wilson e disponibile su Netflix, in cui è la cantante a raccontare la sua storia, a (ri)appropriarsi della narrazione di sé. Nel documentario i momenti legati alla scrittura delle canzoni e al lavoro in studio con i produttori si intervallano al racconto di episodi legati alla carriera e al privato di Taylor Swift, toccando anche sfere più intime e dolorose, come i disturbi alimentari. Miss Americana, uscito nel 2020, mostra anche la crescita, come donna e come artista, e la presa di coscienza. La cantante descrive, attraverso la sua esperienza, cosa significhi per una donna far parte dell’industria musicale ed essere una celebrità, sempre sotto la lente d’ingrandimento, sempre attenzionata per le proprie relazioni e il proprio aspetto, con la pressione di dover raggiungere standard di bellezza impossibili. E quando arriva il “passo falso”, o presunto tale, la macchina dello show business punisce. In particolare, nell’industria statunitense, quando l’“America’s Sweetheart” designata contravviene al codice morale imposto, o cambia, o si evolve, viene considerato come una sorta di “tradimento alla nazione”, per cui la pena è l’oblio, eterno o temporaneo.

Per lei è temporaneo. Dopo il periodo di silenzio seguito ad anni di sovraesposizione mediatica e critiche, anche da parte del pubblico, nel 2017 Swift torna alla musica con l’album Reputation (titolo azzeccato, evidentemente), che spinge maggiormente verso le sonorità elettroniche con un’apertura all’urban, anche grazie al lavoro dei produttori Jack Antonoff, Max Martin e Shellback. L’intenzione è quella di mostrare il lato più cupo della cantante, ma all’epoca alcuni lo giudicano come l’ennesima mossa studiata di una popstar ipercostruita. A distanza di qualche anno, però, sembra che il disco stia subendo una rivalutazione. Il 2017 è, però, un anno cruciale per la cantante, che la vede affrontare e vincere il processo contro il dj radiofonico David Muller, accusato di molestie sessuali per averle palpato il fondoschiena e averle messo una mano sotto la gonna dopo un suo concerto a Denver nel 2013.

Questo è un altro capitolo del racconto di Miss Americana, in cui Swift parla anche della sua presa di posizione politica a livello pubblico. Tutto inizia nel 2018 durante le elezioni di metà mandato nel suo Stato, il Tennessee, quando, con un post su Instagram, rivela che non sosterrà la candidata repubblicana Marsha Blackburn. Da allora la cantautrice inizia a fare endorsement per il Partito Democratico, si schiera contro Donald Trump e sostiene Joe Biden durante la campagna per le elezioni presidenziali del 2020. Fino ad allora la cantante non aveva mai rivelato le sue idee politiche anche perché, come dice lei stessa nel documentario, nell’ambiente country ti insegnano a non parlarne, «ce lo inculcano nella mente». Prima di rompere il silenzio sull’argomento, c’era chi pensava che Swift sostenesse segretamente posizioni conservatrici. Ebbene, la cantante ha mostrato loro che si sbagliavano, e da allora ha abbracciato diverse cause, come il sostegno ai diritti LGBTQIA+ e delle donne, Lo stesso titolo del documentario prende ispirazione dal brano Miss Americana & The Heartbreak Prince, contenuta nell’album Lover (2019), in cui l’artista svela tutta la sua delusione per il clima della politica a stelle e strisce utilizzando come metafora il setting delle high-school.

Si tratta di un’altra nuova era nel percorso di Swift, costellato da decisioni determinanti, come quella di registrare nuovamente i primi album nelle famose “Taylor’s Version” dopo la disputa con l’imprenditore Scooter Braun, che ha comprato la vecchia sua casa discografica, la Big Machine Records. Braun ha venduto i diritti delle registrazioni originali della cantautrice a un gruppo di private equity. Tutto questo senza che leine fosse a conoscenza. Da qui la decisione di incidere di nuovo i primi 6 dischi, includendo anche brani scartati in precedenza.

Un’altra scelta cruciale e considerata insolita è la pubblicazione degli album gemelli Folklore ed Evermore nel 2020, per i quali la cantante trae ispirazione dalla mitologia e dai racconti popolari avvicinandosi alle sonorità folk e alternative rock, anche grazie alla collaborazione con Aaron Dessner dei National. Il lavoro con Dessner continua anche nel decimo album in studio Midnights (2022), con cui Swift ritorna alle ispirazioni elettropop.

Non sarebbe giusto definire la storia di Taylor Swift come una parabola, in cui sono previste ascesa e caduta, ma un processo di decostruzione e ricostruzione, aiutato certamente da sapienti scelte imprenditoriali e di marketing. Ma anche di autodeterminazione: da storyteller capace quale è, Swift ha preso in mano la sua narrazione, scrivendo un nuovo arco narrativo dalle ceneri di uno stereotipo limitante e condizionante per arrivare allo status di icona della musica, nel bene e nel male, addirittura in grado di poter influenzare le elezioni presidenziali Usa del 2024, secondo alcuni analisti. Per parafrasare quanto scritto da Sam Lansky nel suo articolo per Time, Taylor Swift è artefice della sua storia, ne è non solo la protagonista, ma anche la narratrice.