Andare al lavoro per condividere gli obiettivi dell’azienda. Un’utopia? Non per Aceti, che lavora con idee innovative sia sul prodotto sia sull’ambiente. E i risultati…
La storia di Maria Francesca Aceti, ingegnera, comincia con una sfida apparentemente impossibile: risanare la Deltha Pharma, un’azienda farmaceutica in fallimento. A soli 28 anni. Non solo l’ha fatto, ma ha creato una squadra di collaboratori, di cui si occupa con estrema empatia, con i quali ha raggiunto importanti risultati nel campo dei probiotici.
Procediamo per gradi, partendo dall’inizio.
«Per me è un’emozione enorme rivivere il percorso che mi ha portato fin qui. Quando sono entrata la situazione era drammatica, tra pignoramenti, sfratti, le banche che non concedevano nemmeno la carta di credito, i dipendenti che non venivano pagati e che se ne volevano andare. Non è stato facile, soprattutto in un ambiente non dico “maschilista”, ma sicuramente orientato al maschile, com’è quello della farmaceutica».
Come ha fatto?
«Ho iniziato un percorso di ristrutturazione del debito ma, soprattutto, ho mantenuto gli impegni presi. Piano piano, devo dire. Ho passato momenti difficilissimi, in cui ho pensato di lasciare, momenti in cui ho detto, ma chi me l’ha fatto fare? Però poi siamo arrivati nelle classifiche de Il Sole 24 ore, di La Repubblica e internazionali, fra le aziende a maggior crescita in Italia. Fino a Le Fonti Awards per l’innovazione e la sostenibilità e il Premio 100 Eccellenze Italiane che ho ricevuto a Montecitorio. Un’emozione: siamo tra le 100 eccellenze italiane. Ma la scalata non è ancora finita».
Qual è la tipologia di prodotto che, oltre alla sua abilità, vi ha portato a questo livello?
«Facciamo integratori alimentari. La nostra linea di punta, oggi, è una linea di probiotici studiata con il Policlinico Gemelli basata sul trapianto delle feci di un donatore sano. Mi spiego meglio: nell’ospedale romano si fa il trapianto fecale, oggi chiamato (per edulcorare un po’) trapianto di microbiota intestinale, per alcune patologie gravi. Il nostro prodotto è nato proprio per imitazione del trapianto fecale, ma sviluppato in capsule e riesce a riequilibrare la flora batterica intestinale, esattamente come è in una persona sana. Oggi sappiamo che dall’equilibrio della flora batterica intestinale dipendono tantissime condizioni e patologie anche lontane dall’intestino stesso».
La filosofia della sua conduzione aziendale è “felicità, passione e divertirsi”. Cosa intende?
«Secondo me la felicità è andare incontro alla soddisfazione delle proprie aspettative. Cerco di lavorare con i miei collaboratori per la reciproca felicità e soddisfazione, perché se l’obiettivo lo stabilisco solo io, quella persona sarà eternamente insoddisfatta. Oggi le aziende italiane, specialmente nel farmaceutico, sono molto quello che gli americani chiamano “command and control”, cioè tu fai quello che dico io, perché lo dico io e basta. Invece no, questo vorrebbe dire io essere l’unica testa pensante in azienda. Io cosa ho fatto, invece? Studiando, formandomi, sto cercando di implementare questo sistema di leadership basato sulla fiducia, “trust and inspire”: una persona che sente che gli stai dando fiducia te la darà a sua volta. E sarà più facile condividere gli stessi obiettivi».
Altre due parole importanti, per lei, sono “innovazione” e “sostenibilità”.
«Nella società in cui viviamo chi si ferma è perduto: noi innoviamo tantissimo su tutti i fronti. Abbiamo digitalizzato interamente tantissimi reparti, utilizziamo CRM, ERP, l’intelligenza artificiale, analizziamo i dati… E poi innoviamo sulla sostenibilità, con la volontà di riuscire a sfruttare le risorse senza pregiudicare le generazioni future. Noi la misuriamo con i parametri ESG, cioè environment, social e governance, sui quali abbiamo uno score stilato da CRIF come agenzia esterna. Il mio preferito è la S di social, perché l’azienda sono le persone. Ad esempio, da noi è possibile avere orari flessibili per seguire la famiglia: gli uffici chiudono alle 16 e 40. Non voglio persone stressate, col famoso burnout. Voglio persone felici di di lavorare al mio fianco».
La dicotomia “felicità” vs “lavoro” è stata il leitmotiv nella vita di generazioni di lavoratori. Sarà una ingegnera ambiziosa e illuminata a cambiare le regole del gioco? A quanto pare, sì.
Guarda l’intervista televisiva su Business24tv