L’azienda di Rozzano si impegna ad offrire soluzioni all’avanguardia per la stabilizzazione e la sicurezza dei prodotti

Oltre alle macchine e alle attrezzature per l’imballaggio, dai fasciapallet alle reggiatrici, dalle nastratrici e legatrici ai sistemi di codifica, Cyklop propone anche materiale di consumo. A raccontarci come il cliente è seguito scrupolosamente dall’acquisto all’assistenza post-vendita è il Global Ceo, Roberto Salemme.

Dalla Germania all’Italia a tutto il mondo: che realtà è oggi Cyklop? Considerando il parco prodotti molto vasto, quali sono quelli che definirebbe di punta?

«La Cyklop nasce 110 anni fa in Germania, Colonia, come prima società leader ad aver inventato il sistema della reggiatura, un metodo che blocca la merce collocata sul pallet mettendola in condizioni di sicurezza. In quel momento ha iniziato ad espandersi e nel 1919 ha aperto il primo stabilimento in Italia, per poi affermarsi in tutto il mondo. Successivamente ha esteso il core business all’intero mondo dell’imballaggio di fine linea di produzione. In tal modo, la Cyklop riesce a fornire l’intera linea che va dall’inscatolamento dei prodotti fino alla messa in sicurezza sul pallet con macchine reggiatrici, impiegando anche avvolgitori che fasciano gli oggetti con un film estensibile. Questi processi possono essere effettuati con macchine più o meno complesse, secondo le applicazioni e le esigenze della clientela. Quando ho preso quattro anni fa le redini del gruppo, abbiamo finalizzato l’acquisto di una società in Cina dove attualmente produciamo l’intera gamma di macchinari per la codificazione sia a getto d’inchiostro che laser. Grazie a questa acquisizione, abbiamo esteso la nostra presenza sulle linee di produzione della clientela passando dal packaging alla codifica direttamente sul prodotto. Proprio grazie a questo modello di business, Cyklop si erge a leader nel panorama di riferimento. All’interno della nostra proposta, abbiamo completato la gamma delle macchine automatiche con gli avvolgitori, grazie anche alla nostra recente acquisizione della Pieri Srl, storica società italiana leader nel settore, sviluppando delle nuove tecnologie brevettate».

Perché definirebbe gli imballaggi a marchio Cyklop “sostenibili”? Quali sono i punti di forza dell’azienda?

«Noi siamo sempre stati molto sensibili sul tema, ancor prima della transizione ecologica, essendo uno dei fondatori della KBV, un’organizzazione tedesca che si occupa del riciclaggio di imballaggi in plastica. Cyklop impiega materiali riciclabili e ha dotato tutte le macchine di un sistema di risparmio energetico. Ma non solo: in un nostro stabilimento in Malesia, ricicliamo il poliestere di bassa qualità, raccolto in 20 mila tonnellate, e formiamo un granulato che viene poi riutilizzato nei nostri 12 impianti produttivi nel mondo per produrre reggetta. Questo ci ha permesso di dare il via ad un sistema di economia circolare grazie al quale Cyklop risparmia e contribuisce alla sostenibilità. Io penso che uno dei nostri punti di forza sia certamente il metodo che è in grado di offrire un servizio a 360 gradi, analizzando assieme al cliente la miglior soluzione possibile, sia in termini qualitativi che economici, ma soprattutto dando priorità alla sicurezza dell’imballaggio. Inoltre, grazie alla nostra presenza globale, riusciamo ad offrire due servizi post-vendita: il primo consiste nella costante manutenzione degli impianti eseguita da personale specializzato, mentre il secondo è il rifornimento dei consumabili di nostra produzione».

Come vede Cyklop nel futuro?

«A differenza di altre strutture che si impegnano finalizzando obiettivi a breve termine, Cyklop, grazie anche agli azionisti e a un team di talenti operativi, sta mettendo in campo una serie di operazioni che daranno importanti risultati in futuro che, personalmente, vedo roseo». Inoltre, l’azienda ha acquistato un terreno di 25 mila m² in provincia di Bologna che ospiterà, oltre a diverse strutture produttive, un centro di ricerca e sviluppo per l’intero gruppo.