I prodotti della cantina veronese sono lo specchio del luogo e nascono con l’obiettivo di esaltare le caratteristiche del Soave nel rispetto assoluto della tradizione

Cantina del Castello è un’azienda vitivinicola composta da persona appassionate del territorio, della vigna e del vino. La cantina, situata all’interno delle mura cittadine del Castello, è il cuore dell’attività dell’azienda. Custode del passato, Cantina del Castello è espressione del tessuto agricolo e sociale in cui è nata, operando nel rispetto dell’ambiente e della natura.

A raccontarcene le tradizioni e la storia nel dettaglio è l’Amministratore Delegato, Marco Carlesso.

Come nasce l’azienda e che percorso ha intrapreso per essere la realtà che è oggi?

«Cantina Del Castello nasce nel 1961 dalla volontà di un gruppo di soci di valorizzar la tradizione di vinificazione della provincia, in riferimento al Soave, alla Valpolicella e anche marginalmente al Bardolino. Negli anni successivi ci si è focalizzati sulla Doc della zona, quindi il Soave classico. Nel 1990 la cantina acquista i terreni della località Pressoni, una delle unità geografiche del Soave. Da qui inizia lo sviluppo qualitativo della cantina, tanto che nel 2003, in riferimento all’annata 2001 del Pressoni, siamo stati premiati con i Tre Bicchieri dal Gambero Rosso. Dal 2019 hanno preso il via nuovi progetti di investimento con l’obiettivo di sviluppare l’azienda, tanto che abbiamo realizzato una cantina sotterranea per affinare due nuovi Soave classico».

Quali sono i prodotti e i servizi di punta offerti? Come avete gestito il lockdown durante la pandemia?

«Attualmente ci stiamo concentrando sul Soave classico, dando vita anche ad una versione spumantizzata, quindi un Brut Doc, tanto che siamo stati premiati al Vinitaly con un punteggio di 90 punti. Per quanto riguarda i servizi, essendo una cantina situata all’interno delle mura del castello, puntiamo molto sull’accoglienza e sui servizi degustativi. Durante il lockdown, abbiamo optato per offrire servizi delivery, consegnando vini in abbinamento a piatti. Questo metodo ha funzionato molto. Attualmente lavoriamo sulla bellezza del nostro territorio, proponendo tour guidati con guide turistiche al borgo e al castello. Chi viene a Soave, ha la possibilità non solo di degustare un ottimo vino, ma anche di scoprire la storia ed il territorio».

Certamente il binomio degustazione-turismo è un significativo punto di forza… in merito, quali potrebbero essere altri vantaggi?

«Sicuramente il nostro punto di forza è la qualità del vino. Secondariamente, noi all’interno delle mura non siamo solo un wine-shop ma anche cantina produttiva. Mescoliamo storia, vino e arte. A maggior ragione, la sede della nostra attività è all’interno di un palazzo del 1200, appartenuto agli stessi conti proprietari del castello. Noi proponiamo molte attività ai nostri clienti, tanto che stiamo organizzando una serie di eventi dove ospiteremo vari artisti del panorama italiano».

Un passato e un presente ricco di storia… in merito al futuro, quali progetti avete in serbo?

«Investiremo su quella che è l’accoglienza, dato che molte persone che ci hanno fatto visita, hanno richiesto la possibilità di pernottare in loco. Questo ci consentirà di offrire un’esperienza a tutto tondo. Per quanto riguarda il vino, stiamo lavorando al rilancio del Soave sia all’estero che in Italia. Fra un paio di anni avremo una nostra produzione bio, tanto che abbiamo aderito al protocollo Biodiversity Friend, conseguendo quest’anno la certificazione di riferimento».

Dalla potatura alla vendemmia, un lungo e silenzioso sodalizio tra esperienza e mano dell’uomo. Il vigneto, circa 12 ettari sulle colline, è curato e seguito attraverso un attento lavoro che predilige pratiche manuali. Storia, tradizione e passato sono le basi su cui si fonda l’azienda vitivinicola di Soave, assieme a modernità e freschezza.