Metà della popolazione infantile vive in condizioni di estrema indigenza

La fame, anche a causa del conflitto in Ucraina che blocca nei porti il grano e riduce le risorse, è la piaga dei piccoli mozambicani. Il 49% dei bambini vive sotto la soglia di povertà e il 38% soffre di malnutrizione cronica. Questo è quello che accade nell’ex colonia portoghese dagli anni 90, ma la situazione (come avvenuto in molti paesi di Africa e Medio Oriente) è peggiorata ulteriormente dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Uno shock economico oltre che politico e militare, che ha colpito le economie più fragili e i paesi più poveri; tra questi proprio il Mozambico. E non è il solo Paese africano dove ogni giorno la sfida è la sopravvivenza. Questo il quadro di Helpcode, organizzazione che lavora nel paese dal 1988.

Nel mondo, oltre 64 milioni di bambini non possono andare a scuola e sono esposti a gravi rischi. Uno scenario drammatico con la pandemia che ha scavato un fossato tra paesi ricchi e paesi più poveri. Poter andare a scuola, oltre che di enorme valore sociale e un passo fondamentale per lo sviluppo dell’individuo, vuol dire molto di più. Sui banchi infatti i piccoli mozambicani ricevono parte del loro fabbisogno quotidiano, grazie alle mense scolastiche. Poter raggiungere un complesso scolastico vuol dire avere la certezza di ricevere quotidianamente un pasto completo, essere protetti all’interno di un ambiente sicuro ed imparare a riscrivere il proprio futuro.

Il primo schiaffo lo ha tirato la pandemia: con la chiusura delle scuole per contenere il contagio, circa 370 milioni di bambini non hanno più potuto usufruire dei pasti scolastici gratuiti, spesso la loro unica fonte di nutrizione. Più a rischio in tutta la platea sono le bambine, più vulnerabili se lontane da un ambiente protetto il rischio, concreto purtroppo è quello di subire  abusi, violenze e sfruttamento; nonché spesso, per ragioni patriarcali, tenute lontane dagli istituti scolastici e avviate alla cura della famiglia. Nel 2020, inoltre, il numero di bambini e bambine impiegati nel lavoro minorile è salito a 160 milioni. Un altro sintomo della disperazione che ha spinto molte famiglie a mandare i figli al lavoro, spesso nell’economia sommersa, mentre le aule rimanevano chiuse.

di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/UFFICIO STAMPA OXFAM