Il suo regno fu effimero e trascorse una vita in sofferenza ma la sua fama è eterna. Quali sono i segreti e perché la sua tomba è avvolta da un velo di mistero?
L’intero mondo dell’archeologia 100 anni fa è stato stravolto da una straordinaria scoperta. Era il 3 novembre 1922, quando un apparente semplice gradino emerso dalla sabbia nella Valle dei Re, in realtà si rivelò una scala che conduceva direttamente ad una porta perfettamente intatta con i sigilli di una necropoli mai violata nel corso dei millenni: la tomba di Tutankhamon era stata scoperta.
A trovarla è stato Howard Carter, archeologo inglese, dopo anni di costante ricerca infruttuosa nella Valle dei Re, odierna città di Luxor in Egitto, mentre era alla ricerca delle sepolture dei due faraoni della XVII dinastia: Amenhotep IV, meglio conosciuto come Akhenaton, e il suo figlio successore, Tutankhamon.
Definito “Faraone bambino”, dopo appena 9 anni di regno morì a circa 20 anni e fino agli inizi del XXI secolo ha riposato indisturbato e nascosto sotto cumuli di sabbia e macerie, in una piccola tomba che non ha avuto modo di scegliere, ma che gli è stata imposta con un corredo allestito velocemente a causa della dipartita improvvisa e prematura.
Appena aperta la porta, davanti agli occhi di Carter si palesò un impressionante corredo funebre, con il sarcofago completamente intatto. Alla domanda “riuscite a vedere qualcosa?” di George Herbert, quinto Conte di Carnarvon, nonché il finanziatore degli scavi, l’egittologo rispose con la celebre frase “sì, cose meravigliose”.
La catalogazione delle “cose meravigliose”, a cura del Museo Egizio del Cairo, ha richiesto diverso tempo e solamente due anni dopo, il 16 febbraio 1924, è stato aperto il sepolcro che ha rivelato la mummia ricoperta d’oro, assieme alla nota maschera con le sembianze del giovane Faraone. Questa ricopriva volto e petto ed era tempestata di lapislazzuli e pietre vitree, oltre a pesare la bellezza di 11 kg.
Da quel momento si è diffusa la leggenda legata alla maledizione di Tutankhamon: a causa delle diverse morti improvvise di chi è stato coinvolto nella scoperta, tra cui Lord Carnarvon, che non ebbe tempo di vedere la mummia, e l’archeologo Carter, si è iniziato a pensare che chiunque avesse profanato la sua tomba, avrebbe perso la vita. Ma negli anni si è scoperto che Carnarvon, in realtà, morì a causa della puntura di un insetto successivamente infettatasi e per una polmonite.
Al di là delle leggende e dei falsi miti, un dato certo è che la tomba è stata saccheggiata ben due volte. Il primo furto, secondo Carter, è avvenuto dopo la sepoltura di “King Tut”, e probabilmente il colpevole era qualcuno che si è occupato direttamente della costruzione del sepolcro e che, di conseguenza, lo conosceva bene; il secondo, invece, è avvenuto a distanza di 15 anni dopo la morte. Fortunatamente, entrambi si sono fermati alle stanze più esterne: le due interne sono rimaste inviolate e, infatti, sono state trovate con i sigilli originali.
A distanza di 100 anni, sono ancora molte le domande a cui gli esperti non sono riusciti a dare una risposta certa: ad esempio, non sappiamo con certezza le cause della morte del giovane Faraone e non abbiamo la sicurezza che la tomba, non monumentale rispetto a quella di altri sovrani, sia stata costruita per lui. Qualcuno ha provato a risolvere uno di questi dubbi: Marco Galbode, egittologo francese, ha pensato che, a causa della morte prematura, il corredo funebre sia stato preso e adattato da quello della sorella Merytaton, il cui nome pare cancellato da alcuni oggetti rinvenuti. Secondo altri archeologi, sempre a causa dell’improvvisa scomparsa, la sepoltura è stata disposta nella tomba progettata per Nefertiti, morta 7 anni prima, e le comunicazioni tra i due sepolcri sono state sigillate con porte nascoste in mezzo alle mura.
A prescindere dalle questioni irrisolte, oltre al sarcofago d’oro massiccio del peso di circa 110 kg e la maschera, sono stati trovati oltre 2.000 reperti, oggi conservati al Museo Egizio del Cairo. Tra tutti, spiccano 6 giochi da tavolo in stile Monopoli contemporaneo, diverse giare di vino classificate con il nome del vitigno di appartenenza, della vigna e l’anno del regno, di cui solo quattro di vino dolce, lasciando spazio all’ipotesi che il Faraone prediligesse il gusto secco.
E c’è un importante segreto dietro il luccicante pettorale di Tutankhamon: il trionfo d’oro e pietre preziose ha al centro una pietra traslucida a forma di scarabeo ricavata da una pasta vitrea giallastra di silicio proveniente dal deserto libico. Questa è un unicum, perché si tratta di un esempio di utilizzazione di un materiale rarissimo: studi recenti hanno accertato che si tratta del prodotto dell’esplosione di una vera e propria cometa di ghiaccio sopra il deserto, cronologicamente collocata a diversi milioni di anni fa.
Ma le curiosità non finiscono: gli oggetti hanno fatto emergere tanti indizi su chi è stato davvero l’uomo dietro alla maschera e che tipo di vita, breve, ha condotto. Dai dettagli del reliquiario d’oro, è emerso che Tutankhamon aveva un rapporto stretto con la moglie, Ankhesenamon, con la quale era cresciuto insieme. Inoltre, è stata trovata una lampada, un vero e proprio magico vaso d’alabastro che, quando si illumina, diventa traslucido e rivela una giovane coppia disegnata su un contenitore interno. E il Faraone non era solo all’interno della tomba: sono state trovate due piccolissime bare con all’interno feti abortiti, una bambina di 8 mesi e un bimbo di cinque, probabilmente suoi figli.
Una vita tormentata quella di King Tut, che si è trovato ad ereditare un Paese in preda al caos e che biasimava il predecessore per aver instaurato il culto del Dio e aver portato l’Egitto verso una crisi economica. E così, Tutankhamon è finito presto nell’ombra, anche a causa della presa di potere del consigliere Ay. È risaputo che il Faraone abbia trascorso una vita breve, triste e fatta soprattutto di dolore e sofferenza: era un ragazzo estremamente fragile, cagionevole di salute e debilitato dalla malaria, ucciso probabilmente da un’infezione alle ossa.
Ma perché era così debole fisicamente? Secondo quanto dedotto dal Direttore dell’Istituto per le mummie presso l’EURAC di Bolzano, Albert Zink, il padre del Faraone è stato effettivamente Akhenaton, mentre la madre, conosciuta come “The Younger Lady”, era la sorella del re: quindi, King Tut, sarebbe frutto di un incesto e proprio per questo molto vulnerabile. Bisogna sottolineare che, nel 1300 a.C., all’epoca in cui ha vissuto, l’incesto era socialmente tollerato perché non c’era ancora consapevolezza delle conseguenze di queste relazioni sulla salute dei nascituri.
Tutankhamon si veste anche di altre verità scomode: non solo zoppo e figlio di consanguinei, ma anche malforme visivamente. Secondo quanto emerso da una completa “autopsia virtuale”, una serie di radiografie sulla mummia con oltre 2.000 mila scansioni computerizzate e corredate da estese analisi genetiche, è stato notato che al posto della mascella squadrata e dalle labbra carnose dipinte sul sarcofago, in realtà il Faraone aveva denti sporgenti e non divini.
Fisico atletico? Assolutamente no. Tut, infatti, aveva fianchi larghi, quasi femminili, oltre al piede sinistro storpio causato da una malattia ossea, l’equinismo, condizione che doveva rendere difficile camminare. Per l’appunto, nella tomba sono stati ritrovati 130 bastoni da passeggio con diversi segni di usura da utilizzo.
Fra tutte le tecnologie applicate, certamente è degna di nota quella di un blogger spagnolo che ha realizzato un modello 3D della tomba visitabile da Google Earth, che consente di entrare direttamente nella tomba. Grazie ad un semplice download di un placemark per Google, è possibile visitare virtualmente le camere, il sarcofago e i disegni originali in oro sulle pareti.
Scoperte e misteri ma anche polemiche: attorno a Tutankhamon, si è creato un velo di controversie in merito alle varie leggende tramandate nel tempo ed è lecito porsi un quesito: che sia tutta opera di una carovana messa in atto per centralizzare l’attenzione del mondo e monetizzare, strumentalizzando la storia del Faraone bambino?
Domanda più che lecita, soprattutto considerando un episodio avvenuto una decina di anni fa, quando Dean Goodman, geofisico per conto della National Geographical Society – NGS – ha affermato in via non ufficiosa che “se ci fosse un vuoto” all’interno delle mura di Tut nell’eventualità di trovare la tomba nascosta di Nefertiti “la scansione con i radar dovrebbe dare risultati inequivocabili che invece non ci sono”. Che cosa è successo dopo? Il Ministro dell’antichità di allora, Mamdouh El-Damaty, è stato sostituito immediatamente e la NGS ha pubblicato un comunicato incisivo: «i risultati della ricerca sono stati condivisi con il Ministero delle antichità egiziano: qualunque domanda, deve essere rivolta a loro», si legge nella nota.
Telefonata per così dire “di ghiaccio”, dal momento in cui molti hanno accolto l’invito e hanno chiamato, ma senza mai ricevere nessuna risposta.