Le religioni neopagane, la nascita della Wicca e la figura della donna nella società moderna

Quando si parla di Wicca vengono subito in mente rituali magici, mazzetti di salvia, stelle a cinque punte e corna puntute. La motivazione è da ricercarsi per buona parte in una retorica culturale acquisita forse inconsapevolmente dalla società moderna, dalla fusione con i concetti del cristianesimo e dalla vicinanza mentale, spirituale e fisica con il Vaticano; ma anche la cultura pop ha le sue colpe (e i suoi meriti): chi non ha mai visto una puntata di Streghe (Charmed nella versione originale), di Buffy l’Ammazzavampiri o di True Blood? E ancora, chi non ha mai sentito parlare di pentacolo e libro delle ombre? In realtà la Wicca è qualcosa di molto diverso dalla stregoneria hollywoodiana a cui ci siamo abituati o dal satanismo da cui mette in guardia la Chiesa di Roma. Si tratta di un movimento religioso relativamente nuovo che nasce all’interno del più ampio concetto di neopaganesimo, l’insieme di culti e tradizioni che fanno riferimento alle religioni pagane praticate in Europa e Medio Oriente in età antica. Definita anche “religione della natura”, la Wicca nasce da concetti come universalità e spiritualità: tutto ruota intorno alla celebrazione della “madre Terra”, degli elementi naturali e dei cicli della vita.

Le origini di questo culto risalgono all’Inghilterra della prima metà del Ventesimo secolo ma solo nel 1954 venne teorizzato, con la pubblicazione di Witchcraft Today, La stregoneria oggi, di Gerald Brosseau Gardner, esoterista e viaggiatore britannico considerato il padre della Wicca moderna. Gardner dichiarava di aver appreso le basi del movimento religioso nella congrega “New Forest Coven”, che aveva tramandato le arti della stregoneria e dell’antica tradizione pagana europea. Il culto della Wicca si basa sulla venerazione di un’entità divina costituita da due principi simmetrici e complementari, la dea e il dio, il femminile e il maschile: i wiccan credono che dall’interazione di queste due parti dello stesso insieme si sia generato il Tutto. In generale l’intero culto fa uso di molti simboli duali, con polarità opposte che non sono però in conflitto, anzi, coesistono e si completano, creando un unico insieme. Le streghe della Wicca praticano individualismo e libertà di pensiero in connessione profonda con il mondo che le circonda e i suoi elementi, l’acqua, il cielo, il fuoco, le altre creature viventi.

Il neopaganesimo affonda le radici in realtà molto antiche e diverse tra loro: i wiccan hanno ereditato molte delle loro tradizioni dalla cultura celtica e pagana romana e questo emerge con evidenza dal calendario delle festività religiose. Alcune date importanti coincidono significativamente con il calendario cristiano. La Wicca celebra il naturale percorso di nascita, crescita e morte delle divinità e degli esseri umani, scandendolo in 8 momenti salienti dell’anno, i Sabba (o Sabbath), rappresentati dalla “Ruota dell’Anno”. I Sabba si suddividono in “maggiori” e “minori”: “Samhain”, il 31 ottobre, coincide per la cultura celtica con l’inizio del nuovo anno. La festa dei morti, Halloween, segnava originariamente l’ultimo giorno di raccolto agricolo e per le religioni neopagane era un momento di passaggio in cui si ricordava la divinità che lasciava il mondo terreno. Il 21 dicembre si celebra “Yule”, la notte più fredda e lunga dell’anno, durante la quale la dea pagana dà alla luce un nuovo dio. Dalla festività pagana di Yule deriva l’usanza anche cattolica di addobbare l’abete e usare del vischio. Il 2 febbraio si celebra il giorno della “Candelora”, “Imbolc”, (in irlandese si traduce “in grembo”): il periodo di riposo della dea che deve riprendersi dal parto. Il 21 marzo, giorno dell’equinozio di primavera, si celebra “Ostara”: la celebrazione della dea della fertilità germanica Eostre. Il 1° maggio è il giorno di “Beltane”: durante questa ricorrenza si celebra il matrimonio della dea e del dio, che si uniscono per generare una nuova vita. Il 21 giugno, Solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno, il dio è al massimo del suo splendore e si celebra “Litha”. Il 1° agosto è il turno di “Lughnasadh”, che segna l’inizio del periodo del raccolto secondo le usanze celtiche: tradizione vuole che il dio decida di sacrificarsi trasfigurandosi in grano, per dare sostentamento al popolo. Nuovamente il richiamo al cristianesimo e all’Eucaristia è interessante e marcato. Infine il 23 settembre, equinozio d’autunno, i wiccan celebrano “Mabon”, divinità eternamente giovane della caccia e dei raccolti.

La Wicca si compone di due correnti differenti: c’è una parte del culto più religiosa e teorica, quella che prevede la celebrazione di un dio e una dea e che dunque entra in conflitto con l’idea stessa di religione monoteista; e una parte più pratica e spirituale, ritualistica, basata sulla stregoneria. La parola “strega” cambia completamente concezione nel culto Wicca: è il rinnovamento di una figura che è stata bistrattata, coperta di ingiurie, arsa sul rogo e relegata ai margini della storia come elemento “malefico”. Coloro che praticano la Wicca restituiscono dignità e sacralità a questa figura, vista e intesa come custode della saggezza della “Madre”, legata a doppio filo alla luna, al “femminile” nell’accezione più ampia del termine. Per questo motivo non sorprende che questo culto in particolare sia diventato negli ultimi anni parte di una frangia di femminismo più spirituale. Il concetto della donna nella Wicca è quello di una figura forte, autodeterminante, lontana dall’impostazione cattolica che la pretende “angelo del focolare”. Nelle religioni monoteiste la donna tendenzialmente assume un significato virginale, è l’emblema della castità: nella Wicca è lei ad officiare, è rappresentazione terrena della dea, e come tale porta avanti il culto. Una wiccan è una sacerdotessa a tutti gli effetti ma il culto pagano è fatto per essere inclusivo, perlomeno in teoria, pertanto anche le donne appartenenti ad altre religioni possono mettere in pratica i rituali Wicca senza necessariamente perseguire il culto che prevede la celebrazione della duplice divinità. Esempi di donne sia cristiane sia streghe si trovano anche nel Vangelo: nell’antico testamento la più famosa è Miriam, sorella di Mosè.

Bisogna dunque presumere che “le streghe son tornate“, come cantava Ombretta Colli nel lontano (ma nemmeno troppo) 1978? Ovviamente no. È interessante però notare come ovunque esista una religione monoteista molto forte si sviluppino realtà pagane che ne sono al contempo specchio e contrario, una sorta di sfiato, storpiature di regole arcaiche o comunque troppo rigide per una società che cambia molto più rapidamente rispetto alle antiche istituzioni non solo spirituali, ma anche statali.