Con il rientro dello storico chitarrista John Frusciante, la band californiana ha pubblicato due album a distanza di pochi mesi e non sembra avere intenzione di fermarsi
I Red Hot Chili Peppers sono un po’ come un cubo di Rubik risolto. Principalmente per via degli abbandoni e dei ricongiungimenti del chitarrista John Frusciante che è tornato nel gruppo dopo 13 anni dal secondo addio (e quasi 30 dal primo). Il 14 ottobre i Red Hot hanno pubblicato Return of the Dream Canteen, 13esimo album in studio anticipato dal singolo Tippa My Tongue, uscito il 19 agosto.
Il disco arriva a pochissima distanza dal precedente Unlimited Love – rilasciato nell’aprile 2022 – che ha segnato ufficialmente il ritorno dello storico chitarrista che, per citare il titolo del romanzo di Enrico Brizzi (e poi il film omonimo, anche se era “Jack” per motivi di copyright) è “uscito dal gruppo” due volte, nel 1992 e nel 2009. Ma poi è tornato. Da qui la metafora un po’ forzata del cubo di Rubik: dopo gli abbandoni di Frusciante, la band californiana ha annoverato nella line-up musicisti a tutto tondo come Dave Navarro, originariamente chitarra dei Jane’s Addiction, e Josh Klinghoffer, ma sembra trovare il suo colore solo con il polistrumentista newyorkese. Non a caso è stata coniata l’espressione “Frusciante Touch” per descrivere il suo stile sfaccettato, al contempo grezzo e melodico.
A proposito di ritorni, Return of the Dream Canteen vede anche il rientro del produttore Rick Rubin, che ha contribuito a consolidare il suono del gruppo, tra funk, hard rock, hip hop, punk rock e psichedelia, da Blood Sugar Sex Magik (1991) a I’m With You (2011).
Proprio Blood Sugar Sex Magik è considerato uno dei capolavori della band e coincide con l’entrata in scena di Rubin e l’esplosione del “Frusciante Touch”. Ma la storia tra il chitarrista e i Chilis comincia molto prima. Frusciante ha solo 18 anni quando nel 1988 si unisce a Anthony Kiedis (voce), Flea (basso) e Jack Irons (batteria, poi nei Pearl Jam) per sostituire Hillel Slovak, morto di overdose nello stesso anno. Il giovane John è un grande fan dei Chili Peppers, conosce tutte le canzoni dei primi quattro album a memoria ed è diventato loro amico. Nonostante questo, non è però la prima scelta, che ricade invece su DeWayne “Blackbird” McKnight, membro del collettivo Parliament-Funkadelic. Ma i quattro non si trovano bene e non riescono a far decollare il sodalizio artistico. È a quel punto che Flea si rivolge al brillante John, chiedendogli di unirsi a loro. Poco dopo un altro cambiamento all’orizzonte: Jack Irons lascia la band perché non può continuare senza Slovak e viene sostituito dall’attuale batterista, Chad Smith.
Dopo tutte queste giravolte e cambi di facce, il cubo di Rubik sembra risolversi. Frusciante entra nei Red Hot Chili Peppers durante le registrazioni di Mother’s Milk (1989) che diventa il primo successo commerciale del quartetto. Il disco mostra tutto il talento e la versatilità della band e del giovane John, che però è ancora molto legato – anche tecnicamente parlando – all’amico Hillel Slovak.
La magia esplode poco dopo, quando viene ingaggiato Rubin, che convince i “peperoncini” a incidere il loro successivo album a The Mansion, una villa alle porte di Los Angeles, nota per essere stata dimora dell’illusionista Harry Houdini. Nel 1991 vede la luce Blood Sugar Sex Magik, che vende 13 milioni di copie in tutto il mondo, trainato da singoli come Under the Bridge, Give it Away e Suck My Kiss. L’album, acclamato dalla critica e ritenuto uno degli album fondamentali del crossover, contiene tutti gli elementi che hanno reso unica e riconoscibile la band losangelina: i giochi di parole, a volte al limite del nonsense, e il rapping incisivo di Kiedis, lo slap energico e forsennato di Flea, il drumming groove e potente di Chad Smith e, appunto, “il tocco Frusciante”. Il cubo è risolto. E invece no.
Durante il tour del 1992 Frusciante, sempre più braccato dalla sua dipendenza dall’eroina e per niente a suo agio con la fama mondiale, entra in una spirale discendente e decide di “uscire” dal gruppo. Viene sostituito da Dave Navarro, con il quale la band pubblica un solo album, One Hot Minute (1995), caratterizzato da un suono più cupo, psichedelico, che vira prepotentemente verso l’hard rock.
Nel 1998, a causa di divergenze creative, Navarro viene licenziato e John Frusciante, ormai disintossicatosi, rientra nella band. Dopo un anno e mezzo di lavoro insieme al fidato Rick Rubin, nel 1999 esce Californication. Il disco non è solo il maggior successo commerciale dei quattro, con 15 milioni di copie vendute, ma segna un punto di svolta nella lora carriera. Al sesso e all’erotismo, temi tipici della discografia della band, si affiancano il viaggio, la morte, il suicidio, l’avidità e la California, appunto. Il ritorno dell’eclettico chitarrista comporta un distacco totale dal materiale registrato con Dave Navarro e un riavvicinamento al suono heavy funk apertosi, però, alla melodia, come testimoniano i singoli Scar Tissue e Otherside.
La sterzata melodica prosegue anche negli album successivi, By the Way (2002) e Stadium Arcadium (2006), nei quali Frusciante, autore di quasi tutti gli arrangiamenti, crea trame più complesse, permettendo alla band di allargare i propri confini stilistici. Anche stavolta il successo non manca, ma nel 2009 il chitarrista decide di abbandonare per la seconda volta il gruppo per dedicarsi alla carriera solista: sono ben 13 i frutti del suo lavoro in solitaria, votati all’elettronica e alla sperimentazione.
A sostituirlo ci pensa il bravissimo Josh Klinghoffer, vecchia conoscenza della band, suggerito proprio dallo stesso John, con i quali i Peppers pubblicano I’m With You (2011) e The Getaway (2016).Proprio quest’ultimo lavoro sancisce l’allontanamento di Rick Rubin dalla produzione in favore di Danger Mouse, che permette, ancora una volta, un cambio di pelle, tra elementi disco, pop e new wave.
Ma il 15 dicembre 2019 John Frusciante rientra nel gruppo. Con un post sui social i Red Hot Chili Peppersannunciano il ritorno del chitarrista e dopo tre anni di attesa esce Unlimited Love, anticipato dal singolo Black Summer. Il 23 luglio 2022, sul palco dell’Empower Field a Denver, Anthony Kiedis annuncia a sorpresa l’uscita del doppio album Return of the Dream Canteen e le facce del cubo sembrano nuovamente combaciare. Almeno per ora.
Checché se ne dica, è proprio la capacità di reinventarsi, di ibridarsi che ha permesso loro, in quasi 40 anni di storia, di rinascere più volte (e di ottenere una stella sulla Hollywood Walk of Fame). Nei Red Hot Chili Peppers non c’è un unico leader: le acrobazie liriche di Kiedis, l’esuberanza del basso di Flea, l’estro di John Frusciante e la solidità di Chad Smith sono i Red Hot Chili Peppers, che negli anni hanno saputo mantenere la loro essenza e il loro sound grazie alle capacità tecniche e alla voglia di non prendersi mai troppo sul serio.
Oltre a svelare la tracklist del nuovo album e il video di Tippa My Tongue, poco prima dell’uscita il gruppo ha pubblicato sui social la copertina del disco, scrivendo un post che sembra essere una sintesi del loro percorso: «Siamo andati alla ricerca di noi stessi come abbiamo sempre fatto. […] Quando tutto è stato detto e fatto, il nostro amore l’uno per l’altro e la magia della musica ci avevano dato più canzoni di quante ce ne aspettassimo. Ebbene, ci siamo riusciti. due doppi album pubblicati uno di seguito all’altro. Il secondo è significativo quanto il primo, o forse il contrario. ‘Return of the Dream Canteen’ è tutto ciò che siamo e che abbiamo sempre sognato di essere. È pieno di roba. Realizzato con il sangue dei nostri cuori».