Dalla passione per il calcio all’amore sconfinato per il tennis: Lorenzo Sonego è arrivato dal nulla, ma si è affermato grazie alla sua determinazione e alle intuizioni del coach Gian Piero “Gipo” Arbino

«Era il 2006. Un amico comune con il padre di Lorenzo, Roberto Sivieri, ci fece incontrare. Mi disse che aveva un figlio di 11 anni, lo aveva portato a fare due lezioni col maestro Aquilante ed era stato giudicato molto portato. Lo feci provare con Paolo Bonaiti: quando tornò, mi disse che non era possibile che quel ragazzo avesse giocato soltanto due volte. Era un segno. Mi incuriosii e lo volli vedere pure io: era piccolo, magro, faticava a reggere la racchetta. Non mi impressionò, onestamente. Si muoveva benissimo e aveva una grinta stupefacente, sapevo che giocava a pallone, era molto considerato nel Torino calcio. Ma era così gracile che iniziava ad avere problemi nei contrasti, e finì con l’abbandonarlo».

Così racconta Gian Piero Arbino, meglio conosciuto come “Gipo”, riferendosi ad un “gracile” e “piccolo” (non più tanto oggi) Lorenzo Sonego, che nel mondo del tennis si è fatto strada, tra successi e insuccessi, tra attimi di felicità e attimi di sconforto.

Introverso, solitario e apparentemente disinteressato: Lorenzo, soprannominato “Sonny”, era un ragazzo che, superficialmente, poteva sembrare accontentarsi sempre del secondo posto, ma non era così. Per Arbino c’era qualcosa in lui che avrebbe potuto portarlo molto più in là, e un bel giorno lo prese da parte per dirgli chiaramente che “doveva stare più vicino al campo e spingere, con le sue armi: servizio e dritto” e nonostante la “fatica a convincerlo, iniziò a farlo”.

Eppure, a prescindere dalle sconfitte e da chi in Sonego non ha mai creduto o ha smesso di crederci presto, Gipo è sempre stato il suo punto fermo di riferimento: «io ci ho sempre creduto, anche quando non ci credeva nessuno. Lorenzo ama il tennis e si è sempre fidato di me, così come la sua famiglia. Si sono fidati quando ho consigliato di non fare troppa attività junior, anche perché non aveva senso far buttare via i soldi ai genitori e magari raccogliere due anni di sconfitte».

E se il tennis non fosse stata la sua strada? Lorenzo è stato chiaro e durante un’intervista che ci ha rilasciato, ha sciolto ogni dubbio, affermando che se con il tennis “non fosse andata bene, mi sarebbe piaciuto continuare a giocare a calcio, altro sport che mi diverte molto”.

Passione per la disciplina che è nata fin da piccolo, nonostante il primo amore per il calcio e, soprattutto, per il Torino: «il tennis mi è piaciuto fin dalle prime volte che presi in mano la racchetta. Fino all’età di 11 anni giocavo anche a calcio nel settore giovanile del Torino, prima di decidere di provare a dedicarmi a tempo pieno al tennis».

Un percorso certamente non facile, caratterizzato da dei “must” che sono il sacrificio e la devozione quali capisaldi indissolubili. Proprio per un tennista, come per tutti gli altri sportivi, è necessario sacrificare molto per arrivare alla vetta e Lorenzo sa quanto “senza passione sia molto difficile intraprendere la strada del professionismo”, sottolineando la necessità di “allenarsi duramente e con costanza ogni giorno oltre che essere disposti a viaggiare per la maggior parte dell’anno”. E come in tutto, il tennis dà e toglie: «da un lato è bellissimo ma dall’altro ti toglie stabilità», ci dice Lorenzo, e nonostante i contro “è la mia passione” e proprio per questo motivo “porto avanti il tutto con il sorriso e con la determinazione di arrivare il più in alto possibile”, sottolinea Sonny.

A tal proposito, sovente non va tutto come previsto e i fallimenti sono sempre dietro l’angolo. A partire dai Sidney Open, conclusi ai quarti di finali battuto da un solido russo Aslan Karatsev per 6-2, 3-6 e 6-2, per poi arrivare agli Internazionali di Roma dove ha confermato un momento fisico non particolarmente fortunato, Lorenzo era uscito dalla top 30 del ranking Atp e sembrava avviarsi verso una fase di declino disarmante.

Eppure, durante l’intervista, Sonego ha chiarito come ha affrontato e affronta quotidianamente queste situazioni particolarmente delicate, dove tutto sembra andare a pezzi, sottolineando con fermezza la necessità di “accettare il fatto che in una stagione lunga come quella del tennis ci possano essere momenti belli ed altri più difficili”. La sua idea in merito è chiara e afferma che “personalmente cerco di non abbattermi”, continuando a “lavorare con fiducia” ma “l’importante è non prendere una sconfitta in maniera troppo negativa ma riuscire a trasformarla sempre in un mezzo per fare ancora meglio nelle settimane successive”.

Ed è proprio questa tendenza che ha portato il tennista piemontese a strappare il primo titolo 2022, nonché il primo della carriera sul cemento: infatti, a Metz, Francia, Lorenzo ha centrato la sua prima finale, precisamente la quinta nel suo percorso. Dopo aver eliminato in semifinale la testa di serie numero due, Hubi Hurkacz, Sonego ha vinto in due set contro Aleksandr Bublik con il risultato di 7-6 e 6-2. Una vittoria che per lui è stata certamente un sospiro di sollievo, un faro che torna ad illuminare l’ombra, ritornando nuovamente fra i primi top 50 giocatori del mondo, dove è sempre stato. Ma non solo: Sonny ha segnato anche un pezzettino di storia nella settimana francese, dove non ha lasciato nemmeno un set agli avversari, conquistando il titolo numero 80 per il tennis italiano a livello Atp.

Un Lorenzo solido, costruito e stabile, che non si fa prendere solitamente dalle emozioni in campo, ad eccezione di qualche mese fa a Wimbledon. Ripercorrendo assieme il terzo turno delGrandeSlam 2022, Sonego ricorda con felicità, nonostante la sconfitta, l’incontro con il campione ex numero uno al mondo, Rafael Nadal: «giocare sul campo centrale di Wimbledon è sempre un’emozione incredibile, per di più affrontando uno dei giocatori migliori della storia del tennis. Sicuramente le prime volte l’emozione rischia di deconcentrarti ma sono sicuro che la prossima volta che giocherò su un campo così sarò più libero e potrò fare meglio».

E Lorenzo è proprio cresciuto a Nadal e Federer, proprio come fossero pane e acqua: «Nadal ha insegnato l’atteggiamento da tenere in campo, la tenacia, la voglia di lottare e la cultura del sacrificio mentre Federer da un punto di vista tecnico è il modello da seguire» dichiara, e su “King Roger” può affermare con certezza di essere stato il penultimo giocatore ad affrontarlo in un match ufficiale dopo l’annuncio del suo ritiro dalla scena, precisamente durante gli ottavi di finale di Wimbledon 2021, torneo nel quale il tennista svizzeroè uscito di scena al turno successivo contro il polacco Hubert Hurkacz.

Sul tema ranking, del quale vanta come top posizione la 21esima, raggiunta il 4 ottobre 2021 e il 14 febbraio 2022, Lorenzo sottolinea l’impegno e la devozione “per portare l’asticella più in alto”, volendo “continuare a migliorare giorno dopo giorno per provare ad essere un giocatore sempre più completo”, dotato soprattutto di un ottimo servizio, oltre a possedere un dritto potente e efficace.

Ma oltre alle qualità tecniche, quello che fa la differenza in questo giocatore rispetto agli altri è soprattutto l’aspetto mentale, emerso durante la semifinale contro lo spagnolo Pablo Andujar, in cui nonostante la sconfitta, Sonego è riuscito brillantemente ad annullare una palla break con un rovescio lungolinea e una smorzata. E proprio su questo inciso caratteriale è lo stesso Arbino a porre l’accento: «ha la fortuna di amare il tennis e di giocare per divertirsi. Riesce ad affrontare allo stesso modo sia la vittoria che la sconfitta e soprattutto ha imparato ad analizzare le partite come mezzo per crescere, senza esaltarsi troppo o abbattersi quando le cose vanno male. Lui gioca e basta. Sembra che gli scivoli tutto», afferma Gipo.

Ormai la stagione 2022 è in chiusura ed è tempo di riflettere, guardando l’anno passato per poter fare le proprie valutazioni sul futuro. Alla domanda “quali saranno i tuoi obiettivi per la prossima stagione?”, Lorenzo è stato chiaro nella risposta: «l’obiettivo rimane quello di giocare più match possibili ed avvicinarsi sempre di più alla vetta della classifica, migliorare il mio tennis ed essere competitivo con i migliori giocatori del mondo. Il sogno ovviamente rimane quello di qualificarsi alle Atp Finals di Torino, la mia città».

Un anno molto duro, tra alti e bassi, ma che nonostante tutto ha portato i frutti di un lavoro incessante e costante verso il miglioramento continuo. Cuore, racchetta e polso: tre pilastri per un Lorenzo Sonego che ha brillato e che sta brillando nuovamente, pronto a raggiungere l’apice nella prossima stagione 2023, sbaragliando la classifica e, chissà, magari raggiungendo anche la top ten.