Durante il Vertice della Comunità politica europea Meloni ribadisce: no a ridistribuzione, ma impegno a bloccare le partenze
A Granada ieri è stata la giornata del Vertice della Comunità politica europea e il tema delle migrazioni è stato al centro delle discussioni. La presidente del Consiglio italiana è arrivata soddisfatta dell’accordo sul Patto migrazione e asilo, ma anche del dibattito interno nell’Unione europea che a suo dire dimostra che l’Italia sia “tutt’altro che isolata in questa trattativa“. L’Italia intende fare da “pioniera” per quanto riguarda i “rapporti diversi dei quali abbiamo bisogno con il continente africano“, con un approccio né “paternalistico, né predatorio” ma semplicemente “da pari a pari” e ha rilanciato il Piano Mattei.
Italia e Regno Unito hanno promosso un tavolo durante il summit a proposito della lotta ai trafficanti e al contrasto dell’immigrazione irregolare. Al tavolo erano invitati l premier olandese Mark Rutte e quello albanese Edi Rama, in rappresentanza di due Paesi Ue e due non Ue, due del Nord Europa oggetto di movimenti secondari, due del Sud Europa principalmente oggetto di movimenti primari. Al tavolo si sono però aggiunti anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente francese Emmanuel Macron. Meloni ha ribadito che “la proposta italiana attuale non è quella di continuare a parlare di come ridistribuiamo persone che illegalmente entrano in Europa, ma di fermare la migrazione illegale, l’unica che può mettere tutti d’accordo“.
In ultimo Meloni ha cercato di gettare acqua sul fuoco a proposito della situazione, tesissima, tra Tunisia e Ue. La premier ha detto che credere “che il presidente della Tunisia abbia parlato, con un tono un po’ assertivo, alla sua opinione pubblica” e che “probabilmente anche alcune dichiarazioni non hanno aiutato nelle ultime settimane su alcuni approcci ideologici, ma confido che andremo avanti e che si possa lavorare su un reale partenariato strategico anche con l’aiuto della Commissione“. Ma dalla Tunisia continua il braccio di ferro Saied, ricevendo il ministro degli Esteri Nabil Ammar, ha diffuso una nota in cui sottolinea che “la Tunisia è ferma sulla sua sovranità e non cederà alle pressioni perché la sovranità statale ha la precedenza su ogni altra considerazione” e aggiunge che “il nostro Paese tratterà con i suoi partner su un piano di parità in un quadro di rispetto reciproco“.
L’Alto Rappresentante Ue per la Politica Estera Josep Borrell ha spiegato che “dobbiamo pensare a un controllo delle frontiere esterne non solo nel Mediterraneo ma anche nel Sahel. È un compito difficile ma sono pronto a considerare questa opzione. Le persone fuggono perché devono farlo o per avere più opportunità, e l’Ue deve avere una posizione comune sul dossier“, sostenendo l’ipotesi di usare “le nostre missioni della Politica di sicurezza e di difesa comune, come quelle navali o di terra, per combattere contro i trafficanti. Ma per far questo serve l’accordo della Tunisia“.
Oggi la presidente del Consiglio è impegnata anche in un bilaterale con il cancelliere tedesco Olaf Scholz che “sicuramente sarà un’occasione per ragionare di come fare passi in avanti soprattutto su quello che interessa l’Italia, che è il tema della dimensione esterna, che sono gli accordi con il Nord Africa, la guerra ai trafficanti“.
Mateusz Morawiecki, il premier polacco, ha riportato quanto discusso con Giorgia Meloni su Facebook. Morawiecki ha spiegato che “siamo entrambi d’accordo sul fatto che è importante soprattutto difendere le frontiere esterne, perché altrimenti ci sarà sempre una situazione in cui decine di milioni di persone, se non centinaia di milioni di persone, vorranno venire qui da molte parti del mondo“, poi ha lanciato un monito sul fatto che “l’Europa non sarà in grado di resistere a questo, l’Europa si romperà“, dato che l’Ue “si trova di fronte a una scelta fondamentale: accettare o meno l’immigrazione clandestina di massa“.
Il premier polacco ha assicurato che il Paese “pone un forte veto su questa posizione“, aggiungendo che “molti sono d’accordo con me. Hanno paura di questo diktat proveniente da Bruxelles e Berlino. Noi non abbiamo paura di questa imposizione” sostenendo che l’opposizione alle soluzioni proposte dall’Ue sia fatta “per motivi di sicurezza nazionale“. Morawiecki ha ribadito che “vogliamo pace e sicurezza e difenderemo il diritto dei polacchi alla sicurezza” e sottolineato che “non esiste la possibilità di distribuire gli immigrati clandestini senza il consenso degli Stati membri“.
Il premier ungherese Viktor Orban non usa mezzi termini nel commentare il Patto dell’Unione europea sulla migrazione. Secondo il primo ministro infatti Polonia e Ungheria sarebbero state “stuprate legalmente” dall’Ue. I due Paesi, sostiene, sono stati costretti ad accettare l’accordo e al suo arrivo a Granada ha dichiarato: «se sei legalmente stuprato, costretto ad accettare qualcosa che non ti piace, come pensi di raggiungere un compromesso? È impossibile». Ai giornalisti ha poi spiegato che “non c’è la possibilità di un accordo sui migranti, perché prima avevamo deciso che l’immigrazione sarebbe stata regolata sulla base di accordi unilaterali, ma questo è stato cambiato nell’ultimo incontro” avvenuto il 28 settembre, tra i ministri dell’Interno dell’Ue. Orban ha aggiunto che “Polonia e Ungheria non erano insoddisfatte della proposta, ma sono state lasciate da parte. La proposta è stata spinta avanti. Polonia e Ungheria sono state lasciate totalmente fuori” e “dopo questo non c’è nessuna possibilità di nessun tipo di accordo o compromesso sull’immigrazione, politicamente è impossibile. Non solo oggi, ma in generale per i prossimi anni, perché noi siamo stati, come dire, violentati giuridicamente“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
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