La maggior parte dei pazienti ricoverati nella struttura della città di Leopoli sono feriti di guerra e soldati
Dall’inizio della guerra l’ospedale St. Panteleimon di Leopoli ha subito una trasformazione molto positiva.
In questo polo ormai eccellente sono entrati 11mila pazienti di cui il 60% sono soldati, feriti di guerra, oppure volontari provenienti dai campi di battaglia delle zone di Kiev, Mariupol, Kherson e Bakhmut.
Tra di loro c’è Yuri, 21enne che sta svolgendo un percorso terapeutico di sostegno psicologico. Sembra sia stato prigioniero dei russi e rilasciato il 24 novembre dello scorso anno con altri soldati nello scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina. «Non c’è niente di bello da ricordare», dice sottovoce.
«Tocchiamo con mano l’iniquità del male che contrasta con il candore di una nevicata che ci sorprende e rende più faticoso il nostro cammino qui in Ucraina. Ma l’ultima parola sull’umanità sarà quella del bene, della resurrezione», sottolinea padre Fortunato alla fine della visita prima di rimettersi in viaggio verso Kiev, Irpin e Bucha dove proseguirà la missione.
Lo ha detto alla direttrice dell’AGI, Mariana Svirchuk, durante la visita all’ospedale di Leopoli della delegazione della missione umanitaria “L’Italia scende in campo per la pace”.
«Dopo poche settimane dallo scoppio della guerra, in un solo momento sono arrivati 140 feriti in seguito a un attacco a un centro militare vicino Leopoli – racconta Svirchuk – nei mesi successivi abbiamo dovuto effettuare una vera e propria riconversione dell’ospedale. Inizialmente, dopo le amputazioni, mandavamo i pazienti all’estero; poi abbiamo cominciato a costruire un sistema di cura dentro per tutto il ciclo. Siamo una struttura dello Stato e la nostra idea è diventare modello per altri ospedali ucraini».
Oltre mille bambini sono stati ricoverati in questi mesi ed il personale medico è stato costretto agli straordinari. La manager va fiera del programma Unbroken, dedicato a civili, militari e bambini con le ferite della guerra.
«Oggi, grazie a una squadra di medici specialisti in tutte le discipline effettuiamo ricostruzioni plastiche delle ferite, protesi, riabilitazione e assistenza psicologica dei pazienti. Oltre al nostro, l’unico ospedale pediatrico dell’Ucraina è a Kiev. Abbiamo convenzioni con centri esteri sinonimo di eccellenza. In Italia con il Bambin Gesù di Roma e l’Istituto Rizzoli di Bologna», continua.
È Mariana Svirchuk a guidare la delegazione formata dal francescano padre Enzo Fortunato, con Angelo Chiorazzo di Auxilium e Adriano Ricucci, vicepresidente della Comunità di Sant’Egidio nel reparto in cui vi sono i feriti di guerra. Molti dei quali mutilati e sotto supporto psicologico.
di: Alice GEMMA
FOTO: ANSA/EPA/STR