Nuotatrice Barbara Hernandez

La nuotatrice cilena da Guinness mette a segno un nuovo record, “il dolore è la ricompensa”

La chiamano “la sirena dei ghiacci” ed è proprio in acque gelate, quelle del Canale del Nord tra Scozia e Irlanda, che la nuotatrice cilena Barbara Hernandez ha fatto un altro passo per aggiudicarsi un nuovo record: affrontare a nuoto 7 luoghi strategici degli oceani, considerati i più ostici per condizioni ambientali. Caratteristiche che però non spaventano l’Hernandez, che ha completato già cinque sfide su 7: la sirenetta cilena ha già affrontato e sconfitto le acque delle Hawaii, della California, dello stretto di Gibilterra e del canale del Nord.

La vera sfida, a sorpresa, non è il freddo – anche se è tutto meno che piacevole nuotare per 12 chilometri nell’acqua gelata tra Irlanda e Scozia con i piedi blu per l’ipotermia. – Il vero problema è la fauna marina: la Hernandez infatti è stata punta più volte dalle meduse, in particolare nell’ultima attraversata ha trovato ad attenderla vasti banchi di medusa criniera di leone, non letale per gli esseri umani ma le cui punture possono continuare a bruciare per diverse ore. «Certo che è spaventoso all’inizio – ha raccontato nell’intervista alla Cnn Hernandez – ma alla fine è fantastico perché è un’opportunità per il Sud America, per me e per il mio team per testare i nostri limiti; e questo è stupendo».

Hernandez è abituata fin da bambina alle sfide: nata a Santiago, senza la possibilità immediata quindi di avvicinarsi all’acqua, si è da subito imposta viaggi di oltre 120 chilometri per raggiungere il mare. La sua preparazione atletica è essenziale almeno quanto l’aftercare, che le consente di ovviare ai danni che le acque gelate potrebbe causare al suo corpo. Oggi, a 35 anni, ha già vinto un Guinness dei Primati ed è Donna dell’anno 2020 per il nuoto d’altura nel mondo. Molte delle traversate di Hernandez infatti sono state effettuate a Sud del Cile, nello stretto di Magellano, e un’altra dovrà avere luogo nell’artico a breve. Tutto con lo scopo di puntare i riflettori sui cambiamenti climatici e la salute degli oceani. «Questa è la mia occasione – spiega- per parlare sui social media e con la stampa e dire: ‘ Andiamo, stiamo davvero lavorando sul clima o no? Come possiamo renderci utili perché le prossime generazioni si prendano cura dei nostri mari o della fauna, comprese le meduse e gli squali perché questa è la casa di questi animali e pesci?» .

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/Andres Moncada / Fotoaustral