Come evitare i rischi sulla salute mentale: l’intervista a Giuseppe Lavenia

Che ci troviamo nel bel mezzo di una crisi della salute mentale giovanile, causata principalmente dai social media, non è una novità. Da tempo e da più parti esperti dell’età evolutiva lo sostengono e cercano di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema. A lanciare l’allarme è stato perfino Vivek Murthy, una delle più alte cariche sanitarie degli USA, che ha chiesto un’azione specifica da parte delle aziende tecnologiche e dei responsabili politici per stabilire standard di sicurezza per bambini e adolescenti. Il problema è quanto mai attuale se pensiamo che sono 42 gli Stati statunitensi ad aver fatto causa a Meta Platforms per le sue funzionalità che creerebbero dipendenza nei più piccoli. In 33 partecipano a una causa federale presentata nel Northern District della California, a cui se ne aggiungono altri 9 nei rispettivi Stati. Meta è accusata di aver creato delle funzionalità su Instagram e Facebook che spingono i giovani a restare sempre più a lungo sui social e a farceli tornare continuamente,attraverso algoritmi, allarmi, notifiche e il cosiddetto scroll infinito.Inoltre, la società ha incluso funzionalità che avrebbero un impatto negativo sulla salute mentale dei giovani, con ilcontinuo paragone con gli altri.

Non è la prima volta che un’ampia coalizione di autorità giudiziarie statali USA si unisce per attaccare la piattaforma di Mark Zuckerberg. E il tema è talmente attuale da ispirare perfino un documentario,The Social Dilemma, sbarcato su Netflix nel 2020, che prende di mira soprattutto Facebook, fra tutte considerata la piattaforma più pervasiva ma anche quella più pericolosa.

Insomma il problema della dipendenza da social, soprattutto dei più giovani, è ben radicato e non riguarda un solo Paese, perché se è vero che sono stati gli USA a riaccendere i riflettori con la maxi-causa contro Meta, anche in Italia il quadro è piuttosto allarmante. Ne abbiamo parlato con il professor Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche.

Professore, partiamo dal principio… quanti sono ad oggi i minori che frequentano i social network?
«La presenza dei minori sui social network è notevolmente cresciuta negli ultimi anni. Il 95% degli adolescenti frequenta abitualmente almeno una piattaforma e più di un terzo ne utilizza diverse quasi costantemente. Sebbene l’età minima richiesta dai siti sia 13 anni, il 40% dei bambini tra gli 8 e i 12 anni li frequenta già. Come se non bastasse, 6 adolescenti su 10 affermano di avere poco o nessun controllo sulle informazioni personali che le società di social media raccolgono su di loro. È evidente quindi che c’è un problema anche di controlli. I social network offrono ai giovani la possibilità di esprimersi, di connettersi con i loro coetanei e di esplorare nuovi interessi. Tuttavia, ci sono anche rischi, come l’esposizione a contenuti inappropriati e la pressione di aderire a determinati standard sociali e di bellezza. Per esempio, la costante visione di influencer che mostrano stili di vita lussuosi e corpi perfetti può creare aspettative irreali e insoddisfazione personale. È cruciale educare gli adolescenti ad un uso critico dei social media, aiutandoli a distinguere tra realtà e finzione online».

Queste piattaforme possono creare dipendenza?
«Sì, i meccanismi di gratificazione, come ricevere “like” e commenti, stimolano il sistema di ricompensa del cervello, creando un senso di soddisfazione che può diventare compulsivo. Questa dipendenza può portare a una riduzione delle attività sociali nel mondo reale, a una diminuzione della concentrazione e a problemi di gestione del tempo. È bene anche ricordare che quando si manda un messaggio o si pubblica una foto si attiva la dopamina e si sente il bisogno di controllare l’arrivo di una risposta. Associamo questa sensazione a qualcosa di positivo, ma non lo è: crea dipendenza e difficoltà di concentrazione. Secondo uno studio del 2019 controlliamo il telefono in media 96 volte al giorno, in pratica una volta ogni 10 minuti. Questa frequenza è cresciuta nel tempo e continua a farlo».

Quali sono gli effetti nocivi che un uso prolungato dei social può provocare sulla salute mentale dei più giovani?
«La dipendenza in sé è un fattore nocivo. Poi la pressione di mantenere un’immagine online perfetta, il confronto costante con gli altri e la cultura dell’immagine idealizzata possono provocare ansia, depressione e problemi di autostima.  Il 70% degli adolescenti ha ansia prima di postare una foto per paura di un giudizio negativo e il 79% dei ragazzi utilizza filtri. La costante necessità di approvazione e il confronto con le vite apparentemente perfette degli altri possono anche portare a una visione distorta della realtà e a sentimenti di inadeguatezza».

La domanda a questo punto sorge spontanea: quali consigli si sente di dare agli utenti junior per un uso corretto dei social?
«Innanzitutto è cruciale limitare il tempo trascorso online e concentrarsi su attività significative offline. I giovani dedicano mediamente dalle 2,6 alle 4 ore al giorno a questi spazi virtuali, la chiave sta nel trovare un equilibrio che suggerisce un limite massimo di due ore al giorno. Sarebbe importante anche una “giornata senza schermi” una volta alla settimana, dove le attività offline come leggere, fare sport, o passare tempo in natura vengono privilegiate. È fondamentale che i giovani imparino a riconoscere e contrastare il confronto negativo e a comprendere che le rappresentazioni online spesso non riflettono la realtà».

In che modo i genitori possono contribuire a tutelare “il benessere digitale” e psico-fisico dei propri figli? Esserci è importante?
«I genitori giocano un ruolo cruciale nel guidare i loro figli attraverso il mondo dei social. Creare un dialogo aperto è fondamentale: per esempio possono iniziare conversazioni sui contenuti visualizzati online, discutendo ciò che è appropriato e ciò che non lo è. Possono anche stabilire regole chiare, come limiti di tempo o orari specifici per l’uso dei social. Inoltre, è importante che i genitori siano modelli di comportamento digitale responsabile: se limitano il proprio tempo sui social e danno priorità alle interazioni faccia a faccia, i figli non si sentono trascurati, esclusi e sono più propensi a seguire il loro esempio».

Insomma i social, che ormai fanno parte delle nostre vite quotidiane, hanno luci e ombre. È importante per i giovani imparare a navigare in questi spazi in modo critico e consapevole, riconoscendo le opportunità offerte e gestendo i rischi in modo efficace.

BOX – La classifica 2023 dei social network più usati

In Italia sono circa 44 milioni gli utenti iscritti ad almeno una piattaforma ma per capire quali sono i social network più apprezzatia livello nazionale è stato necessario basarsi sui dati forniti dagli stessi utenti. Da questa analisi è emerso che Facebook ad oggi ha la meglio su tutti gli altri sotto un aspetto di affluenza e fruibilità. È il più scelto per rimanere in contatto con gli altri e anche mantenersi informati grazie alla sua ampia gamma di funzionalità che includono messaggistica, condivisione di foto, video, e molto altro. Se Facebook continua ad essere il preferito, Instagram è invece il più famoso. Negli anni ha aumentato esponenzialmente il numero di iscritti ampliando le funzioni e modernizzando anno dopo anno il suo design. Acquistato da Facebook nel 2012, questo social è utilizzato perlopiù dai giovani come mezzo di comunicazione privata, ma anche professionale. Terzo si piazza Pinterest, unico nel panorama dei social network, offrendo una piattaforma dedicata alla scoperta visuale. Gli utenti possono “pinnare” immagini e idee su “board” tematici, creando così una fonte inesauribile di ispirazione. La piattaforma è particolarmente popolare tra coloro che sono interessati a design, moda, cucina e altri argomenti creativi. TikTok si posiziona al quarto posto con una velocità di crescita esponenziale ed è amato principalmente dalla Generazione Z. Twitter (oggi X) è la piattaforma ideale per rimanere aggiornati su notizie e temi politici e vanta una forte presenza di personalità pubbliche. Infine, per concludere la lista dei social network più famosi e più utilizzati nel 2023, troviamo LinkedIn che, per quanto abbia acquisito un forte valore nel tempo, continua ad essere il meno scelto. O meglio è il prediletto per chi utilizza queste piattaforme in modo esclusivamente professionale e istituzionale. Rimane quindi il social destinato al lavoro, che poi è il motivo per cui è nato.

BOX – Com’è nato l’impero di Zuckerberg

Nel 2003 il ventenne Mark Zuckerberg, studente di Harvard, lancia un gioco online, Facemash, che permette di votare il volto preferito tra due scelti a caso dagli annuari fotografici dell’università. Nelle prime quattro ore di attività il sito attira 450 visitatori e ottiene 22 mila click sulle foto ma nel giro di pochi giorni viene chiuso per violazione della privacy e del copyright individuale. Il giovane studente di psicologia non si dà per vinto e decide di creare una comunità virtuale per gli iscritti del suo college. Al suo fianco ci sono altri studenti di Harvard, Andrew McCollum ed Eduardo Saverin. Il 4 gennaio 2004 nasce ufficialmente The Facebook, poi semplicemente Facebook. Il successo è praticamente immediato e in poche settimane il servizio si allarga a molte altre università americane. Per Mark e i suoi colleghi non è però tutto rosa e fiori. I gemelli Wynklevoss, anche loro studenti di Harvard, accusano Zuckerberg di aver rubato le loro idee e nel 2008, a seguito di una causa legale, ottengono un risarcimento di 65 milioni di dollari. Intanto la piattaforma conquista sempre più utenti e nel 2006 apre per la prima volta a tutti coloro che hanno compiuto 13 anni. Ma il ragazzo prodigio non era destinato a sedersi sugli allori e ripensare un brand, riallineando forma e contenuto sulla base di una nuova progettualità e di una nuova narrazione identitaria, era una sfida non facile ma per Zuckerberg una tappa necessaria. E così il 28 ottobre del 2021 presenta ufficialmente Meta, che sta per “Metaverso”, la versione aggiornata della storica holding Facebook Inc., ampliatasi negli anni con l’acquisizione di nuovi servizi e piattaforme leader, e oggi ripensata nel quadro di un progetto di rilancio e riposizionamento sul mercato globale. Un luogo dove la gente potrà interagire, lavorare e creare prodotti e contenuti in un nuovo ecosistema. Un “ambiente virtuale” in cui entrare e uscire senza limitarsi a fissare uno schermo. Una sorta di Internet in tre dimensioni, dove incontrarsi, giocare, lavorare e fare acquisti sotto forma di avatar in grado di riprodurre espressioni facciali e linguaggio del corpo e con l’ausilio di visori per la realtà virtuale, occhiali per la realtà aumentata e applicazioni mirate. Ad oggi Meta controlla i servizi di rete sociale Facebook e Instagram, i servizi di messaggistica istantanea WhatsApp e Messenger e sviluppa i visori di realtà virtuale Oculus_Rift.