Lo studio dell’Università di Padova e Firenze, con il sostegno degli atenei dell’Alberta (Canada), del Northwest (Usa), di Glasgow (Gran Bretagna) e di Bayreuth (Germania)

Una nuova ricerca portata avanti dalle Università di Padova e Firenze, con il sostegno degli atenei dell’Alberta (Canada), del Northwest (Usa), di Glasgow (Gran Bretagna) e di Bayreuth (Germania), ha portato alla scoperta di altri elementi che costituiscono la superficie terrestre.

I protagonisti sono i “diamanti super profondi”, estremamente rari, che si creano ad una profondità compresa tra i 300 e i 1.000 chilometri nel mantello della Terra. Questi costituiscono delle vere e proprie capsule inerti, che sono capaci di trasportare “frammenti” di terra profonda fino alla superficie, con pochissima o nessuna alterazione chimica, portando gli scienziati ad avere nuove informazioni su ciò che è parte del cuore del pianeta.

Questo studio ha portato alla conferma della presenza di acqua a grandissima profondità, almeno fino a 600 chilometri sotto terra, portando alla scoperta però anche di tracce di forsterite pura, un raro minerale del mantello terrestre. Viene indicata, grazie a delle reazioni chimiche, anche la presenza di metano, idrogeno molecolare (H2) e di ferro metallico, ritenuto finora presente solo nel nucleo terrestre.

«Con questo nuovo studio non solo confermiamo che l’acqua deve essere assolutamente presente tra la zona di transizione e il mantello inferiore, ma che a quelle profondità dobbiamo anche avere altri fluidi, come il metano e l’idrogeno molecolare» spiega Luca Bindi, del Dipartimento di Scienze della Terra di Firenze.

Secondo Fabrizio Nestola, del Dipartimento di Geoscienze di Padova, “non si può escludere che tali percorsi possano essere un’ulteriore complessità da considerare per i sismologi che studiano lo sviluppo di alcuni terremoti estremamente profondi che talvolta raggiungono magnitudo 7 e che si verificano a profondità superiori ai 600 chilometri. La letteratura scientifica ritiene che siano correlati alle placche in subduzione, e il nostro articolo non fa che supportare questa ipotesi“.

di: Alice GEMMA

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