Meloni: “primi cittadini usano le istituzioni come sezioni di partito”

Mentre i pentastellati si sono riuniti ancora in assemblea congiunta, la possibilità che Mario Draghi lasci Palazzo Chigi sembra farsi sempre più concreta.

L’assemblea congiunta M5S

L’assemblea si è momentaneamente interrotta e riprenderà alle 18.

Durante la videoconferenza, il ministro Federico D’Incà ha chiesto che venga raggiunta una tregua tra Giuseppe Conte e Mario Draghi per non mettere in difficoltà l’esecuzione delle riforme collegate al Pnrr e i progetti collegati. Il ministro, stando a fonti interne, avrebbe anche sottolineato le eventualità difficoltà in campo progressista in caso di elezioni anticipate.

Le reazioni dei partiti

Nel pomeriggio anche i dirigenti della Lega, insieme al leader Matteo Salvini, faranno il punto della situazione alla luce della posizione di Giuseppe Conte e dell’alleanza finita tra il Pd e il M5S. Intanto il viceministro delle Infrastrutture Alessandro Morelli e il sottosegretario al Mef Federico Freni, esponenti della Lega, affermano: «in una fase così delicata, è necessario confrontarsi senza inquinare il dibattito: anche in caso di elezioni anticipate non sono a rischio né l’attuazione del Pnrr, né le Olimpiadi, né tantomeno i fondi contro il caro energia ed il caro carburanti. Il Paese avrà sempre un Parlamento ed un governo in carica: la conversione dei decreti attualmente in parlamento, così come l’attuazione degli obiettivi PNRR non è in discussione né lo saranno nella primavera 2023. Mai come in questo momento l’Italia e gli italiani meritano massima responsabilità, a maggior ragione ora che 5Stelle e Pd hanno messo in discussione quel patto di fiducia evocato giovedì dal Presidente del Consiglio. Mercoledì tutte le forze parlamentari sceglieranno secondo coscienza, ma notizie come queste creano un allarme inutile ed ingiustificato».

Salvini ha incontrato Silvio Berlusconi nella sua Villa Certosa in Sardegna.

Da Fratelli d’Italia Giorgia Meloni parla dell’appello dei sindaci: «mi chiedo se tutti i cittadini rappresentati da Gualtieri, Sala, Nardella o da altri sindaci e presidenti di Regione che si sono espressi in questo senso, condividano l’appello perché un Governo e un Parlamento distanti ormai anni luce dall’Italia reale vadano avanti imperterriti, condannando questa Nazione all’immobilismo solo per garantire lo stipendio dei parlamentari e la sinistra al governo. E, indipendentemente da chi li ha votati, mi chiedo se sia corretto che questi sindaci e governatori che rappresentano tutti i cittadini che amministrano, anche quelli che la pensano diversamente, usino le Istituzioni così, senza pudore, come se fossero sezioni di partito. La mancanza di regole e di buonsenso nella classe dirigente in Italia comincia a fare paura».

L’appello dei sindaci

Continua infatti l’appello dei primi cittadini al premier Draghi: la lettera aperta lanciata dai sindaci di Firenze, Venezia, Milano, Genova, Bari, Bergamo, Pesaro, Asti, Torino, Ravenna, Roma è stata firmata da oltre mille sindaci. Si legge: «noi Sindaci, chiamati ogni giorno alla difficile gestione e risoluzione dei problemi che affliggono i nostri cittadini, chiediamo a Mario Draghi di andare avanti e spiegare al Parlamento le buoni ragioni che impongono di proseguire l’azione di Governo».

Si dicono tuttavia contrari i sindaci e parlamentari della Lega. «Firmare per una riedizione di governo con il M5S e con chi fa solo teatrini non ha molto senso. Come sindaci del Veneto dobbiamo mobilitarci per un governo che difenda l’autonomia, non certo per dare la firma a un governo fotocopia, che è quello che mi pare venga chiesto» – dichiara Alberto Stefani, deputato e primo cittadino di Borgoricco, in provincia di Padova. «Io non l’ho firmato – fa eco il senatore Guglielmo Pepe, primo cittadino di Sindaco di Tolve, provincia di Potenza – Fra l’altro quel testo non l’ho neanche ricevuto. In ogni caso io sottoscrivo quanto detto dal mio segretario: è ora di finirla con i teatrini, siamo pronti a fare quanto serve per il bene del paese». Della stessa posizione anche Virginio Caparvi, sindaco di Nocera Umbra e eletto alla Camera; Arianna Lazzarini, sindaco di Pozzonovo; Gemano Racchella, deputato e sindaco di Cartigliano, nel vicentino.

Di simili vedute anche i rappresentanti azzurri. I presidente di Regione Roberto Occhiuto (Calabria), Vito Bardi (Basilicata), Alberto Cirio (Piemonte) e Donato Toma (Molise) si dicono pronti a rinnovare il sostegno al premier senza l’appoggio dei pentastellati di Conte. «Io per ora non firma nulla, non ho ricevuto nessuno stimolo a firmare dal partito e non sottoscrivo nulla. Io condivido la posizione del partito: Draghi può continuare ma non è possibile governare con questi Cinque stelle» – afferma Toma.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA