La donna denuncia le condizioni in cui sono tenuti i detenuti nelle prigioni ungheresi
Una donna anarchica italiana detenuta in Ungheria ha denunciato le autorità ungheresi per le condizioni in cui i detenuti sono tenuti in cella.
La donna è accusta di aver preso parte agli scontri sotto l’egida dell’organizzazione tedesca anarco-rivoluzionaria ‘HammerBand’ di Lipsia, che sotto la guida della 28enne Lina Engel e il compagno Johann Guntermann, avrebbe deciso di “attaccare e assaltare militanti fascisti o di idelogia nazista” radunati a commemorare la ‘resistenza’ contro i Sovietici nella seconda guerra mondiale a Budapest.
La donna ha denunciato che i colloqui con i suoi difensori sono sempre avvenuti “alla presenza di una guardia” e che per 6 mesi e mezzo le è stato vietato qualunque contatto compreso quello con i suoi genitori.
Inoltre, la donna ha detto che il suo interrogatorio è avvenuto in assenza di avvocati e di interprete.
Ha dichiarato che in carcere in Ungheria lo spazio a disposizione in cella per ogni detenuto sarebbe inferiore ai 3,5 metri quadrati. “Alcuni giorni l’ora d’aria è in concomitanza con la doccia quindi capita di saltare l’aria o la doccia“. Inoltre, ai detenuti verrebbe messo un “guinzaglio”, un cinturone di cuoio “con una fibbia a cui legano le manette”. Anche i piedi sono legati tra loro e intorno alle caviglie mettono due cavigliere di cuoio chiuse da due lucchetti e unite tra loro da una catena lunga circa 25 centimetri”. I detenuti sarebbero costretti a lavorare a tempo pieno per 50 euro al mese, i carcerati stranieri non avrebbero diritto a retribuzione e la corrispondenza verrebbe controllata.
La corte d’appello di Milano si pronuncerà sul caso della donna il 5 dicembre. Lo riporta LaPresse.
di: Micaela FERRARO
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