Si moltiplicano le accuse internazionali contro il Governo di Kigali che rischia di perdere gli aiuti esteri. Il presidente Kagame nega ogni interferenza
Si alzano i toni del biasimo internazionale contro il Governo di Kigali: l’ultima in ordine di tempo ad alzare la propria voce è la Francia che ha accusato apertamente il Ruanda di supportare la guerriglia dei ribelli armati nel Congo orientale. Un’accusa che era stata già sollevata da un rapporto delle Nazioni Unite, che sosteneva di avere “prove solide” che le forze armate del Ruanda stessero sostenendo i ribelli nel Paese vicino, e poi ripresa dagli Stati Uniti.
Ieri il Ministero degli Esteri di Parigi ha condannato con una dichiarazione il “sostegno del Ruanda all’M23“, gruppo che “deve fermare i combattimenti” come ha avvertito anche il sottosegretario allo Sviluppo francese durante una visita in Congo.
Ancora nessun commento dal Ruanda, con il presidente di lunga data Paul Kagame che nei giorni scorsi, in occasione del vertice Usa-Africa, ha negato il coinvolgimento del suo Paese nella guerriglia in atto nello Stato confinante definita “un problema del Congo“.
Le accuse del mondo occidentale preoccupano il Ruanda soprattutto per le possibili ripercussioni sugli aiuti internazionali che ad oggi forniscono un supporto importantissimo per settori strategici come sanità e difesa.
Anche l’M23, dal canto suo, ha negato di avere l’appoggio delle forze armate ruandesi. Il gruppo paramilitare è composto in maggioranza da Tutsi congolesi, l’etnia vittima nel 1994 del tragico genocidio in Ruanda ad opera dei rivali Hutu.
Le accuse incrociate mettono in seria discussione i rapporti di pace fra i due Paesi, minati anche dalle accuse del Ruanda secondo cui il Congo sostenga un altro gruppo armato interno, gli Hutu FDLR.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/RICKY GARE ANSA/RED