L’ultimo condannato a morte è un manifestante disabile di 22 anni. Doppio attacco al settimanale satirico: sito hackerato e vignettista minacciato
La notizia di una nuova condanna a morte pronunciata in Iran scuote il mondo. Gli attivisti riferiscono della condanna del tribunale di Zahedan nei confronti di Mansour Dehmordeh, un manifestante disabile 22enne di etnia beluci.
Durante il processo, svoltosi lo scorso 3 gennaio, il giovane avrebbe confessato di aver “lanciato pietre e dato fuoco a una gomma, ma il giudice ha risposto che chiunque protesti contro il governo di Khamenei sarà condannato a morte“.
Anche l’arresto del fratello minorenne di Mehdi Zare Ashkzari, ex studente a Bologna, morto in Iran dopo 20 giorni di detenzione, ha suscitato scalpore. Lo ha riferito Roozbeh Sohrabianmehryazdi, amico iraniano residente a Bologna del giovane. Il giovane di meno di 17 anni è stato preso la scorsa sera dalle forze dell’ordine iraniane nella città d’origine della famiglia di Mehdi, mentre si trovava a un presidio per la morte del fratello. La stessa fonte ha poi riferito che il giovane e la sua famiglia sono stati rilasciati questa mattina: i tre starebbero bene, ma li avrebbero “minacciati di morte se continuano a parlare di Mehdi“.
Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, a tal proposito aveva dichiarato: «sarebbe importante ora che Comune e Università di Bologna sollecitassero la Farnesina a verificare qual è la situazione del fratello di Mehdi e, qualora risultasse ancora arrestato, chiederne la scarcerazione».
In seguito alle polemiche scatenate dal profilo Instagram del presidente iraniano Ebrahim Raisi – le autorità hanno infatti limitato l’uso della piattaforma dopo lo scoppio delle proteste – è arrivata la decisione di disattivare l’account. L’ufficio presidenziale infatti ha riferito che “Raisi ha ordinato di fermare le attività della sua pagina Instagram e nessun contenuto è stato caricato sul suo account“.
Intanto l’ira delle autorità iraniane per le vignette di Charlie Hebdo non si arresta. Ieri, a quasi 8 anni dall’attentato contro la redazione del giornale, il 7 gennaio 2015 nel cuore di Parigi, il sito del settimanale satirico è stato hackerato mentre uno dei suoi vignettisti, un italiano autore di una delle immagini pubblicate nell’ultimo numero, minacciato sui social. E il regime di Teheran ha minacciato reazioni durissime e convocato l’ambasciatore francese.
Il vignettista, Paolo Lombardi, ha già in precedenza pubblicato vignette per Le Monde e Le Figaro e su altre pubblicazioni francesi e non. Sulla vicenda di Charlie Hebdo dichiara: «ho partecipato a un concorso indetto dal giornale francese e ho scoperto poi di essere rientrato tra i 35 vignettisti scelti per la pubblicazione, addirittura in prima pagina. Questa vignetta è frutto della mia indignazione per quanto accade in Iran. Considero la libertà di espressione fondamentale. Quasi tutti i disegnatori sono iraniani e rischiano più di me. Ho un’amica iraniana che non sento più. Ho fatto un altro lavoro ma disegno da una vita. Sono spesso stato attaccato in precedenza, mi è successo per esempio per delle vignette su Erdogan. Ma vado avanti perché attraverso la satira ho la convinzione di difendere anche la libertà».
di: Alessia MALCAUS
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