Manifestazioni a Belgrado in sostegno della minoranza serba, l’Occidente tenta la mediazione. Dacic rieletto alla guida del Partito socialista serbo
Alcune centinaia di manifestanti si sono radunati oggi davanti al palazzo della presidenza serba, a Belgrado, per mostrare il loro sostegno e la loro solidarietà ai serbi del Kosovo. Nella manifestazioni tante bandiere e striscioni con la scritta “Nessuna resa” e uno striscione con la scritta “Il Kosovo è il cuore della Serbia”.
La manifestazione è solo l’ultima espressione visibile di un braccio di ferro in atto da giorni sulla questione territoriale del Kosovo, che ha chiesto peraltro questa settimana di poter entrare a far parte dell’Unione Europea. Il governo serbo ha chiesto formalmente che le sue forze di sicurezza tornino nell’ex provincia separata, nonostante gli avvertimenti dell’Occidente secondo cui tali richieste, oltre che difficilmente accettabili per i separatisti, aumentano solo le tensioni in quella parte dei Balcani.
Nel nord del Kosovo intanto prosegue la protesta della locale popolazione serba che da una settimana attua blocchi stradali e barricate per chiedere il rilascio di alcuni ex agenti serbi della polizia kosovara arrestati, e il ritiro delle unità della polizia speciale inviate nel nord dalla dirigenza di Pristina nei giorni scorsi. La notte è trascorsa sostanzialmente tranquilla e senza incidenti di rilievo, ma le scuole sono chiuse e sono sempre impraticabili i due principali valichi di Jarinje e Brnjak, alla frontiera tra Kosovo e Serbia.
Nel frattempo oggi il congresso del Partito socialista serbo ha rieletto all’unanimità il presidente Ivica Dacic, già vicepremier e ministro degli Esteri serbo. Si tratta per lui del quinto mandato alla guida dell’Sps, alleato nella coalizione di Governo con il Partito del progresso serbo del presidente conservatore Vucic, che ha preso parte al Congresso
di: Caterina MAGGI
aggiornamento di: Marianna MANCINI
FOTO: EPA/ANDREJ CUKIC