Dopo settimane di tentennamenti e negoziati, anche il pubblico sinico potrà godersi il sequel del colossal di James Cameron
Il film della Walt Disney Co. Avatar 2 potrà essere proiettato nelle sale cinesi. È stata infatti annunciata la data di rilascio della pellicola nei cinema del colosso asiatico. Una mossa che ambienti vicini alla questione descrivono come un evento non solo importante per il cinema, ma anche per la diplomazia. Pechino infatti è nota per la censura sistematica di grandi colossal e film, soprattutto di provenienza statunitense. Le ragioni sono molteplici, tra cui anche il desiderio di tutelare le produzioni nazionali, ma anche di tipo culturale e politico: la Cina infatti ha spesso accusatogli Stati Uniti di appropriazione culturale e di non curare la resa su schermo della cultura millenaria cinese come si dovrebbe. Tra i film statunitensi censurati da Pechino si annovera anche l’amatissimo lungometraggio di animazione Mulan, del 1996, ma anche il colossal di Spielberg Memorie di una Geisha (considerato irrispettoso dai cinesi nei confronti della tragedia degli stupri di guerra perpetrati dai giapponesi durante il secondo conflitto mondiale in Cina).
Avatar: The Way of Water, il continuo dell’acclamato film del 2019, uscirà nelle sale il 16 Dicembre, e promette di diventare il più grande film della Disney in termini di popolarità, critica e incassi, per quest’anno. Avatar 2 è uno dei pochi film Disney della top ten a cui sia stato garantito l’accesso nel regno di Xi Ji Ping, e in futuro, secondo quanto dichiarato dalla 20th Century Pictures, non è scontato che questa apertura porti a una maggiore collaborazione tra case cinematografiche locali e statunitensi. Attualmente solo 23 film made in Usa di quest’anno sono approdati nelle sale cinesi, cioè circa un 10% scarso delle vendite al botteghino. Che non vuol dire che ai cinesi non piaccia Hollywood: la Cina è conosciuta per l’enorme mole del mercato dello streaming illegale, con cui spesso i cittadini cercano di aggirare la censura del governo.
di: Caterina MAGGI
FOTO: SHUTTERSTOCK