Dalle fila del governo il messaggio è univoco: pieno sostegno all’Ucraina
Scoppia il caso Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha dichiarato oggi, 12 febbraio giorno delle elezioni regionali nella sua Lombardia e nel Lazio, in merito alla situazione in Ucraina: «da premier non sarei mai andato a parlare con Zelensky perché stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili».
Il Cavaliere ha inoltre aggiunto: «bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe accaduto, quindi giudico, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore».
Ma non è finita qui. Berlusconi continua, spiegando: «per arrivare alla pace penserei che il signor presidente americano dovrebbe prendersi Zelensky e dirgli: ‘è a tua disposizione dopo la fine della guerra un piano Marshall per ricostruire l’Ucraina’. Un piano Marshall da 6, 7, 8, 9mila miliardi di dollari, a una condizione: che tu domani ordini il cessate il fuoco, anche perché noi da domani non vi daremo più dollari e non ti daremo più armi. Soltanto una cosa del genere potrebbe convincere questo signore ad arrivare a un cessate il fuoco».
La reazione di Palazzo Chigi
In prima battuta interviene Palazzo Chigi che ribadisce “il sostegno all’Ucraina da parte del governo italiano è saldo e convinto, come chiaramente previsto nel programma e come confermato in tutti i voti parlamentari della maggioranza che sostiene l’esecutivo“, subito dopo anche Tajani sottolinea che “Forza Italia sta con l’Ucraina e con la Nato“.
Il distinguo di Forza Italia
Il ministro degli Esteri su Twitter assicura che il partito di Berlusconi “è da sempre schierata a favore dell’indipendenza dell’Ucraina, dalla parte dell’Europa, della Nato e dell’Occidente. In tutte le sedi continueremo a votare con i nostri alleati di governo rispettando il nostro programma“. Successivamente viene diffusa una nota direttamente da Forza Italia, dove si legge: «il sostegno del presidente Berlusconi in favore dell’Ucraina non è mai stato in dubbio. Ha solo espresso la sua preoccupazione per evitare la prosecuzione di un massacro e una conseguente grave escalation della guerra, senza venire mai meno all’adesione di FI alla maggioranza di governo, alla posizione della Nato, dell’Europa e degli Usa. Berlusconi non ha mai nominato Putin, dal quale ha più volte sottolineato di essere rimasto deluso, ha solo spiegato che nessuno è esente da responsabilità».
Le opposizioni alzano la voce
Le opposizioni subito rimarcano la gravità delle posizioni dell’esponente della maggioranza. Dal PD si alza, tra le altre, la voce di Simona Malpezzi che su Twitter scrive: «Giorgia Meloni è d’accordo con le parole inquietanti pronunciate da Berlusconi sulla guerra in Ucraina? Oggi di fatto si è schierato ufficialmente con la Russia di Putin. Con questi alleati di governo il premier non si lamenti di come viene trattata in Ue».
Dure le parole del senatore dem Enrico Borghi: «dichiarazioni pro-Putin e anti-Zelensky di Berlusconi sono motivo di clamorosa contraddizione dentro la maggioranza su un tema fondamentale come l’aiuto all’Ucraina – scrive su Twitter. – Sono posizioni che isolano l’Italia e indeboliscono il fronte occidentale. La premier non ha nulla da dire?».
Dello stesso avviso la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picerno: «le parole di Silvio Berlusconi certificano che la maggioranza sulla politica estera e sull’Ucraina è divisa e che il posizionamento di Giorgia Meloni è minoritario nel Governo. on è, infatti, la prima volta che il pensiero di Berlusconi rivela chiare simpatie per Putin e la Russia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, esponente di Forza Italia, chiarisca quale posizione interpreta se quella del leader del suo partito o se quella di Giorgia Melloni. L’Italia non può permettersi ambiguità a livello europeo e in sede Nato».
E anche il candidato alla guida del Partito Democratico, Stefano Bonaccini, scrive sui social: «se nell’arco di una sola settimana ci mettiamo in conflitto con i maggiori partner europei, ci facciamo isolare e sulla guerra in Ucraina non c’è una posizione comune, l’Italia esce screditata. Rischiamo di pagare molto seriamente questa caduta di autorevolezza e credibilità. Non è così che si difende l’interesse nazionale».
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/MATTEO CORNER