Il Gip piemontese ha ricostruito le violenze perpetrate nei confronti dei detenuti
Le indagini della Procura di Biella nei confronti di 28 indagati per una serie di violenze in carcere si sono concluse con la sospensione di 23 agenti di Polizia penitenziaria, accusati di tortura di Stato. Lo ha stabilito il Gip che ha ricostruito i trattamenti subiti dai detenuti evidenziando violenze fisiche ma anche psicologiche, fra botte e uso del nastro adesivo.
Gli stessi detenuti sono stati interrogati in qualità di persone offese, dopo una prima denuncia che accusava il il vice-Comandante pro tempore di violenze fisiche e verbali, oltre che dell’impiego del nastro adesivo.
Quest’ultimo dettaglio ha trovato conferma anche in una comunicazione di notizia di reato in cui si reclamava la necessità dello strumento nonostante il detenuto fosse già ammanettato, in palese violazione della legge sull’Ordinamento Penitenziario.
A proposito di tale notizia di reato in cui il detenuto veniva deferito in stato di libertà “per aver posto in essere atti di violenza e minaccia” il vice-comandante oltre che “per oltraggio a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato“, la Procura ha anche ipotizzato il reato di falso ideologico.
Dalle indagini sono risultate anche lesioni personali, con calci pugni e schiaffi sferrati ai detenuti ammanettati e denudati, in violazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo oltre che dell’art. 613 bis del codice penale.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/CESARE ABBATE