In tutto il mondo diversi lavoratori sono scesi in piazza contro le condizioni del colosso di Bezos
Si è conclusa la settimana più attesa dagli amanti dello shopping, quella del black friday. Non tutti però si sono accontentati delle decine di migliaia di offerte a tempo e promozioni: nei giorni scorsi si sono infatti moltiplicate anche le proteste contro Amazon, che hanno approfittato del “natale” della piattaforma per portare alla luce tutte le contraddizioni interne del colosso.
«Make Amazon Pay»: così i cartelli della campagna internazionale rilanciata contro la big tech di Jeff Bezos e raccolta da trenta Paesi in tutto il mondo per invocare maggior correttezza da parte dell’azienda e minor precarietà per i lavoratori. La campagna è stata coordinata da una coalizione internazionale di sindacati e sostenuta anche da diversi membri della società civile e ambientalisti.
Fra Stati Uniti, India, Giappone, Australia, Sudafrica e in tutta Europa si sono registrate diverse proteste, la maggiore delle quali a Saint Louis, mentre a Manhattan un gruppo di lavoratori ha marciato fuori dall’abitazione di Bezos. Proteste anche nel magazzino britannico di Coventry dove Amazon ha offerto 500 sterline ai lavoratori per non fare “assenze non autorizzate” fra il 22 novembre e il 24 dicembre.
Di recente Amazon ha anche reso noto un piano di licenziamenti per il 2023.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/Johan Nilsson