La presidente del Perù ha minacciato il Parlamento di ovviare al problema con due decreti governativi se l’Assemblea non dovesse risolvere in tempi brevi l’indizione delle elezioni anticipate
È di ieri la notizia dell’ennesimo morto, l’ultimo di almeno 58, in seguito agli scontri fra manifestanti e polizia in Perù. Mentre il Paese è sotto lo scacco della violenza, lunedì 30 gennaio la presidente in carica Dina Boluarte ha rinnovato il suo invito al Parlamento di accelerare i tempi per consentire nuove elezioni generali nel 2023, anziché nel 2024 come si era stabilito in un primo momento.
Data la situazione esplosiva, Boluarte ha ribadito anche che se il Congresso non dovesse trovare un accordo in tempi brevi, sarà il Governo stesso ad ovviare al problema presentando due iniziative legislative di riforma costituzionale per consentire le elezioni anticipate.
I rallentamenti del Parlamento hanno creato “un vuoto giuridico inaccettabile per il Perù“, accusa Boluarte, che intanto anticipa le due proposte governative pronte sul tavolo. In base alla prima le nuove elezioni generali si svolgeranno nella seconda domenica di ottobre 2023 e coinvolgeranno tanto il presidente della Repubblica, dunque tutto il Governo, quanto il Parlamento. In tal caso il Congresso avrà tempo fino al 28 febbraio per convertire in legge il decreto e rendere possibile il voto.
La seconda proposta invece intima al Congresso di affidare alla sua Commissione costituzionale interna un progetto di riforma totale della Costituzione del 1993, progetto che “si adatta perfettamente alle aspettative del settore” della sinistra vincitrice delle elezioni e “che vuole fare riforme politiche attraverso la creazione di una Assemblea costituente“. Un nuovo patto, insomma, per ricucire un popolo mai diviso come oggi.
di: Marianna MANCINI
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