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Il ministro per le Pubbliche relazioni: Bolsonaro ammetterà la sconfitta

È passato un giorno dalla pubblicazione dei risultati definitivi degli scrutini delle elezioni in Brasile, che hanno confermato per la terza volta Luiz Inacio Lula da Silva il capo dello Stato. L’aria, però, è molto tesa in tutto il Paese, a partire dal presidente uscente Bolsonaro che prenderà oggi la parola per la prima volta dopo il voto e che, secondo timori diffusi dentro e fuori il Brasile, potrebbe non accettare l’esito delle votazioni. Il ministro per le Pubbliche relazioni, Fabio Faria ha assicurato che il presidente uscente “ammetterà ufficialmente la sua sconfitta in giornata rivolgendosi alla nazione e non contesterà i risultati elettorali“.

A riprova del clima che si respira nel Paese, in pochissime ore oltre 230 blocchi stradli e autostradali si sono formati in quasi tutti gli Stati del Paese. Si tratta di estremisti di destra e camionisti con il supporto di lobby agricole, fra i più accesi sostenitori del presidente uscente che anche in passato hanno fatto sentire la propria voce per sostenere Bolsonaro e le cui proteste preoccupano anche oggi.

Le dinamiche della protesta, che invita i partecipanti a raggiungere Brasilia (la Capitale ha chiuso il viale principale per timore di rivolte) e invocano la “resistenza armata”, fanno echeggiare nella mente quanto avvenuto nel 2020 a Capitol Hill. Un gruppo di bolsonaristi sta protestando anche nel settore militare, vicino alla sede del Comando dell’esercito e su Telegram si organizza una manifestazione all’Esplanade de ministerios nella Capitale, dove si trovano i palazzi del potere.

In almeno 25 Stati brasiliani automezzi pesanti e pneumatici bloccano la circolazione, compreso il Distretto federale di Brasilia. Preoccupata dalla possibile escalation, la Corte suprema federale brasiliana ha approvato a maggioranza una risoluzione affinché a polizia federale autostradale e quella militare statale sgomberino i blocchi dei sostenitori. La polizia stradale, come si legge nel testo della risoluzione avanzata da un giudice, “non ha svolto il suo compito costituzionale e giuridico” e si minacciano sanzioni finanziarie e personali oltre all’arresto in flagrante del suo direttore generale Silvinei Vasques.

A confermare le preoccupazioni della Corte anche la convocazione, perpetrata dai bolsonaristi via Whatsapp, di sit-in davanti alle caserme per richiedere l’intervento federale. I dimostranti potrebber voler invocare l’articolo 142 della Costituzione che consente alle Forze armate di intervenire per “ristabilire l’ordine tra i poteri“.

Nonostante la collaborazione dell’amministrazione di Bolsonaro, che sta avviando le procedure per un passaggio di consegne “ordinato”, rimane il limite massimo di 48 ore entro cui presidente uscente e neo-eletto devono accordarsi per coordinare la transizione.

Intanto la violenza, che ha caratterizzato tutta la campagna elettorale, non si ferma: ieri un sostenitore di Bolsonaro ha aperto il fuoco su un gruppo di persone radunatesi a Belo Horizonte, Capitale del Minas Gerais, per seguire gli scrutini e celebrare l’elezione di Lula. Il bolsonarista ha colpito e ucciso un uomo di 28 anni e ferito quattro persone, fra cui anche un bambino di 12 anni.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/Antonio Lacerda